mercoledì 29 dicembre 2010

L'ALTRA OMELIA (59) - NATALE: IL DONO DEL BAMBINO

Natale del Signore
25 dicembre 2010
Di padre Angelo del Favero
24 dicembre 2010
Tratto da ZENIT.org
“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. (…) Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,1-6).
“Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,1-14).

Nel suo sfolgorante inno messianico dedicato alla venuta dell’Emmanuele, vera e propria profezia del presepio, Isaia non fa menzione degli Angeli. Eppure sicuramente la loro luminosa presenza contribuiva alla “grande luce” intravista dal profeta alcuni secoli prima: infatti gli Angeli “appaiono nel presepe come splendore della discesa di Dio in mezzo a noi” (H.U. von Balthasar).
Certo, la presenza degli Angeli non serve solo a riflettere la luce divina, come spiega un esperto: “Il nome stesso ne denota la funzione: significa, infatti, “messaggero”.(…)Il compito dell’angelo è sostanzialmente quello di salvaguardare la trascendenza di Dio, ossia il suo essere misterioso e “altro” rispetto al mondo e alla storia, ma al tempo stesso di renderlo vicino a noi comunicando la sua parola e la sua azione, proprio come fa il “messaggero”.(…) La funzione dell’angelo è, quindi, quella di rendere quasi visibili e percepibili in modo mediato la volontà, l’amore e la giustizia di Dio, come si legge nel Salterio: “L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera...”(Salmo 34,8)” (G. Ravasi, in I volti della Bibbia, p. 23).
Duemila anni fa, nella notte, l’Angelo di Dio fece proprio così! Dopo essersi accampato attorno ai pastori che vegliavano il gregge (il cui accampamento detto “Campo dei pastori” distava tre chilometri dalla grotta), con il suo annunzio li liberò per primi dalle tenebre spirituali nelle quali il popolo camminava, suscitando subito in loro la volontà di recarsi a Betlemme dove l’amore di Dio per gli uomini era apparso in forma umana. Si compiva così quella giustizia (salvezza) che il profeta Isaia da secoli aveva annunziato nel segno del bambino avvolto in fasce.
Dopo quella dell’Angelo a Zaccaria, quella a Maria e quella a Giuseppe, ecco dunque la sorprendente annunciazione ai pastori, figure poco raccomandabili (a quel tempo).
Di loro sappiamo, infatti, che erano rifiutati dal sinedrio perché considerati disonesti ed impuri a causa della convivenza con quegli animali che, secondo il presepio tradizionale, anche Giuseppe e Maria gradirono presso il neonato Gesù.
Ai poveri pastori dunque, come alle donne nel mattino di Pasqua, la prima rivelazione della gioia più grande che la terra abbia mai conosciuto: la venuta del Figlio di Dio nella nostra carne!
Questa “grande gioia” è il Salvatore, è il bambino Gesù, l’Autore della vita, il Creatore del mondo. Con Gesù, per Gesù e in Gesù ogni bambino che nasce è una grande gioia per il mondo intero, poiché annuncia, in se stesso, il Vangelo della vita.
Al riguardo, è significativo il fatto che l’annuncio al mondo dell’avvenuta elezione di un nuovo pontefice, inizia esattamente con le parole dell’Angelo ai pastori di Betlemme: “Nuntio vobis gaudium magnum”, “vi annuncio una grande gioia” (Lc 2,10). Questo stesso annuncio è dato anche all’inizio della più natalizia delle encicliche, l’“Evangelium vitae” di Giovanni Paolo II: “All’aurora della salvezza, è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. A sprigionare questa grande gioia è certamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è rivelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia di ogni bambino che nasce (cfr Gv 16,21)” (n. 1).
Perciò i pastori di allora rappresentano anzitutto quelli spirituali della Chiesa, di oggi e di tutti i tempi, primo fra tutti il Papa, “Pastore dei pastori”. Significativamente, Luca racconta che dopo l’annuncio dell’Angelo i pastori non si limitarono a recarsi in fretta a Betlemme per vedere il segno del bambino, ma misero in atto un vero e proprio “piano pastorale”, annunciando a tutti ciò che avevano veduto e udito, ciò che anche le loro mani avevano toccato, ossia il “Verbo della vita” (1Gv 1,1): “E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.” (Lc 2,17-18).
Ecco perciò: la “Pastorale della vita” ha avuto inizio a Betlemme.
Ma cos’è, in sé, la “pastorale”?
E’, appunto, l’incontro “natalizio” della Vita di Dio con la vita dell’uomo; è il mandato gioioso affidato da Gesù ai pastori della sua Chiesa di prendersi cura, in ogni tempo e in ogni luogo, di tutti gli uomini, per comunicare loro l’abbondanza della Vita del Padre (GV 10,10).
La moltitudine dei credenti, come gli Angeli a Betlemme, è chiamata a glorificare con la testimonianza e ad annunciare con la parola anzitutto l’amore di Dio per ogni uomo: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). E il segno più grande di questo amore del Dio che si è fatto carne, è proprio il bambino, ogni bambino che nasce, ogni figlio concepito, che da Dio è “stato dato” ai genitori e al mondo intero sin dal suo primo istante di vita. Il bambino è la prova più tangibile ed eloquente dell’amore di Dio. Creato “persona” sin dal concepimento, egli porta pace e gioia in ogni casa e in ogni caso, anche quando l’annuncio della sua venuta mette a dura prova la famiglia.
Voglio qui portare l’esemplare testimonianza di Mariacristina Mocellin, una giovane mamma di 26 anni morta il 22 ottobre 1995 per un tumore, volontariamente accolto per non compromettere la vita del bambino che portava in grembo, il suo Riccardo.
Ecco la lettera che Cristina gli scrisse un mese prima di volare in Cielo: “Caro Riccardo, tu devi sapere che non sei qui per caso. Il Signore ha voluto che tu nascessi nonostante tutti i problemi che c’erano. Papà e mamma, puoi ben capire, non erano molto contenti all’idea di aspettare un altro bambino, visto che Francesco e Lucia erano molto piccoli. Ma quando abbiamo saputo che c’eri, ti abbiamo amato e voluto con tutte le nostre forze. Ricordo il giorno in cui il dottore mi disse che diagnosticava ancora un tumore all’inguine. La mia reazione fu quella di ripetere più volte: “Sono incinta! Sono incinta! Ma io dottore sono incinta!”. Per far fronte alle paure di quel momento ci venne data una forza smisurata di volontà di averti. Mi opposi a tutte le mie forze al rinunciare a te, tanto che il medico capì già tutto e non aggiunse altro. Riccardo, sei un dono per noi. In quella sera, in macchina di ritorno dall’ospedale, che ti muovesti per la prima volta sembrava che mi dicessi: “Grazie mamma, che mi vuoi bene!”(da “Una vita donata”, Mariacristina Cella Mocellin, p. 94).
Sì, Natale è il dono del Bambino, un dono che fa comprendere, fino a questo punto eroico, che ogni bambino concepito è un dono assoluto, unico e irripetibile dell’amore di Dio.
Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

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