26 febbraio 2010
Tratto da ZENIT.org
Continua la pubblicazione del testo della relazione che il prof. Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato e responsabile del Centro dipartimentale per la Ricerca dell’Università Europea di Roma (Uer), ha tenuto il 24 febbraio scorso intervenendo all’Uer alla presentazione del nuovo libro di mons. Lorenzo Leuzzi, “Eucarestia e carità intellettuale. Prospettive teologico-pastorali dell’Enciclica Caritas in Veritate” (Libreria Editrice Vaticana).
3. Il ruolo della Chiesa al servizio del sapere: le Università cattoliche
Il ruolo della Chiesa si impregna di una splendida capacità di donazione proprio nella particolare coloritura umana che la connota nel dare concretezza al progetto di Dio, a cominciare dall’impegno missionario nei luoghi di cultura. Essa è “tenda della compagnia di Dio […] ministra di salvezza non astrattamente o in senso meramente spirituale, ma nel contesto della storia e del mondo in cui l’uomo vive” (n. 60); di qui discende la missione evangelizzatrice, collegata alla promozione umana nella comunità (n. 66-67). La dottrina sociale si realizza nell'adesione del credente che, con la coerenza dei comportamenti, è coinvolto "in tutto il suo vissuto e secondo tutte le sue responsabilità" (n. 70).
E’ una prerogativa della Chiesa quella di partecipare attivamente alla formazione della cultura, in particolare della cultura accademica[12]. Ed è una prerogativa millenaria, che si iscrive nel solco della tradizione culturale europea, di cui il pensiero cristianamente ispirato è parte integrante.
Ed è un fatto che, ancora oggi, all’inizio di questo millennio, larga parte degli europei si rivolgano al Magistero della Chiesa cattolica, quale riferimento di valori che sentono propri, che rappresentano un orizzonte condiviso e per questo sono valori “popolari”: la pace, il dialogo interreligioso, l’opzione preferenziale verso gli ultimi, la dignità della vita umana, l’importanza sociale della famiglia[13].
E in questa missione si iscrive anche il servizio nelle Università e alle Università, luoghi dove, per definizione, si formano le culture dei popoli e si promuove lo scambio di idee e di saperi scientifici e umanistici. Un servizio oggi forse più delicato e impegnativo che deve tenere conto di uno sviluppo sempre più grande dei confini delle conoscenze umane, del progresso scientifico e, ancor più, del mutato contesto italiano ed europeo in cui si svolge. Che è un contesto globale, senza confini, ma che proprio per questo ben si adatta alla vocazione universale propria della cultura e della ricerca scientifica[14].
Certamente oggi le Università, ed in particolare le Università cattoliche, operano in una situazione sociale e culturale profondamente mutata rispetto al passato. Le Università di ispirazione cristiana sono chiamate ad assicurare la fedeltà alla Chiesa nell’ambito di una cultura “cristiana” che sappia testimoniare la concreta possibilità e la singolare fecondità dell’alleanza tra ragione e fede, facendo della ricerca e dell’insegnamento un’espressione di amore profondo per l’arricchimento del tesoro delle conoscenze umane[15].
Soltanto così la missione universitaria risulterà anche uno dei principali strumenti per la crescita di un Paese: per la capacità di riunire persone aventi in comune la voglia approfondire, di costruire, di operare per il bene comune; per la forza di modificare gli eventi permettendo persino lo sviluppo dell’economia[16].
4. La testimonianza dei cattolici impegnati nella trasmissione del sapere
E veniamo alla missione specifica di noi docenti[17].
Un aspetto determinante sta nella forza, la genialità, la perseveranza e l’incrollabile fiducia di chi opera nelle realtà accademiche.
L’Università non sarebbe altro che una scatola vuota e inutile se non ci fossero uomini e donne che dedicano molto del loro tempo. In questo sta la peculiare missione del docente, attraverso i suoi caratteri di gratuità, come stile di partecipazione alla vita universitaria, di solidarietà con gli altri professori e gli studenti, come strumento per conseguire i migliori risultati nella ricerca e nella didattica.
Siamo chiamati ad armonizzare i migliori metodi scientifici per la ricerca con una forte testimonianza morale insieme solida e dinamica, che sostenga ed esalti la libertà dell’agire saldandola con la responsabilità propria di chi vuole trasmettere il sapere con rettitudine e spirito di servizio[18]. Siamo cioè chiamati ad assicurare la fedeltà alla Chiesa nell’ambito di una cultura “cristiana” che sappia testimoniare la concreta possibilità e la singolare fecondità dell’alleanza tra ragione e fede, facendo della ricerca e dell’insegnamento un’espressione di amore profondo per l’arricchimento del tesoro delle conoscenze umane[19].
La vera gloria dell’Università sta nel servizio che noi sapremo rendere nella promozione di una comunità di fede autentica e nella formazione di persone attraverso un’alta cultura cristianamente ispirata. Solo così si realizzerà l’obiettivo, decisivo, di offrire le migliori soluzioni per la promozione dello sviluppo dei popoli sulla base dei valori fondamentali della vita umana e della pace, che comincia all’interno di ciascuno di noi[20].
E’ un progetto ambizioso certo, ma, con l’umiltà e lo stupore propri di chi si pone davanti alle cose che contano sapendo di essere la tessera di un mosaico più grande, penso che possiamo tracciare nuovi orizzonti del sapere, che intrecciandosi tra loro consentano di scorgere lo splendore della verità[21]. Orizzonti armonici con il creato e sulla base dei diritti inalienabili della persona umana.
Noi docenti siamo chiamati ad uno sforzo continuo di miglioramento delle nostre competenze e di capacità di discernimento nella ricerca perché si sviluppi nel contesto di una coerente visione del mondo[22]. Siamo chiamati ad essere testimoni ed educatori di vita cristiana, che nella sua autenticità umana, sarà comprensibile a tutti, anche a chi non possiede il dono della fede.
Tratto da ZENIT.org
Continua la pubblicazione del testo della relazione che il prof. Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato e responsabile del Centro dipartimentale per la Ricerca dell’Università Europea di Roma (Uer), ha tenuto il 24 febbraio scorso intervenendo all’Uer alla presentazione del nuovo libro di mons. Lorenzo Leuzzi, “Eucarestia e carità intellettuale. Prospettive teologico-pastorali dell’Enciclica Caritas in Veritate” (Libreria Editrice Vaticana).
3. Il ruolo della Chiesa al servizio del sapere: le Università cattoliche
Il ruolo della Chiesa si impregna di una splendida capacità di donazione proprio nella particolare coloritura umana che la connota nel dare concretezza al progetto di Dio, a cominciare dall’impegno missionario nei luoghi di cultura. Essa è “tenda della compagnia di Dio […] ministra di salvezza non astrattamente o in senso meramente spirituale, ma nel contesto della storia e del mondo in cui l’uomo vive” (n. 60); di qui discende la missione evangelizzatrice, collegata alla promozione umana nella comunità (n. 66-67). La dottrina sociale si realizza nell'adesione del credente che, con la coerenza dei comportamenti, è coinvolto "in tutto il suo vissuto e secondo tutte le sue responsabilità" (n. 70).
E’ una prerogativa della Chiesa quella di partecipare attivamente alla formazione della cultura, in particolare della cultura accademica[12]. Ed è una prerogativa millenaria, che si iscrive nel solco della tradizione culturale europea, di cui il pensiero cristianamente ispirato è parte integrante.
Ed è un fatto che, ancora oggi, all’inizio di questo millennio, larga parte degli europei si rivolgano al Magistero della Chiesa cattolica, quale riferimento di valori che sentono propri, che rappresentano un orizzonte condiviso e per questo sono valori “popolari”: la pace, il dialogo interreligioso, l’opzione preferenziale verso gli ultimi, la dignità della vita umana, l’importanza sociale della famiglia[13].
E in questa missione si iscrive anche il servizio nelle Università e alle Università, luoghi dove, per definizione, si formano le culture dei popoli e si promuove lo scambio di idee e di saperi scientifici e umanistici. Un servizio oggi forse più delicato e impegnativo che deve tenere conto di uno sviluppo sempre più grande dei confini delle conoscenze umane, del progresso scientifico e, ancor più, del mutato contesto italiano ed europeo in cui si svolge. Che è un contesto globale, senza confini, ma che proprio per questo ben si adatta alla vocazione universale propria della cultura e della ricerca scientifica[14].
Certamente oggi le Università, ed in particolare le Università cattoliche, operano in una situazione sociale e culturale profondamente mutata rispetto al passato. Le Università di ispirazione cristiana sono chiamate ad assicurare la fedeltà alla Chiesa nell’ambito di una cultura “cristiana” che sappia testimoniare la concreta possibilità e la singolare fecondità dell’alleanza tra ragione e fede, facendo della ricerca e dell’insegnamento un’espressione di amore profondo per l’arricchimento del tesoro delle conoscenze umane[15].
Soltanto così la missione universitaria risulterà anche uno dei principali strumenti per la crescita di un Paese: per la capacità di riunire persone aventi in comune la voglia approfondire, di costruire, di operare per il bene comune; per la forza di modificare gli eventi permettendo persino lo sviluppo dell’economia[16].
4. La testimonianza dei cattolici impegnati nella trasmissione del sapere
E veniamo alla missione specifica di noi docenti[17].
Un aspetto determinante sta nella forza, la genialità, la perseveranza e l’incrollabile fiducia di chi opera nelle realtà accademiche.
L’Università non sarebbe altro che una scatola vuota e inutile se non ci fossero uomini e donne che dedicano molto del loro tempo. In questo sta la peculiare missione del docente, attraverso i suoi caratteri di gratuità, come stile di partecipazione alla vita universitaria, di solidarietà con gli altri professori e gli studenti, come strumento per conseguire i migliori risultati nella ricerca e nella didattica.
Siamo chiamati ad armonizzare i migliori metodi scientifici per la ricerca con una forte testimonianza morale insieme solida e dinamica, che sostenga ed esalti la libertà dell’agire saldandola con la responsabilità propria di chi vuole trasmettere il sapere con rettitudine e spirito di servizio[18]. Siamo cioè chiamati ad assicurare la fedeltà alla Chiesa nell’ambito di una cultura “cristiana” che sappia testimoniare la concreta possibilità e la singolare fecondità dell’alleanza tra ragione e fede, facendo della ricerca e dell’insegnamento un’espressione di amore profondo per l’arricchimento del tesoro delle conoscenze umane[19].
La vera gloria dell’Università sta nel servizio che noi sapremo rendere nella promozione di una comunità di fede autentica e nella formazione di persone attraverso un’alta cultura cristianamente ispirata. Solo così si realizzerà l’obiettivo, decisivo, di offrire le migliori soluzioni per la promozione dello sviluppo dei popoli sulla base dei valori fondamentali della vita umana e della pace, che comincia all’interno di ciascuno di noi[20].
E’ un progetto ambizioso certo, ma, con l’umiltà e lo stupore propri di chi si pone davanti alle cose che contano sapendo di essere la tessera di un mosaico più grande, penso che possiamo tracciare nuovi orizzonti del sapere, che intrecciandosi tra loro consentano di scorgere lo splendore della verità[21]. Orizzonti armonici con il creato e sulla base dei diritti inalienabili della persona umana.
Noi docenti siamo chiamati ad uno sforzo continuo di miglioramento delle nostre competenze e di capacità di discernimento nella ricerca perché si sviluppi nel contesto di una coerente visione del mondo[22]. Siamo chiamati ad essere testimoni ed educatori di vita cristiana, che nella sua autenticità umana, sarà comprensibile a tutti, anche a chi non possiede il dono della fede.
(2-Continua)
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