sabato 17 aprile 2010

VINCITORI E VINTI NELLA PUGLIA 2010 (46) - VENDOLA CONFERMA AUTONOMIA NELLE SCELTE

Di Bepi Martellotta
Tratto dal Sito Internet
www.lagazzettadelmezzogiorno.it
Mani libere nelle scelte da compiere per la nuova giunta ma occhio ai conti e alla stretta imposta dal Patto di Stabilità, col blocco delle spese sino a fine 2010. È questo il doppio binario su cui si muoverà il presidente Nichi Vendola al suo rientro in Puglia (lunedì) ed è soprattutto il secondo (quello della stretta alle spese della Regione) a preoccupare.
È slittata, infatti, a martedì prossimo - e si terrà alla presenza del governatore - la riunione di giunta che avrebbe dovuto affrontare il nodo della scadenza di contratto per gli 8 direttori d’area della Regione. La proroga sino a fine dicembre sarà la «scappatoia» con cui derogare alla delibera, già approvata dalla giunta, che blocca le spese onde non incappare nelle sanzioni previste dal Patto per gli anni 2008 e 2009. Nel frattempo, il governatore - seppur indirettamente - è tornato a ribadire, dinanzi alla platea dell’Arci riunita a Chianciano, l’indirizzo politico che intende darsi col suo nuovo governo regionale, sorta di laboratorio delle sfide che - da qui al 2013 - il vincitore «morale» dell’ultima tornata elettorale intende affrontare.
«I partiti sono inadeguati, tutti a sinistra, compreso il mio. Vanno rifondati - ha detto Vendola - per ricostruire l’idea che la sinistra è grande sogno, passione, utopia». Giudizio critico anche sull’esito delle urne che, al netto della vittoria in Puglia, hanno segnato una sconfitta della linea politica sostenuta dal centrosinistra e soprattutto dal Pd, il cui leader Bersani - non a caso - oggi affronterà in direzione nazionale le accuse interne di Area democratica. «Ad ogni campagna elettorale ci aspettiamo raccolti che non arrivano, è una sconfitta che viene da lontano e non abbiamo voluto misurarci col livello innanzitutto culturale della nostra sconfitta. Non sconfiggeremo il berlusconismo inventandoci l’antiberlusconi, che sarebbe inevitabilmente come Berlusconi, ma ripartendo insieme verso un’umanità nuova, un nuovo inizio».
Il nuovo inizia della politica, per Vendola, è nei movimenti, nella società civile, nelle «fabbriche» di giovani messe in piedi per la sua campagna elettorale, ovvero quanto di più lontano dalle strategie di vertice professate dal Pd e che, in Puglia, avrebbe voluto disarcionarlo. «Non offro ricette, ma per costruire mondi nuovi, bisogna ritrovare lo spirito che anima associazioni come l‘a vostra’Arci: la politica è nata così, da un popolo con le sue case e società di mutuo soccorso che si prendeva per mano e costruiva il senso dell’agire collettivo».
A Bari, intanto, continuano le fibrillazioni in attesa che vengano definite le «poltrone» in giunta. La consigliera regionale di Parità ha convocato ieri gli stati generali delle politiche di genere insieme alle assessore uscenti della giunta Vendola (Angela Barbanente, Loredana Capone, Elena Gentile, Silvia Godelli e Magda Terrevoli). Obiettivo: ripartire da quanto fatto nella prima legislatura della giunta Vendola (le leggi 18 del 2006 e 7 del 2007) e proporre al presidente un documento in cui si chiede di compensare «la sotto-rappresentanza delle donne tra i consiglieri eletti con una maggiore presenza femminile in giunta e negli incarichi di nomina del consiglio e della giunta regionale». Sollecitata anche la riforma elettorale su modello Campania (con l’introduzione della doppia preferenza).
A sostegno della conferma della Godelli in giunta, intanto, arrivano le oltre 1100 firme che hanno sottoscritto l’appello al governatore in cui si chiede «la continuità nelle politiche culturali regionali». Con L’Agis di Puglia e Basilicata si sono schierati, tra gli altri, Achille Bonito Oliva, Ugo Gregoretti e Uliano Lucas.
Dal centrodestra, intanto, continuano gli attacchi a Vendola sulle voci che vorrebbero esterni di fama nel suo nuovo governo. «Vendola non mortifichi ed umili la classe politica pugliese - dice il segretario del Psdi, Mimmo Magistro - c’è un limite a tutto, tenendo conto della situazione disastrosa delle casse regionali e della necessità di ridurre i costi della politica».

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