IL PD DELUSO DALL'ESECUTIVO,MENTRE DA LECCE CAPONE CHIEDE DI
"RIAPRIRE I NEGOZIATI".
LISI PROPONE 5 DOMAND A VENDOLA.
IL GOVERNATORE ASSEGNA LE DELEGHE
ED ATTENDE LE MOSSE DEL PD.
06 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.lecceprima.it
Polemiche e veleni minacciano la nuova giunta di Vendola, che appena concepita rischia già un “aborto politico”, visto le reazioni tutt’altro che soddisfatte degli alleati. Storce il naso soprattutto il Partito Democratico pugliese, che, in una riunione fiume ha valutato attentamente la propria posizione nel nuovo esecutivo, all’indomani di quello che qualcuno ha ritenuto uno “schiaffo” ingeneroso a Sandro Frisullo, ex vicepresidente dimissionato, per il possibile (ma finora non dimostrato) coinvolgimento nell’inchiesta sulla sanità regionale. Ma il Pd non sembra felice neanche dell’esclusione di Enzo Russo, anch’essa ritenuta immotivata quanto la prima. C’è poi la questione della rappresentanza territoriale e qui, a fare la voce grossa, è il coordinamento provinciale leccese del Pd, che nonostante la riconferma di due salentini nella giunta di Vendola, si è vista dimezzare la propria delegazione, con la sola Loredana Capone a rappresentare il partito nel nuovo esecutivo: Dario Stefàno, infatti, nonostante i trascorsi da presidente provinciale del Pd, ora rappresenta una voce del moderatismo pugliese, collocata tra Udc ed Io Sud.
Polemiche e veleni minacciano la nuova giunta di Vendola, che appena concepita rischia già un “aborto politico”, visto le reazioni tutt’altro che soddisfatte degli alleati. Storce il naso soprattutto il Partito Democratico pugliese, che, in una riunione fiume ha valutato attentamente la propria posizione nel nuovo esecutivo, all’indomani di quello che qualcuno ha ritenuto uno “schiaffo” ingeneroso a Sandro Frisullo, ex vicepresidente dimissionato, per il possibile (ma finora non dimostrato) coinvolgimento nell’inchiesta sulla sanità regionale. Ma il Pd non sembra felice neanche dell’esclusione di Enzo Russo, anch’essa ritenuta immotivata quanto la prima. C’è poi la questione della rappresentanza territoriale e qui, a fare la voce grossa, è il coordinamento provinciale leccese del Pd, che nonostante la riconferma di due salentini nella giunta di Vendola, si è vista dimezzare la propria delegazione, con la sola Loredana Capone a rappresentare il partito nel nuovo esecutivo: Dario Stefàno, infatti, nonostante i trascorsi da presidente provinciale del Pd, ora rappresenta una voce del moderatismo pugliese, collocata tra Udc ed Io Sud.
Non fa mistero della delusione del Pd leccese dinanzi alle mosse di Vendola il segretario, Salvatore Capone, che rilascia un duro commento e sottolinea come l’assenza di collegialità politica “non valorizzi il lavoro svolto e non rappresenti i Salentini”.
“Dalla lettura delle cronache di oggi – spiega Capone - apprendiamo che è stata disattesa la decisione della segreteria regionale del Pd in merito alla nuova Giunta regionale: il rapporto con Vendola doveva essere curato dal capogruppo del Pd alla Regione, Antonio Maniglio, e dal segretario regionale del Pd, Michele Emiliano; la proposta doveva essere la conferma della delegazione del Pd nella Giunta regionale, tranne Sandro Frisullo che aveva dato disponibilità a non esserci. Tutto questo è stato disatteso”. Secondo Capone, inoltre, Vendola avrebbe mancato un altro obiettivo iniziale, quello, cioè, dell’allargamento alla parte moderata dello schieramento, che “non è avvenuto”: “Per il Salento – afferma Capone - si apre una grande ferita, dato che è venuto meno il metodo concordato. In assenza di collegialità politica, questa giunta non ci rappresenta, rischia di diventare la giunta di Vendola e non dei salentini”. Riaprire il negoziato: questa, dunque, l’ipotesi del segretario del Pd, che interpreta le richieste del partito, dall’area leccese. Ma guai a parlare di condizioni: “Il Partito Democratico salentino – precisa - non detta condizioni, ma chiede di essere rispettato nell’unità dei propri intenti e nella chiarezza delle posizioni, facendo squadra attorno ad un’idea. Lo affermiamo soprattutto perché vediamo operazioni politiche che non mirano a valorizzare il lavoro svolto, e che si consumano guardando oltre quello che dovrebbe essere l’obiettivo principale: il futuro dei cittadini pugliesi. A prescindere dal valore e dalla competenza delle singole nomine, non accettiamo cooptazioni dall’alto se non condivise nei territori e, in queste ore, nel gruppo Pd regionale”. Capone ritiene che, senza accordi politici ai fini dell’allargamento della maggioranza con le forze moderate, sia quanto mai “assurda l’assunzione di determinazioni da parte di Vendola nella forma di nomine esclusivamente personali che mortificano il territorio salentino”.
LA REPLICA DEL PDL
"LISI E LE CINQUE DOMANDE A VENDOLA"
Non tarda ad arrivare il commento del centrodestra alla crisi politica del governo regionale e alla nascita della nuova giunta: ad intervenire è un altro politico salentino, ossia Ugo Lisi, vice coordinatore del Pdl pugliese, dopo quanto già espresso da Rocco Palese, che aveva a sua volta risolto la composizione del nuovo esecutivo con la battuta “Vendola ed Emiliano battono D’Alema 14 a zero): “La profezia di Massimo D’Alema – dichiara sarcastico Lisi - si è avverata nuovamente! Avevamo aperto i giornali questa mattina alla luce del nuovo monito dell’ex Presidente del Consiglio che ci aveva predetto nuove scosse. E nuove scosse ci sono state! Infatti abbiamo avuto la conferma che il Pd leccese, più che ridotto, esce dimezzato dalla nuova compagine a firma Nichi Vendola. Da Sandro Frisullo ed Enzo Russo siamo passati alla sola Loredana Capone”.
Il parlamentare salentino, ricordando come alle ultime elezioni europee ed amministrative fossero di moda le domande al Premier ed argomentato che il centrodestra sia “molto meno prolisso e più sintetico di Repubblica”, propone al Governatore di Puglia “solo cinque domande”, con la speranza di “una sua risposta chiara e, finalmente, comprensibile”.
Lisi si chiede cosa Vendola intenda dire nel momento in cui afferma che la sua giunta “si è sporcata con gli schizzi di fango provenienti dall’inchiesta sulla Sanità”; ancora Lisi chiede la motivazione per la quale è stato rimosso il vicepresidente Frisullo “senza specificare che il suo gesto politico era dovuto a discordanze amministrative e non a questioni giudiziarie”; Lisi domanda: “Il Governatore è il capitano di una squadra o un esaltatore sfrenato dei propri pregi e dei difetti altrui?”; aggiunge Lisi un quarto quesito: “Non prova dispiacere umano ad aver approfittato del clamore mediatico per offendere la dignità di alcuni politici della sua compagine di governo che hanno servito la sua causa e ai quali non può essere addebitata, fino a prova contraria, l’onta del pubblico ludibrio?”; e ancora: “Ritiene di non avere alcuna responsabilità di indirizzo politico rispetto a quanto si apprende dagli organi di stampa, e tutti i cittadini verificano quotidianamente, in riferimento alla debacle amministrativa della sua giunta?”.
SI LAVORA ALLE DELEGHE,
TEMENDO I RIBALTONI
E intanto prosegue il lavoro e la fase di concertazione per portare a compimento l’insediamento della nuova giunta, che si dovrà sottoporre ancora alla riprova più importante, quella della tenuta. Assegnate anche le deleghe tra i nuovi assessori che saranno così suddivise: Loredana Capone, oltre vicepresidenza, ottiene lo Sviluppo economico (Attività produttive, Industria, Industria energetica, Artigianato, Commercio, Innovazione tecnologica, Fiere e mercati); Fabiano Amati diventa assessore alle Opere pubbliche, Magda Terrevoli, assessore al Turismo ed Industria alberghiera, Gianfranco Viesti, assessore con delega al Sud e al Diritto allo studio (Pubblica Istruzione, Università, Beni culturali, Musei, Archivi, Biblioteche, Ricerca scientifica); per Dario Stefano, riservate la delega alle Risorse agroalimentari (Agricoltura, Alimentazione, Acquacoltura, Foreste, Caccia e pesca). Qualche variazione anche tra gli altri assessori: Onofrio Introna riceve la delega all’Ecologia, mentre Michele Losappio quella al Lavoro, Cooperazione e Formazione professionale. Vendola, però, sta facendo i conti coi malumori dei suoi alleati, dal Pd all’Udeur, ed è costretto a sperare che, nonostante le incomprensioni di queste ore e le divergenze sui metodi delle scelte, i compagni di coalizione non decidano di abbandonarlo al suo destino, cavalcando un inatteso e sorprendente ribaltone. Voci vicine al Pd sembrerebbero non escludere l’ipotesi di una fuoriuscita del Partito Democratico dalla maggioranza regionale: nonostante le indicazioni ufficiali di D’Alema al suo partito a sostenere il governo Vendola, nonostante tutto, qualcosa scricchiola sul futuro della coalizione e potrebbe profilarsi un’accelerazione impensabile fino a qualche giorno fa. Rivedere i nomi sarebbe la scelta che il Pd ritiene necessaria a ricomporre la frattura. L’estrema soluzione sarebbe quella dello scioglimento del consiglio regionale, che anticiperebbe di gran lunga la rincorsa alle prossime regionali e gli accordi in cantiere nel “laboratorio pugliese”.
GIANFREDA: "MAL DI PANCIA DEL PD
GIUSTIFICATI MA TARDIVI"
“I mal di pancia del Pd salentino sono giustificati ma tardivi”, commenta Aurelio Gianfreda, consigliere della Provincia di Lecce e della Regione Puglia. “Il vero problema non sta nella sostituzione delle persone, ma nel percorso politico seguito dal presidente della giunte regionale tutto ispirato ad una filosofia che rende la politica ancellare alla magistrature ed ai mezzi di informazione. Chiamato a sostituire Vittorio Potì in Consiglio Regionale ed abituato al rispetto istituzionale del presidente Pellegrino nei confronti del Consiglio provinciale di Lecce, voglio che Vendola sappia che non accetterò una lesione del corpo istituzionale di cui entro a far parte”.
“Trovo, infatti – commenta Gianfreda -, che l’intera gestione del rimpasto sia stata affrontata dal presidente violando le prerogative del Consiglio cui non è stato dato di conoscere i risultati di una inchiesta amministrativa sulla sanità, che è stata secretata (ma recapitata alla magistratura), né conosciamo le ragioni per cui alcuni assessori sono stati riconfermati ed altri sostituiti. Non voglio mettere in discussione i poteri che lo statuto regionale assegna al presidente direttamente eletto, ma mi sembra indubbio che quei poteri debbano essere esercitati con atti trasparenti e motivati - conclude - sì da rendere possibile al Consiglio una discussione sulle modalità di esercizio”.
La Redazione
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