6 marzo 2010
Tratto da ZENIT.org
Continua la pubblicazione del discorso pronunciato il 19 febbraio scorso a Riccione dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, intervenendo a una riunione dell'associazione Rete Italia.
c) Sussidiarietà
Intesa in questi termini la solidarietà ci conduce al terzo principio permanente della dottrina sociale della Chiesa: la sussidiarietà. Questo principio è tra contributi più originali della dottrina sociale della Chiesa alle scienze sociali e politiche sin dalla prima grande Enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII [20]. Per effetto della sussidiarietà, le istanze sociali superiori devono porsi in un atteggiamento di subsidium, di sostegno, promozione e sviluppo rispetto a quelle di ordine minore. I corpi intermedi possono e quindi devono svolgere le funzioni che loro competono, senza cederle tout court ai corpi superiori, dai quali i primi finirebbero per essere assorbiti o privati di dignità e di spazio vitale. Risulta impossibile promuovere la dignità della persona senza sostenere la famiglia e tutte le realtà associative di tipo religioso, culturale, politico, professionale che costituiscono il tessuto sociale, la comunità di uno Stato, o lo Stato - comunità.
Appare allora chiaro come la sussidiarietà abbia una duplice funzione, proattiva - il sostegno reciproco di tute le istanze sociali - e preventiva. Contrasta infatti con il principio di sussidiarietà qualsiasi forma di burocratizzazione, di assistenzialismo, di supplenza ingiustificata dello Stato: «Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche» [21].
Ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire per il bene comune della società. Ciò implica un radicale cambiamento della prospettiva diffusa nell'attuale società globalizzata, dove spesso il cambiamento, inteso in senso positivo, si attende dall'alto. La sfida per la nuova generazione di politici cristiani è quella del cambiamento dal basso, dal territorio, quindi dalle comunità locali chiamate a contribuire al bene comune della comunità nazionale ed in ultima istanza internazionale. La società umana non é una somma numerica di esseri umani gli uni posti accanto agli altri; ma é una molteplicità nell'unità [22].
d) Bene comune
La dignità umana, la solidarietà e la sussidiarietà ci conducono al quarto principio permanente della dottrina sociale della Chiesa, il bene comune, cioè «l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» [23]. Come la società non consiste nella somma numerica dei suoi membri, il bene comune non consiste nella somma dei beni particolari di ciascun membro della società.
Come insegnava Jacques Maritain, il bene comune è «la buona vita umana della moltitudine, di una moltitudine di persone; è la loro comunione nel vivere bene: è dunque comune al tutto e alle parti, sulle quali si riversa e che devono trarre beneficio» [24]. In tale prospettiva il bene non è solamente un obiettivo, ma un modo di essere: «Come l'agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l'agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune» [25]. Con un forte richiamo ad Aristotele e Tommaso d'Aquino, potremmo affermare che il bene comune è il vivere retto e la comunione nella rettitudine: «una volta che si è rinunciato alla giustizia» - insegna Sant'Agostino - «che cosa sono gli Stati se non una grossa accozzaglia di malfattori?».
Il bene comune non è quindi delegato allo Stato. Il suo fondamento è nella dignità dell'uomo, capax veri, boni et Dei. Un'affermazione forte che ci fa comprendere come ciascuna persona è capace di bene comune anche in una società globalizzata e pluralista, dove sembrano assenti valori e principi condivisi e lo stesso concetto di un bene comune che trascenda i singoli beni particolari. Per la dottrina sociale della Chiesa tutte le persone concorrono, con la propria rettitudine, al bene comune. Tutte sono chiamate a ricercare ciò che unisce rispetto a ciò che divide.
Tratto da ZENIT.org
Continua la pubblicazione del discorso pronunciato il 19 febbraio scorso a Riccione dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, intervenendo a una riunione dell'associazione Rete Italia.
c) Sussidiarietà
Intesa in questi termini la solidarietà ci conduce al terzo principio permanente della dottrina sociale della Chiesa: la sussidiarietà. Questo principio è tra contributi più originali della dottrina sociale della Chiesa alle scienze sociali e politiche sin dalla prima grande Enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII [20]. Per effetto della sussidiarietà, le istanze sociali superiori devono porsi in un atteggiamento di subsidium, di sostegno, promozione e sviluppo rispetto a quelle di ordine minore. I corpi intermedi possono e quindi devono svolgere le funzioni che loro competono, senza cederle tout court ai corpi superiori, dai quali i primi finirebbero per essere assorbiti o privati di dignità e di spazio vitale. Risulta impossibile promuovere la dignità della persona senza sostenere la famiglia e tutte le realtà associative di tipo religioso, culturale, politico, professionale che costituiscono il tessuto sociale, la comunità di uno Stato, o lo Stato - comunità.
Appare allora chiaro come la sussidiarietà abbia una duplice funzione, proattiva - il sostegno reciproco di tute le istanze sociali - e preventiva. Contrasta infatti con il principio di sussidiarietà qualsiasi forma di burocratizzazione, di assistenzialismo, di supplenza ingiustificata dello Stato: «Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche» [21].
Ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire per il bene comune della società. Ciò implica un radicale cambiamento della prospettiva diffusa nell'attuale società globalizzata, dove spesso il cambiamento, inteso in senso positivo, si attende dall'alto. La sfida per la nuova generazione di politici cristiani è quella del cambiamento dal basso, dal territorio, quindi dalle comunità locali chiamate a contribuire al bene comune della comunità nazionale ed in ultima istanza internazionale. La società umana non é una somma numerica di esseri umani gli uni posti accanto agli altri; ma é una molteplicità nell'unità [22].
d) Bene comune
La dignità umana, la solidarietà e la sussidiarietà ci conducono al quarto principio permanente della dottrina sociale della Chiesa, il bene comune, cioè «l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» [23]. Come la società non consiste nella somma numerica dei suoi membri, il bene comune non consiste nella somma dei beni particolari di ciascun membro della società.
Come insegnava Jacques Maritain, il bene comune è «la buona vita umana della moltitudine, di una moltitudine di persone; è la loro comunione nel vivere bene: è dunque comune al tutto e alle parti, sulle quali si riversa e che devono trarre beneficio» [24]. In tale prospettiva il bene non è solamente un obiettivo, ma un modo di essere: «Come l'agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l'agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune» [25]. Con un forte richiamo ad Aristotele e Tommaso d'Aquino, potremmo affermare che il bene comune è il vivere retto e la comunione nella rettitudine: «una volta che si è rinunciato alla giustizia» - insegna Sant'Agostino - «che cosa sono gli Stati se non una grossa accozzaglia di malfattori?».
Il bene comune non è quindi delegato allo Stato. Il suo fondamento è nella dignità dell'uomo, capax veri, boni et Dei. Un'affermazione forte che ci fa comprendere come ciascuna persona è capace di bene comune anche in una società globalizzata e pluralista, dove sembrano assenti valori e principi condivisi e lo stesso concetto di un bene comune che trascenda i singoli beni particolari. Per la dottrina sociale della Chiesa tutte le persone concorrono, con la propria rettitudine, al bene comune. Tutte sono chiamate a ricercare ciò che unisce rispetto a ciò che divide.
(5-Continua)
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