sabato 19 dicembre 2009

L'ALTRA OMELIA (18) - LA VITA SI PREPARA UN CORPO

Quarta Domenica di Avvento, anno C,
20 dicembre 2009

Di padre Angelo del Favero
11 dicembre 2009
Tratto da ZENIT.org

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,39-45).
“E’ impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo Cristo dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. (…). Allora ho detto: “Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà”.(…). Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre” (Eb 10,4-10).
“E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele. Egli stesso sarà la pace!” (Mi 5,1-4a).
Il cuore pulsante di questa IV Domenica d’Avvento, mentre ormai “colei che deve partorire” è prossima alle doglie (il profeta Michea si rivolge a Betlemme come ad una donna incinta dalla quale sta per uscire il Messia), batte dentro queste parole: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta..un corpo invece mi hai preparato. Allora ho detto: ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7).
Questo è il messaggio del Natale: il culto gradito a Dio non può accontentarsi di devote liturgie e generose offerte, ma in primo luogo deve consistere nell’accoglienza nella fede del Verbo fatto carne nostra: Lui, Gesù, il Dio-con-noi; Lui, un “corpo”, cioè una persona che da nove mesi in Maria si sta preparando ad uscire alla luce; Lui, figlio “dell’uomo” come tutti i nati da donna, con ognuno dei quali si è identificato (Mt 25,40). L’espressione “un corpo mi hai preparato” si riferisce a molte preparazioni remote, rivelate dalla Scrittura.
Luca fa risalire la nascita di Gesù ad Adamo, capostipite del genere umano (Lc 3,38); Matteo ad Abramo, il padre dei credenti (Mt 1,1). Tutta la serie delle generazioni citate serve per dimostrare che “il piano di Dio non è improvviso: Dio dall’inizio prepara la venuta di Cristo e lo da’ nella pienezza del tempo. Una pienezza che, dal punto di vista umano è perlomeno sconcertante: il tempo non faceva sperare nulla, il luogo della nascita è un paese molto piccolo, Giuseppe è sì della stirpe di Davide, ma sconosciuto, con un lavoro modestissimo…Dio è padrone dell’impossibile e attua i suoi piani quando tutto invita a non pensarci più: lasciamolo fare anche nella nostra vita, non solo con rassegnazione, ma con fiducia piena” (A. Vanhoye, “Il pane quotidiano della Parola”, p. 40).
Queste preparazioni remote approdano e si compiono nell’ultima e decisiva preparazione: il corpo della persona della Immacolata Vergine Maria, preparazione meravigliosa operata dal suo stesso Figlio divino quando la preservò dal peccato originale per poter essere degnamente accolto nel suo grembo e diventare corpo come noi.
Certamente, perciò, il corpo preparato per l’incarnazione del Verbo è il corpo biologico del Signore: le sue mani, la sua bocca, il suo cuore, il corpo che ha vagito, che ha sorriso, che ha sudato sudore e sangue, il corpo dell’Uomo della Sindone. Ma la parola “corpo” dice molto più della biologia, dice la “persona”, una totalità costituita da “spirito, anima e corpo” (1 Ts 5,23), tre elementi che non possono essere pensati come qualcosa che l’essere umano ha o possiede. Il corpo è unità esistenziale: la realtà e verità del corpo è la persona stessa.
Perciò, riguardo a Gesù, non c’era prima il corpo biologico, preparato come un materiale in attesa e nel quale poi il Verbo si è incarnato. E nemmeno, naturalmente, il Verbo era corpo prima della sua incarnazione, quando sussisteva “in principio” (Gv 1,1) come persona divina.
Il Verbo eterno, pur attendendo un corpo “storico”, attendeva di essere corpo, attendeva il corpo come evento personale: l’assunzione della natura umana da parte della propria natura divina (Fil 2, 6-7). Il Padre, dal fondo interminabile dei secoli aveva preparato questo evento per il suo Figlio diletto e per noi. Il profeta infatti, voce di Dio e voce dell’umanità intera, annuncia l’incarnazione di Cristo con un “per me” (Mi 5,1) che orienta il nostro sguardo da Betlemme al Cenacolo: “Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”.
Tutto ciò non è troppo lontano da ognuno di noi, anzi: ha a che fare con la nostra stessa origine. E’ nell’istante della fecondazione, infatti, che il corpo-persona, comincia ad esistere, e ad esistere dal nulla: un istante prima esisteva solo la cellula dell’ovulo femminile, non ancora fecondato. La fecondazione è perciò l’evento della creazione di ogni uomo da parte di Dio.
Nel caso unico del concepimento verginale di Gesù, tale evento fu miracolosamente operato dallo Spirito Santo, dopo il consenso di Maria. Il suo “eccomi” fu l’incipit dell’Incarnazione, evento che è descritto oggi da queste parole del Figlio di Dio: “Allora ho detto: ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7).
La parola “allora...” indica che la decisione di incarnarsi presa dal Verbo eterno, fu conseguenza della risposta positiva di Maria all’angelo, il quale, raccoltala dalla sua bocca, “si allontanò da lei” (Lc 1,38b), per tornare al Padre e riferirla. Una decisione che è stata un sì alla vita umana e un sì alla vita di ogni uomo, in obbedienza al disegno del Padre. Ci accorgiamo allora, che l’inciso che troviamo in tale assenso di Cristo (“poiché di me sta scritto nel rotolo del libro”), corrisponde a “secondo la tua parola” (Lc 1,38a) nella risposta di Maria. Infatti il “rotolo del libro” è la Parola stessa di Dio, la Parola udita dalla Vergine con perfetta obbedienza di fede, tale da concepirla nel suo grembo.
Infine un’ultima osservazione. In quale momento sono state pronunciate le parole dell’assenso di Cristo alla propria incarnazione? Dice: “entrando nel mondo” (Eb 10,5). Non dunque prima di entrare, ma entrando, mentre entrava. E in quale mondo stava entrando il Creatore del mondo se non nel grembo della creatura Maria, che gliene apriva la porta con il suo “sì alla Vita” (Ap 3,20)?
Perciò le parole di Maria: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38) furono la voce, e le parole di Cristo: “Allora ho detto: ecco, io vengo per fare o Dio la tua volontà” (Eb 10,7) furono l’eco di tale voce. Similmente a ciò che accadrà alcuni giorni dopo, quando la voce di Maria, raggiunte le orecchie di Elisabetta, risuonerà anche nel grembo dell’anziana parente, facendo sussultare di gioia il piccolo Giovanni Battista.
Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

Nessun commento: