La Corte d’Appello di Bari si è espressa
a favore dello statuto regionale:
in consiglio, ci vanno in 70.
Ma gli otto esclusi, tra cui i salentini
Russo e Calò, pronti al ricorso:
la storia continua
30 Aprile 2010
Tratto dal Sito Internet
www.lecceprima.it
Settanta consiglieri nell’assise regionale: finalmente ieri l’ufficio elettorale della Corte d’Appello di Bari si è espressa, sciogliendo il fatidico dubbio che stava attanagliando l’esordio del Vendola bis. Confermati, dunque, i numeri da statuto e scongiurati i costi aggiuntivi sulle casse pugliesi. Ma la querelle tecnicamente non sembra potersi concludere qui, anche perché, il salto del secondo premio di maggioranza, per garantire il rapporto di 60 a 40, lascia ovviamente scontenti gli otto esclusi, che avevano assaporato e carezzato l’idea di sedersi tra i banchi di Viale Capruzzi: per questo, sono già pronti i ricorsi, che potrebbero rimettere in discussione tutto il sistema.
Soddisfazione è stata ostentata dagli esponenti del Pdl: Rocco Palese ricorda di avere manifestato la volontà programmatica di ridurre, se risultato vincitore nella competizione elettorale, il numero dei consiglieri da 70 a 50 (anche se comunque questa scelta sarebbe potuta diventare funzionale solo dal 2015, ossia dall’ingresso di un successivo governo regionale), e ribadisce come i costi della politica con Vendola gravino sui cittadini grazie alla “presenza in giunta di ben sette assessori esterni che costeranno oltre otto milioni di euro”.
Sulla stessa linea di pensiero, Saverio Congedo, che saluta con favore e “sincera condivisione” la decisione della Corte di riconoscere il primato dello statuto: “Vengono così superati - precisa - gli arzigogoli che tentavano di far passare un’illegittima sovrarappresentazione del centrosinistra regionale che pur corrispondendo alla minoranza degli elettori pugliesi gode comunque di un consistente premio che garantisce la governabilità del Consiglio”.
Tra i perplessi, il vicesindaco di Bari, Alfonso Pisicchio, uno degli esclusi, che comunque non si è detto sorpreso del risvolto della Corte di Appello, che tuttavia farebbe felici solo gli avvocati amministrativisti. Chi resta fuori, al momento, comunque prosegue nelle sedi giudiziarie la propria battaglia. Ma da quel che si apprende in queste ore non dovrebbero essere gli unici ricorrenti, visto che sono parecchi a lamentare la non applicazione da parte dell’ufficio elettorale regionale dei meccanismi previsti dalla legge pugliese.
Si parla di almeno due mesi per avere risposte concrete ai ricorsi, con il rischio di un ulteriore slittamento che potrebbe paralizzare l’attività amministrativa pugliese. Potrebbe essere persino posta una questione di costituzionalità della legge elettorale regionale, in virtù di quanto deciso nel Lazio: il punto da comprendere è se stabilire il numero di consiglieri rientri nella forma di governo o nel sistema di elezione.
Ma ecco i nomi degli otto esclusi, tra cui campeggiano anche i salentini Enzo Russo, già assessore nella giunta Vendola, e Luigi Calò: Bartolomeo Cozzoli, 38 anni, già assessore comunale al Bilancio e vicesindaco a Bisceglie, Sergio Clemente, 41 anni, foggiano, consigliere provinciale e comunale, Luigi Calò, 58 anni, salentino, sindaco di Zollino dall'85 al '95; e ancora Enzo Russo, 57 anni, di Nardò, assessore all’Agricoltura prima del rimpasto d’estate; Anna Rita Lemma, 48 anni, capogruppo Pd al Comune di Massafra; Cosimo Borracino, 42 anni, di Pulsano, consigliere regionale e provinciale uscente, Alfonso Pisicchio, 50 anni, vicesindaco di Bari, Lorenzo Caiolo, 56 anni, di San Vito dei Normanni, consigliere comunale uscente.
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Settanta consiglieri nell’assise regionale: finalmente ieri l’ufficio elettorale della Corte d’Appello di Bari si è espressa, sciogliendo il fatidico dubbio che stava attanagliando l’esordio del Vendola bis. Confermati, dunque, i numeri da statuto e scongiurati i costi aggiuntivi sulle casse pugliesi. Ma la querelle tecnicamente non sembra potersi concludere qui, anche perché, il salto del secondo premio di maggioranza, per garantire il rapporto di 60 a 40, lascia ovviamente scontenti gli otto esclusi, che avevano assaporato e carezzato l’idea di sedersi tra i banchi di Viale Capruzzi: per questo, sono già pronti i ricorsi, che potrebbero rimettere in discussione tutto il sistema.
Soddisfazione è stata ostentata dagli esponenti del Pdl: Rocco Palese ricorda di avere manifestato la volontà programmatica di ridurre, se risultato vincitore nella competizione elettorale, il numero dei consiglieri da 70 a 50 (anche se comunque questa scelta sarebbe potuta diventare funzionale solo dal 2015, ossia dall’ingresso di un successivo governo regionale), e ribadisce come i costi della politica con Vendola gravino sui cittadini grazie alla “presenza in giunta di ben sette assessori esterni che costeranno oltre otto milioni di euro”.
Sulla stessa linea di pensiero, Saverio Congedo, che saluta con favore e “sincera condivisione” la decisione della Corte di riconoscere il primato dello statuto: “Vengono così superati - precisa - gli arzigogoli che tentavano di far passare un’illegittima sovrarappresentazione del centrosinistra regionale che pur corrispondendo alla minoranza degli elettori pugliesi gode comunque di un consistente premio che garantisce la governabilità del Consiglio”.
Tra i perplessi, il vicesindaco di Bari, Alfonso Pisicchio, uno degli esclusi, che comunque non si è detto sorpreso del risvolto della Corte di Appello, che tuttavia farebbe felici solo gli avvocati amministrativisti. Chi resta fuori, al momento, comunque prosegue nelle sedi giudiziarie la propria battaglia. Ma da quel che si apprende in queste ore non dovrebbero essere gli unici ricorrenti, visto che sono parecchi a lamentare la non applicazione da parte dell’ufficio elettorale regionale dei meccanismi previsti dalla legge pugliese.
Si parla di almeno due mesi per avere risposte concrete ai ricorsi, con il rischio di un ulteriore slittamento che potrebbe paralizzare l’attività amministrativa pugliese. Potrebbe essere persino posta una questione di costituzionalità della legge elettorale regionale, in virtù di quanto deciso nel Lazio: il punto da comprendere è se stabilire il numero di consiglieri rientri nella forma di governo o nel sistema di elezione.
Ma ecco i nomi degli otto esclusi, tra cui campeggiano anche i salentini Enzo Russo, già assessore nella giunta Vendola, e Luigi Calò: Bartolomeo Cozzoli, 38 anni, già assessore comunale al Bilancio e vicesindaco a Bisceglie, Sergio Clemente, 41 anni, foggiano, consigliere provinciale e comunale, Luigi Calò, 58 anni, salentino, sindaco di Zollino dall'85 al '95; e ancora Enzo Russo, 57 anni, di Nardò, assessore all’Agricoltura prima del rimpasto d’estate; Anna Rita Lemma, 48 anni, capogruppo Pd al Comune di Massafra; Cosimo Borracino, 42 anni, di Pulsano, consigliere regionale e provinciale uscente, Alfonso Pisicchio, 50 anni, vicesindaco di Bari, Lorenzo Caiolo, 56 anni, di San Vito dei Normanni, consigliere comunale uscente.
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