mercoledì 17 febbraio 2010

OSTENSIONE DELLE RELIQUIE DI SANT'ANTONIO DI PADOVA, PATRONO DI MELISSANO (5) - APERTA L'ARCA, LE OSSA SONO IN UNA TECA DI VETRO VISIBILI AI FEDELI

Tratto dal Sito Internet
mattinopadova.gelocal.it
Ieri notte, dalle 21 in poi, i resti di Antonio, contenuti in una teca di vetro infrangibile, trasportati a spalla dai frati del Santo dalla Cappella di San Felice e Giacomo, dove si trovavano per consentire il restauro della Cappella dell’Arca, sono stati trasferiti nella Cappella delle Reliquie dove per sei giorni saranno stretti nell’abbraccio dei fedeli. Ecco in sequenza le fasi della cerimonia che si è svolta secondo i canoni della tradizione.
Alle 20, a basilica chiusa, un gruppo di tecnici ha aperto la nuova arca di marmo che si trova nella Cappella di San Felice e manovrando con corde e con una catena ha estratto la grande cassa di rovere che contiene le spoglie del Santo. Operazione delicata che esige precisione e attenzione. Alle 21 sono entrati in chiesa i frati della Comunità Antoniana, una quarantina, i vertici della Veneranda Arca del Santo con il presidente Gianni Berno e Giuseppe Barbieri, il sindaco Flavio Zanonato, il questore Luigi Savina, il presidente della Fondazione Cariparo Antonio Finotti e i parroci che partecipano al culto di Antonio come quello dell’Arcella e quello di Camposampiero. In tutto un centinaio di persone ha presenziato all’apertura della bara. Ne è stato sollevato il coperchio assicurato da viti ed è stata portata alla luce la teca di vetro infrangibile che contiene le spoglie di Antonio.
Le ossa sono ben conservate, ma annerite dal tempo. La chiesa è illuminata e le luci fanno splendere la teca di vetro. Prima del trasferimento alla cappella delle Reliquie che dista una cinquantina di metri, è stato steso un atto notarile per lasciare traccia storica dell’evento. Poi sei frati hanno sollevato la bara ed hanno iniziato il percorso, accompagnati da canti, preghiere e dalle bellissime litanie antoniane. La teca trasparente è stata adagiata al centro della Cappella delle Reliquie su un drappo rosso; un giro di transenne poste alla distanza di un metro e mezzo segna l’area di rispetto.
Padre Gianni Cappelletto, ministro della provincia padovana dei frati minori, ha recitato la compieta. Poi ognuno dei presenti è sostato in venerazione davanti alle spoglie di Antonio. Oggi. dalle 6.15 fino alle 19, e per sei giorni consecutivi i fedeli potranno partecipare all’ostensione e vedere il Santo.
Nell’ostensione del 1981, in occasione del 750º anniversario della morte del Santo Taumaturgo, dopo la ricognizione delle spoglie si misero al lavoro gli archeopatologi. Dall’esame delle ossa si risalì alle cause della morte. Si riscontrò anche che il decesso era avvenuto all’età di 39 anni e non di 36 come fino ad allora era stato creduto. Ora, dal momento che la data della morte è certa, 13 giugno 1231, questa constatazione potrebbe far spostare di 3 anni la data di nascita, d’altra parte del tutto deduttiva. Fernando da Lisbona sarebbe quindi nato nel 1192 e non nel 1195. L’uomo era malato, probabilmente aveva contratto la malaria in Sicilia e se l’e ra portata addosso in tutto il suo peregrinare, nel viaggio verso nord e poi nelle tempestose trasferte in Francia a contrastare le eresie e alla corte papale di Roma come ambasciatore dei francescani.
E’ un mistero come il Santo abbia potuto conciliare questa non indifferente infermità, fatta di attacchi febbrili intermittenti e di successive spossatezze, con il fiammeggiare dei miracoli, le conversioni, le battaglie contro i potenti, lo scudo eretto a difesa degli emarginati. E oltre a questo, oltre alle ore passate in confessionale ad ascoltare peccati e ad impartire penitenze, a consolare, a rincuorare, a consigliare.
C’è, profondamente amato dai fedeli, il Santo miracoloso che tiene tra le braccia Gesù Bambino, ma c’è un altro aspetto della personalità di quest’uomo straordinario: Sant’Antonio è anche Dottore della Chiesa. E’ lo stesso San Francesco ad affidargli l’i ncarico di primo maestro di teologia dei suoi frati.
Antonio scrive i «Sermoni». In questo caso l’iconografia lo ritrae con il libro, il giglio e la basilica sullo sfondo. I Sermoni sono scritti in un latino medievale elegante, rappresentano la summa della scienza biblico-teologica, è un prodotto tipico della cultura del Duecento. La ricchezza interpretativa delle Scritture sbalordisce, dà la misura del genio e di una sapienza che lavora spesso sulle etimologie. Accanto all’esegesi biblica c’è spesso l’e segesi della natura.
Scrive padre Giordano Tollardo nella prefazione alla sua accurata e divulgativa traduzione dei Sermoni: «Quando (Antonio) riporta le descrizioni di Aristotele, di Plinio, di Solino, di Isidoro, dei “ bestiari” medievali, egli non si pone il problema se, e fino a che punto, fosse vero e scientifico ciò che prendeva da quelle opere (l’ alice che vive solo di acqua, il camaleonte solo di aria, la salamandra solo di fuoco, la talpa solo di terra). Non è il racconto in sé che lo interessa, ma ciò che significa. Diletta e, soprattutto, ammaestra».
Un altro aspetto della venerazione del Santo è l’assoluta sicurezza dell’autenticità delle reliquie. Ovvio? Mica tanto. Il 29 dicembre del 1980 nel corso di un sopralluogo che precedette di qualche giorno la ricognizione ufficiale del 6 gennaio, padre Vitale Bonmarco, ministro generale del convento, esclamò sollevando le cocche del drappo che copriva le ossa: «C’è anche la testa di Sant’Antonio».
C’era infatti tutto un florilegio di leggende secondo cui il cranio del Taumaturgo si trovava in Spagna, in Francia, a Spoleto, a Roma. Erano le crociate a portare in Occidente vere o presunte reliquie: frammenti della Croce, spine della corona, il ferro di lancia conficcato da Longino nel costato di Cristo, ma anche «pezzi» di maggior pregio. La reliquia che subì più contraffazioni fu certamente la testa di San Giovanni Battista, di cui si conoscono 13 «edizioni» sparse tra la chiesa occidentale e quella orientale.
15 febbraio 2010

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