6 marzo 2010
Tratto da ZENIT.org
Continua la pubblicazione del discorso pronunciato il 19 febbraio scorso a Riccione dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, intervenendo a una riunione dell'associazione Rete Italia.
I giovani nel Vangelo
Si può rimanere meravigliati dalle figure di giovani presenti nel Vangelo. Vorrei citarne uno su tutti, una presenza discreta ma decisiva per l'opera di Dio. Nel Vangelo di Giovanni si narra che Gesù, giungendo dal mare di Galilea, cioè di Tiberiade, salì sul monte. Alzati gli occhi, «vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?"». Come sottolinea l'Evangelista, Gesù intendeva mettere alla prova la fede dei discepoli. Si fece allora avanti, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». Noi non sappiamo quale fosse lo stato d'animo del giovane. Ciò che sappiamo però è che egli mise tutto ciò che aveva nelle mani di Gesù, il quale: «prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero» (Gv 6,6-11).
I giovani potrebbero sentirsi inadeguati alla chiamata - secondo una logica umana potevano sembrare inadeguati anche i cinque pani e i due pesci - ma la risposta è una sola, e cioè l'abbandono fiducioso a Dio! Un affidamento non ingenuo poiché, come il ragazzo del Vangelo di Giovanni, occorre donare i propri talenti affinché diano frutto nelle mani di Dio e per il bene comune.
La dottrina sociale della Chiesa:
Tratto da ZENIT.org
Continua la pubblicazione del discorso pronunciato il 19 febbraio scorso a Riccione dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, intervenendo a una riunione dell'associazione Rete Italia.
I giovani nel Vangelo
Si può rimanere meravigliati dalle figure di giovani presenti nel Vangelo. Vorrei citarne uno su tutti, una presenza discreta ma decisiva per l'opera di Dio. Nel Vangelo di Giovanni si narra che Gesù, giungendo dal mare di Galilea, cioè di Tiberiade, salì sul monte. Alzati gli occhi, «vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?"». Come sottolinea l'Evangelista, Gesù intendeva mettere alla prova la fede dei discepoli. Si fece allora avanti, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». Noi non sappiamo quale fosse lo stato d'animo del giovane. Ciò che sappiamo però è che egli mise tutto ciò che aveva nelle mani di Gesù, il quale: «prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero» (Gv 6,6-11).
I giovani potrebbero sentirsi inadeguati alla chiamata - secondo una logica umana potevano sembrare inadeguati anche i cinque pani e i due pesci - ma la risposta è una sola, e cioè l'abbandono fiducioso a Dio! Un affidamento non ingenuo poiché, come il ragazzo del Vangelo di Giovanni, occorre donare i propri talenti affinché diano frutto nelle mani di Dio e per il bene comune.
La dottrina sociale della Chiesa:
piattaforma di educazione e azione politica
Giungiamo al cuore della questione. Quali risposte offre la Chiesa? Dinanzi alle sfide del mondo la Chiesa non propone una soluzione unica e universale. Come insegnano i Padri del Concilio Vaticano II, essa è tuttavia esperta di umanità, e titolare del dovere permanente di «scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo» [5]. Ciò la spinge ad «estendere la sua missione religiosa ai diversi campi in cui uomini e donne dispiegano la loro attività» [6], e a proporre principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione che assieme formano la dottrina sociale della Chiesa.
Spetta quindi ai cristiani, come singoli e come comunità, il discernimento della realtà e la valutazione dei principi, criteri e direttive proposti dalla dottrina sociale della Chiesa per orientare la propria condotta nei diversi ambiti. Afferma Paolo VI: «spetta alle comunità cristiane individuare, con l'assistenza dello Spirito Santo - in comunione con i Vescovi, e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà -, le scelte e gli impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si palesano urgenti e necessarie» [7].
La dottrina sociale non si presenta perciò come un prontuario di soluzioni predefinite. Essa propone un modello di azione e di educazione politica che si esprime nei tre momenti del vedere, giudicare e agire, che nella illuminante sintesi di Giovanni XXIII consistono nella: «Rilevazione delle situazioni, valutazione di esse nella luce di quei principi e di quelle direttive; ricerca e determinazione di quello che si può e si deve fare per tradurre quei principi e quelle direttive nelle situazioni secondo modi e gradi che le stesse situazioni consentono o reclamano» [8].
La nuova generazione di politici cristiani alla quale ha fatto appello il Santo Padre è perciò chiamata a tradurre la dottrina sociale della Chiesa in scelte concrete, ad operare una mediazione nella realtà. Storicamente, pensiamo all'Unione internazionale di Scienze Sociali, fondata a Malines (Belgio) nel 1920, che elaborò il Codice di Malines, una sorta di summula e forse la prima mediazione politica della dottrina sociale della Chiesa. Ma gli esempi potrebbero essere diversi. Nella realtà di oggi sono molteplici le questioni che richiedono la mediazione politica dei cristiani: i diritti umani, in particolare il diritto alla vita e alla libertà religiosa, la famiglia, la giustizia, la pace, il lavoro, la sanità, la questione della biotecnologia, il disarmo, l'ordine internazionale ecc. Soffermarsi su ciascuna di esse richiederebbe un tempo assai maggiore di quello disponibile. In questa sede sembra utile richiamare i principi permanenti della dottrina sociale della Chiesa, che potremmo definire la Grundnorm per ogni azione politica.
Giungiamo al cuore della questione. Quali risposte offre la Chiesa? Dinanzi alle sfide del mondo la Chiesa non propone una soluzione unica e universale. Come insegnano i Padri del Concilio Vaticano II, essa è tuttavia esperta di umanità, e titolare del dovere permanente di «scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo» [5]. Ciò la spinge ad «estendere la sua missione religiosa ai diversi campi in cui uomini e donne dispiegano la loro attività» [6], e a proporre principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione che assieme formano la dottrina sociale della Chiesa.
Spetta quindi ai cristiani, come singoli e come comunità, il discernimento della realtà e la valutazione dei principi, criteri e direttive proposti dalla dottrina sociale della Chiesa per orientare la propria condotta nei diversi ambiti. Afferma Paolo VI: «spetta alle comunità cristiane individuare, con l'assistenza dello Spirito Santo - in comunione con i Vescovi, e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà -, le scelte e gli impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si palesano urgenti e necessarie» [7].
La dottrina sociale non si presenta perciò come un prontuario di soluzioni predefinite. Essa propone un modello di azione e di educazione politica che si esprime nei tre momenti del vedere, giudicare e agire, che nella illuminante sintesi di Giovanni XXIII consistono nella: «Rilevazione delle situazioni, valutazione di esse nella luce di quei principi e di quelle direttive; ricerca e determinazione di quello che si può e si deve fare per tradurre quei principi e quelle direttive nelle situazioni secondo modi e gradi che le stesse situazioni consentono o reclamano» [8].
La nuova generazione di politici cristiani alla quale ha fatto appello il Santo Padre è perciò chiamata a tradurre la dottrina sociale della Chiesa in scelte concrete, ad operare una mediazione nella realtà. Storicamente, pensiamo all'Unione internazionale di Scienze Sociali, fondata a Malines (Belgio) nel 1920, che elaborò il Codice di Malines, una sorta di summula e forse la prima mediazione politica della dottrina sociale della Chiesa. Ma gli esempi potrebbero essere diversi. Nella realtà di oggi sono molteplici le questioni che richiedono la mediazione politica dei cristiani: i diritti umani, in particolare il diritto alla vita e alla libertà religiosa, la famiglia, la giustizia, la pace, il lavoro, la sanità, la questione della biotecnologia, il disarmo, l'ordine internazionale ecc. Soffermarsi su ciascuna di esse richiederebbe un tempo assai maggiore di quello disponibile. In questa sede sembra utile richiamare i principi permanenti della dottrina sociale della Chiesa, che potremmo definire la Grundnorm per ogni azione politica.
(2-Continua)
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