giovedì 18 febbraio 2010

ATTUALITA' / CORTE DEI CONTI (SECONDA ED ULTIMA PARTE) - L'ITALIA DEGLI SPRECHI IN 1.000 CONDANNE

Nella denuncia della Corte dei Conti
occhi puntati sulla sanità
"Spese inutili e fenomeni particolari
di mala gestione"
Di Roberto Petrini
Tratto dal Sito Internet
www.repubblica.it
Un'Italia di sprechi, di corruzione, di cinismo e di ordinaria stupidità. L'occhio dei 500 magistrati della Corte dei Conti, dispiegati su venti procure regionali, scorge e denuncia quella che il presidente Lazzaro ha definito corruzione "capillare". Una fitta rete di opportunismo e avidità, fotografata nelle 150 pagine della "Relazione scritta del Procuratore generale" Mario Ristuccia che dà conto delle oltre 1.000 sentenze di condanna emesse durante il 2009.
Si comincia con il capitolo delle opere incompiute e lasciate a se stesse. Si va dal reparto di radioterapia di Sora, realizzato, attivato inaugurato e chiuso pochi giorni dopo, alla storia del palasport di Piancavallo in Friuli, costruito con la logica dell'"evento" nel 2003 e oggi inutilizzato e pieno di ragnatele.
Lo stato della sanità, come emerge dalle parole del Procuratore generale Ristuccia, non desta minore allarme: non ci sono solo "spese inutili" ma anche "fenomeni particolari di mala gestione". Si elencano "inefficienti e costosi programmi di screening anti-tumorale" della Regione Calabria, le "eccessive prescrizioni di farmaci" fino ad arrivare a "sconcertanti interventi chirurgici non necessari". Senza contare vicende grottesche, anche questa cadute sotto l'occhio della Corte dei Conti, come l'operazione "dentiere gratuite", promesse dalla Regione Lazio a 700 mila vecchietti e finite con un clamoroso ammanco di denaro.
Se si volge l'occhio al fisco la situazione, anche in questo caso, mescola cattiva gestione a vere e proprie truffe. E' il caso, citato dalla Corte, degli oltre 200 mila falsi atti di riscossione nei confronti di evasori inventati da molte società concessionarie (oggi fortunatamente scomparse e sostituite nella loro funzione dalla struttura pubblica Equitalia). Un capitolo a parte è costituito dall'immenso caso dei prodotti della turbofinanza, sottoscritti da molti piccoli comuni della provincia italiana: dopo la crisi del 2007-2008 hanno subito un bagno colossale con la perdita del 50 per cento valore complessivo dei contratti. Le colpe? Le sottoscrizioni, spiega la Corte dei Conti, sono state fatte da enti di modeste dimensioni "generalmente sprovvisti di strutture e professionalità idonee ad esprimere valutazioni di ordine economico-finanziario".
Non mancano le consulenze, ovvero gli incarichi "illegittimamente conferiti" dalla pubblica amministrazione: dalla tabella allegata alla "Relazione" risulta che su 1.077 sentenze di primo grado il 5,7 per cento ha riguardato questa delicata materia.
C'è la corruzione, ci sono gli sprechi ma c'è anche il tentativo da parte degli amministratori pubblici, dei sindaci, di fare un po' di testa propria infischiandosene delle leggi dello Stato. Un esempio? Il fenomeno delle multe. La legge prevede che il 50 per cento dei ricavati dalle sanzioni per eccesso di velocità e divieto di sosta venga investito nella sicurezza stradale (dalle buche, alla segnaletica). Ebbene sono sempre di più i Comuni che eludono questo limite e con i soldi delle multe aggiustano il bilancio. La Corte dei Conti mobilità le Sezioni regionali di controllo e fa quello che può: nel 2009 i controlli sui Comuni sono aumentati del 25 per cento e hanno colpito oltre 4.000 Municipi (la metà di quelli italiani). La verità è che la Corte può solo scrivere al sindaco ed invitarlo ad uniformarsi spontaneamente alle sue osservazioni. Se non lo fa? La Corte potrebbe inviare una segnalazione al ministro che potrebbe bloccare i fondi. Ma non c'è notizia che una simile sanzione sia andata felicemente in porto.
18 febbraio 2010

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