lunedì 13 luglio 2009

L'ABNORMITA' DEL BAVAGLIO INTERCETTAZIONI


8 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.antoniodipietro.it
Oggi alle ore 15:30 ho rivolto un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Alfano, al posto del quale si è presentato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, per chiedere quali modifiche al disegno di legge sulle intercettazioni intendano apportare. Anche questa volta la risposta conferma la nostra posizione: il disegno di legge sulle intercettazioni va ritirato, non modificato.
Domanda
Antonio Di Pietro: Signor Ministro della giustizia che non c'è, nelle scorse settimane, la Camera ha approvato, ricorrendo ad un ingiustificabile voto di fiducia, un disegno di legge da lei presentato che, di fatto, limitando le intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, blocca l'attività investigativa delle forze di polizia e dei magistrati, impedendo così di contrastare efficacemente anche la peggiore criminalità che riguarda stupri, omicidi, rapine, spaccio di droga, corruzione e così via. Inoltre, lo stesso disegno di legge impedisce agli organi di formazione di far conoscere in tempo utile ai cittadini i possibili autori dei reati e quali sono gli elementi specifici di prova.
Abbiamo appreso ora che a seguito dell'autorevole richiamo del Capo dello Stato, che qui ringraziamo per l'intervento, sareste, forse, disponibili a rivedere questa improvvida e scellerata normativa.
Non vogliamo però che ciò sia solo fumo negli occhi e per questo le chiediamo, signor Ministro della giustizia che non c'è, di indicarci in modo chiaro e senza infingimenti quali sono le modifiche che intende apportare al disegno di legge in questione.
Risposta
Elio Vito (Ministro per i rapporti con il Parlamento): Signor Presidente, come dovrebbe essere noto agli onorevoli interroganti, e come forse ricorderà anche l'onorevole Di Pietro, il problema dalla modifica delle norme che disciplinano la materia delle intercettazioni era stato già avvertita dal precedente Governo (Governo del quale l'onorevole Di Pietro faceva parte), che proprio nella scorsa legislatura aveva presentato alle Camere il disegno di legge n. 1638 «Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche, ambientali e pubblicità degli atti di indagine». Si tratta, dunque, di un'esigenza avvertita da tempo e da tutte le parti politiche. Il disegno di legge presentato dal Governo Berlusconi in Parlamento in questa legislatura ha subito i necessari approfondimenti sulle norme in esso contenute, ed è stato approvato dalla Commissione giustizia in un testo molto diverso da quello originariamente presentato dal Governo.
La necessità di ricorrere al voto di fiducia, onorevole di Pietro come lei sa, si è resa necessaria proprio per consentire il passaggio all'altro ramo del Parlamento, dopo che le valutazioni della Camera si erano potute ampiamente esprimere sul testo originario del Governo per quasi un anno. Il disegno di legge era stato, infatti, licenziato il 13 giugno del 2008, presentato alla Camera il 30 giugno 2008, esaminato dalla Commissione fino al 19 febbraio 2009, e ha potuto essere licenziato da questo ramo del Parlamento l'11 giugno 2009, esattamente un anno dopo il varo del Consiglio dei ministri.In questo testo erano contenute anche diverse modifiche proposte dai gruppi dell'opposizione. Proprio considerando che l'ampiezza dei contributi dell'opposizione ha fatto registrare in sede di voto finale, che è stato possibile esercitare attraverso il voto segreto legittimamente richiesto, un numero di consensi superiore a quello della maggioranza che sostiene il Governo, non corrisponde a verità, quindi, l'affermazione dell'onorevole Di Pietro per la quale la pratica dell'Esecutivo è stata quella di negare il dibattito parlamentare.
D'altra parte non era mai stata prospettata la necessità di porre la questione di fiducia immediatamente anche nell'altro ramo del Parlamento né alcun rappresentante del Governo aveva parlato di immodificabilità del disegno di legge. Si era semplicemente auspicato che, dopo un esame così approfondito da parte della Camera, il Senato potesse anche in questo caso esprimere le sue valutazioni e valutare anche la possibilità di introdurre le modifiche in tempi diversi, proprio perché l'esigenza di introdurre modifiche sul tema era stata già avvertita nella precedente legislatura.
Quindi, signor Presidente, voglio rassicurare sul fatto che il Governo auspica che un clima di maggiore serenità e di costruttive valutazioni possa far giungere all'approvazione di un testo definito con il consenso della più ampia maggioranza possibile, tenuto conto delle esigenze di approfondimento che si sono già manifestate in Commissione giustizia in questa Camera e che l'Aula del Senato potrà, ove lo ritenga, opportunamente introdurre.
Replica
Antonio Di Pietro: Non me ne voglia, signor Ministro, ma ci sentiamo presi in giro dalla risposta del Governo. Infatti, mai ci è venuto in mente di bloccare il ricorso all'uso delle intercettazioni. La vostra è una normativa criminogena, irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per la lotta alla criminalità e fortemente restrittiva del diritto costituzionale di ognuno e di tutti di informare e di essere informati. Diciamolo senza mezzi termini: senza l'intervento del Capo dello Stato voi avreste realizzato anche questa volta l'ennesimo colpaccio di una legge ad personam. Questo disegno di legge va ritirato per palese abnormità rispetto ai principi costituzionali e al sistema processuale penale vigente. Non ha senso permettere di effettuare le intercettazioni soltanto quando vi sarebbero evidenti indizi di colpevolezza, vale a dire solo quando già si ha la certezza della colpevolezza di qualcuno e, quindi, solo quando non ve ne è più bisogno. Non ha senso mandare in galera i giornalisti e applicare supermulte agli editori solo perché esercitano il loro diritto - ma che dico? - il loro dovere di far conoscere all'opinione pubblica le ragioni per cui una certa persona è finita sotto inchiesta o è stata arrestata. Soltanto negli Stati assoluti e nei regimi fascisti si arrestano le persone senza che il popolo ne possa sapere la ragione. In questo modo voi avete decretato la morte della giustizia e la morte della democrazia nel nostro Paese. Voi volete fare questo ma noi, Italia dei Valori, ve lo impediremo finché sarà possibile all'interno di quest'Aula del Parlamento e ricorrendo al voto referendario dei cittadini elettori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

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