martedì 6 luglio 2010

IL 29 GIUGNO 2010 SI E' RIUNITO IL CONSIGLIO COMUNALE - NELLA SEDUTA PRECEDENTE STEFANO SCARCELLA HA ABBANDONATO L'AULA E I LAVORI PER PROTESTA

Nei prossimi giorni saranno pubblicati i dettagli dello scontro in aula e, nelle prossime settimane, saranno approfonditi tutti i punti, uno per uno, trattati nelle ultime sedute consiliari.
Sei i punti posti e trattati all'Ordine del Giorno:
1. DELIBERAZIONE CONSIGLIO COMUNALE N. 13 DEL 20 APRILE 2010 AD OGGETTO "ATTIVAZIONE PROCEDURA D. LGS. 267/2000, ART. 193-194-202 E 203 - ACQUISIZIONE AREA RECAPITO FINALE FOGNATURA BIANCA NEL P.I.P. - ATTO DI TRANSAZIONE A SEGUITO DI SENTENZA - TUNNO LUCIA CLARA CONTRO COMUNE DI MELISSANO" - INTEGRAZIONE.
2. DELIBERAZIONE DI CONSIGLIO COMUNALE N. 43 DEL 27 NOVEMBRE 2009 AD OGGETTO "RICONOSCIMENTO DEBITI DI CUI ALL'ART. 194, COMMA 1), LETT. A) D. LGS. N. 267/2000 - INTEGRAZIONE.
3. RICONOSCIMENTO DEBITO DI CUI ALL'ART. 194, COMMA 1), LETT. A) D. LGS. N. 267/2000 - ING. ENZO PIERRI.
4. RICONOSCIMENTO DEBITO DI CUI ALL'ART. 194, COMMA 1) LETT. A) D. LGS. N. 267/2000 - AVV. ANNA LUCIA CAUSO.
5. VARIAZIONE BILANCIO DI PREVISIONE 2010.
6. MODIFICA ED INTEGRAZIONE PROGRAMMA TRIENNALE OPERE PUBBLICHE 2010-2012 ED ELENCO ANNUALE 2010.

giovedì 1 luglio 2010

L'ALTRA OMELIA (44) - OMELIA DI BENEDETTO XVI° A CONCLUSIONE DELL'ANNO SACERDOTALE

11 giugno 2010
Tratto da ZENIT.org
Di seguito l’omelia che Benedetto XVI ha pronunciato nella Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, nel presiedere in piazza San Pietro la concelebrazione eucaristica con i Cardinali, i Vescovi e i presbiteri a conclusione dell’Anno sacerdotale sul tema “Fedeltà di Cristo, Fedeltà del Sacerdote”.
Cari confratelli nel ministero sacerdotale,
Cari fratelli e sorelle,

l’Anno Sacerdotale che abbiamo celebrato, 150 anni dopo la morte del santo Curato d’Ars, modello del ministero sacerdotale nel nostro mondo, volge al termine. Dal Curato d’Ars ci siamo lasciati guidare, per comprendere nuovamente la grandezza e la bellezza del ministero sacerdotale. Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita. Pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo che sono parole di transustanziazione - parole che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del mondo: parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui. Il sacerdozio è quindi non semplicemente «ufficio», ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore. Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua - questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola «sacerdozio». Che Dio ci ritenga capaci di questo; che Egli in tal modo chiami uomini al suo servizio e così dal di dentro si leghi ad essi: è ciò che in quest’anno volevamo nuovamente considerare e comprendere. Volevamo risvegliare la gioia che Dio ci sia così vicino, e la gratitudine per il fatto che Egli si affidi alla nostra debolezza; che Egli ci conduca e ci sostenga giorno per giorno. Volevamo così anche mostrare nuovamente ai giovani che questa vocazione, questa comunione di servizio per Dio e con Dio, esiste - anzi, che Dio è in attesa del nostro «sì». Insieme alla Chiesa volevamo nuovamente far notare che questa vocazione la dobbiamo chiedere a Dio. Chiediamo operai per la messe di Dio, e questa richiesta a Dio è, al tempo stesso, un bussare di Dio al cuore di giovani che si ritengono capaci di ciò di cui Dio li ritiene capaci. Era da aspettarsi che al «nemico» questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti - soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario. Anche noi chiediamo insistentemente perdono a Dio ed alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più; promettere che nell’ammissione al ministero sacerdotale e nella formazione durante il cammino di preparazione ad esso faremo tutto ciò che possiamo per vagliare l’autenticità della vocazione e che vogliamo ancora di più accompagnare i sacerdoti nel loro cammino, affinché il Signore li protegga e li custodisca in situazioni penose e nei pericoli della vita. Se l’Anno Sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende. Ma si trattava per noi proprio del contrario: il diventare grati per il dono di Dio, dono che si nasconde "in vasi di creta" e che sempre di nuovo, attraverso tutta la debolezza umana, rende concreto in questo mondo il suo amore. Così consideriamo quanto è avvenuto quale compito di purificazione, un compito che ci accompagna verso il futuro e che, tanto più, ci fa riconoscere ed amare il grande dono di Dio. In questo modo, il dono diventa l’impegno di rispondere al coraggio e all’umiltà di Dio con il nostro coraggio e la nostra umiltà. La parola di Cristo, che abbiamo cantato come canto d’ingresso nella liturgia odierna, può dirci in questa ora che cosa significhi diventare ed essere sacerdote: "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore" (Mt 11,29).
Celebriamo la festa del Sacro Cuore di Gesù e gettiamo con la liturgia, per così dire, uno sguardo dentro il cuore di Gesù, che nella morte fu aperto dalla lancia del soldato romano. Sì, il suo cuore è aperto per noi e davanti a noi - e con ciò ci è aperto il cuore di Dio stesso. La liturgia interpreta per noi il linguaggio del cuore di Gesù, che parla soprattutto di Dio quale pastore degli uomini, e in questo modo ci manifesta il sacerdozio di Gesù, che è radicato nell’intimo del suo cuore; così ci indica il perenne fondamento, come pure il valido criterio, di ogni ministero sacerdotale, che deve sempre essere ancorato al cuore di Gesù ed essere vissuto a partire da esso. Vorrei oggi meditare soprattutto sui testi con i quali la Chiesa orante risponde alla Parola di Dio presentata nelle letture. In quei canti parola e risposta si compenetrano. Da una parte, essi stessi sono tratti dalla Parola di Dio, ma, dall’altra, sono al contempo già la risposta dell’uomo a tale Parola, risposta in cui la Parola stessa si comunica ed entra nella nostra vita. Il più importante di quei testi nell’odierna liturgia è il Salmo 23 (22) - "Il Signore è il mio pastore" -, nel quale l’Israele orante ha accolto l’autorivelazione di Dio come pastore, e ne ha fatto l’orientamento per la propria vita. "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla": in questo primo versetto si esprimono gioia e gratitudine per il fatto che Dio è presente e si occupa dell’uomo. La lettura tratta dal Libro di Ezechiele comincia con lo stesso tema: "Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura" (Ez 34,11). Dio si prende personalmente cura di me, di noi, dell’umanità. Non sono lasciato solo, smarrito nell’universo ed in una società davanti a cui si rimane sempre più disorientati. Egli si prende cura di me. Non è un Dio lontano, per il quale la mia vita conterebbe troppo poco. Le religioni del mondo, per quanto possiamo vedere, hanno sempre saputo che, in ultima analisi, c’è un Dio solo. Ma tale Dio era lontano. Apparentemente Egli abbandonava il mondo ad altre potenze e forze, ad altre divinità. Con queste bisognava trovare un accordo. Il Dio unico era buono, ma tuttavia lontano. Non costituiva un pericolo, ma neppure offriva un aiuto. Così non era necessario occuparsi di Lui. Egli non dominava. Stranamente, questo pensiero è riemerso nell’Illuminismo. Si comprendeva ancora che il mondo presuppone un Creatore. Questo Dio, però, aveva costruito il mondo e poi si era evidentemente ritirato da esso. Ora il mondo aveva un suo insieme di leggi secondo cui si sviluppava e in cui Dio non interveniva, non poteva intervenire. Dio era solo un’origine remota. Molti forse non desideravano neppure che Dio si prendesse cura di loro. Non volevano essere disturbati da Dio. Ma laddove la premura e l’amore di Dio vengono percepiti come disturbo, lì l’essere umano è stravolto. È bello e consolante sapere che c’è una persona che mi vuol bene e si prende cura di me. Ma è molto più decisivo che esista quel Dio che mi conosce, mi ama e si preoccupa di me. "Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Gv 10,14), dice la Chiesa prima del Vangelo con una parola del Signore. Dio mi conosce, si preoccupa di me. Questo pensiero dovrebbe renderci veramente gioiosi. Lasciamo che esso penetri profondamente nel nostro intimo. Allora comprendiamo anche che cosa significhi: Dio vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini. Come sacerdoti, vogliamo essere persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio. E, riguardo all’ambito a lui affidato, il sacerdote, insieme col Signore, dovrebbe poter dire: "Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me". "Conoscere", nel significato della Sacra Scrittura, non è mai soltanto un sapere esteriore così come si conosce il numero telefonico di una persona. "Conoscere" significa essere interiormente vicino all’altro. Volergli bene. Noi dovremmo cercare di "conoscere" gli uomini da parte di Dio e in vista di Dio; dovremmo cercare di camminare con loro sulla via dell’amicizia con Dio.
Ritorniamo al nostro Salmo. Lì si dice: "Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza" (23 [22], 3s). Il pastore indica la strada giusta a coloro che gli sono affidati. Egli precede e li guida. Diciamolo in maniera diversa: il Signore ci mostra come si realizza in modo giusto l’essere uomini. Egli ci insegna l’arte di essere persona. Che cosa devo fare per non precipitare, per non sperperare la mia vita nella mancanza di senso? È, appunto, questa la domanda che ogni uomo deve porsi e che vale in ogni periodo della vita. E quanto buio esiste intorno a tale domanda nel nostro tempo! Sempre di nuovo ci viene in mente la parola di Gesù, il quale aveva compassione per gli uomini, perché erano come pecore senza pastore. Signore, abbi pietà anche di noi! Indicaci la strada! Dal Vangelo sappiamo questo: Egli stesso è la via. Vivere con Cristo, seguire Lui - questo significa trovare la via giusta, affinché la nostra vita acquisti senso ed affinché un giorno possiamo dire: "Sì, vivere è stata una cosa buona". Il popolo d’Israele era ed è grato a Dio, perché Egli nei Comandamenti ha indicato la via della vita. Il grande Salmo 119 (118) è un’unica espressione di gioia per questo fatto: noi non brancoliamo nel buio. Dio ci ha mostrato qual è la via, come possiamo camminare nel modo giusto. Ciò che i Comandamenti dicono è stato sintetizzato nella vita di Gesù ed è divenuto un modello vivo. Così capiamo che queste direttive di Dio non sono catene, ma sono la via che Egli ci indica. Possiamo essere lieti per esse e gioire perché in Cristo stanno davanti a noi come realtà vissuta. Egli stesso ci ha resi lieti. Nel camminare insieme con Cristo facciamo l’esperienza della gioia della Rivelazione, e come sacerdoti dobbiamo comunicare alla gente la gioia per il fatto che ci è stata indicata la via giusta.
C’è poi la parola concernente la "valle oscura" attraverso la quale il Signore guida l’uomo. La via di ciascuno di noi ci condurrà un giorno nella valle oscura della morte in cui nessuno può accompagnarci. Ed Egli sarà lì. Cristo stesso è disceso nella notte oscura della morte. Anche lì Egli non ci abbandona. Anche lì ci guida. "Se scendo negli inferi, eccoti", dice il Salmo 139 (138). Sì, tu sei presente anche nell’ultimo travaglio, e così il nostro Salmo responsoriale può dire: pure lì, nella valle oscura, non temo alcun male. Parlando della valle oscura possiamo, però, pensare anche alle valli oscure della tentazione, dello scoraggiamento, della prova, che ogni persona umana deve attraversare. Anche in queste valli tenebrose della vita Egli è là. Sì, Signore, nelle oscurità della tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi, mostrami che tu sei là. Aiuta noi sacerdoti, affinché possiamo essere accanto alle persone a noi affidate in tali notti oscure. Affinché possiamo mostrare loro la tua luce.
"Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza": il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino. Accanto al bastone c’è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. Ambedue le cose rientrano anche nel ministero della Chiesa, nel ministero del sacerdote. Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore - vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore.
Alla fine del Salmo si parla della mensa preparata, dell’olio con cui viene unto il capo, del calice traboccante, del poter abitare presso il Signore. Nel Salmo questo esprime innanzitutto la prospettiva della gioia per la festa di essere con Dio nel tempio, di essere ospitati e serviti da Lui stesso, di poter abitare presso di Lui. Per noi che preghiamo questo Salmo con Cristo e col suo Corpo che è la Chiesa, questa prospettiva di speranza ha acquistato un’ampiezza ed una profondità ancora più grandi. Vediamo in queste parole, per così dire, un’anticipazione profetica del mistero dell’Eucaristia in cui Dio stesso ci ospita offrendo se stesso a noi come cibo - come quel pane e quel vino squisito che, soli, possono costituire l’ultima risposta all’intima fame e sete dell’uomo. Come non essere lieti di poter ogni giorno essere ospiti alla mensa stessa di Dio, di abitare presso di Lui? Come non essere lieti del fatto che Egli ci ha comandato: "Fate questo in memoria di me"? Lieti perché Egli ci ha dato di preparare la mensa di Dio per gli uomini, di dare loro il suo Corpo e il suo Sangue, di offrire loro il dono prezioso della sua stessa presenza. Sì, possiamo con tutto il cuore pregare insieme le parole del Salmo: "Bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita" (23 [22], 6).
Alla fine gettiamo ancora brevemente uno sguardo sui due canti alla comunione propostici oggi dalla Chiesa nella sua liturgia. C’è anzitutto la parola con cui san Giovanni conclude il racconto della crocifissione di Gesù: "Un soldato gli trafisse il costato con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua" (Gv 19,34). Il cuore di Gesù viene trafitto dalla lancia. Esso viene aperto, e diventa una sorgente: l’acqua e il sangue che ne escono rimandano ai due Sacramenti fondamentali dei quali la Chiesa vive: il Battesimo e l’Eucaristia. Dal costato squarciato del Signore, dal suo cuore aperto scaturisce la sorgente viva che scorre attraverso i secoli e fa la Chiesa. Il cuore aperto è fonte di un nuovo fiume di vita; in questo contesto, Giovanni certamente ha pensato anche alla profezia di Ezechiele che vede sgorgare dal nuovo tempio un fiume che dona fecondità e vita (Ez 47): Gesù stesso è il tempio nuovo, e il suo cuore aperto è la sorgente dalla quale esce un fiume di vita nuova, che si comunica a noi nel Battesimo e nell’Eucaristia.
La liturgia della Solennità del Sacro Cuore di Gesù prevede, però, come canto di comunione anche un’altra parola, affine a questa, tratta dal Vangelo di Giovanni: Chi ha sete, venga a me. Beva chi crede in me. La Scrittura dice: "Sgorgheranno da lui fiumi d’acqua viva" (cfr Gv 7,37s). Nella fede beviamo, per così dire, dall’acqua viva della Parola di Dio. Così il credente diventa egli stesso una sorgente, dona alla terra assetata della storia acqua viva. Lo vediamo nei santi. Lo vediamo in Maria che, quale grande donna di fede e di amore, è diventata lungo i secoli sorgente di fede, amore e vita. Ogni cristiano e ogni sacerdote dovrebbero, a partire da Cristo, diventare sorgente che comunica vita agli altri. Noi dovremmo donare acqua della vita ad un mondo assetato. Signore, noi ti ringraziamo perché hai aperto il tuo cuore per noi; perché nella tua morte e nella tua risurrezione sei diventato fonte di vita. Fa’ che siamo persone viventi, viventi dalla tua fonte, e donaci di poter essere anche noi fonti, in grado di donare a questo nostro tempo acqua della vita. Ti ringraziamo per la grazia del ministero sacerdotale. Signore, benedici noi e benedici tutti gli uomini di questo tempo che sono assetati e in ricerca. Amen.

giovedì 17 giugno 2010

VENERDI' 18 GIUGNO 2010, ORE 19.00, AULA CONSILIARE - NUOVA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI MELISSANO

Sono 9 gli argomenti da trattare e posti all'Ordine del Giorno:
1. COMUNICAZIONI DEL SINDACO-PRESIDENTE.
2. RICONOSCIMENTO DEBITO DI CUI ALL'ART. 194, COMMA 19) LETT. A) D. LGS. N. 267/2000 - SIG. STAJANO TOMMASO.
3. RICONOSCIMENTO DEBITO DI CUI ALL'ART. 194, COMMA 1) LETT. A) D. LGS. N. 267/2000 - CITTA' DI MAGLIE.
4. RICONOSCIMENTO DEBITO DI CUI ALL'ART. 194, COMMA 1) LETT. A) D. LGS. N. 267/2000 - SIG.RA GIURANNO ROSILDE.
5. MODIFICHE REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELLO SVOLGIMENTO DELL'ATTIVITA' COMMERCIALE SULLE AREE PUBBLICHE - L. R. N. 18 DEL 24 LUGLIO 2001.
6. ATTIVAZIONE PROCEDURA D. LGS. N. 267/2000, ART. 193-194-202-203. SPECIFICA PER COMPETENZE PROFESSIONALI PER I LAVORI DI COMPLETAMENTO FOGNATURA BIANCA NEL P.I.P. - ATTO DI TRANSAZIONE A SEGUITO DI SENTENZA "PIERRI ENZO PATRIZIO CONTRO COMUNE DI MELISSANO".
7. COMMISSIONE LOCALE PER IL PAESAGGIO AI SENSI DEL D. LGS. 42/2004 E L. R. M. 20/2009 - PRESA ATTO DELIBERAZIONE DI CONSIGLIO DELL'UNIONE DEI COMUNI JONICA SALENTINA N. 2 DEL 09 MARZO 2010 E DELEGA ALLA STESSA PER IL RILASCIO DELL'AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA, AI SENSI DELL'ART. 7, COMMA 3 DELLA R. R. 07 OTTOBRE 2009, N. 20.
8. COSTITUZIONE DEI "RIONI" CITTADINI - PRESA D'ATTO.
9. ATTO TRANSATTIVO TOMMASO MANCO CONTRO COMUNE DI MELISSANO - RICONOSCIMENTO DEBITO FUORI BILANCIO - CONTRAZIONE MUTUO CON LA CASSA DD. PP.

LA LETTERA INVIATA PRIMA DEL 13 GIUGNO A GIUSTIFICA DELLA MIA ASSENZA ALLE CELEBRAZIONI RELIGIOSE DEL SANTO PATRONO

"Al Parroco di Melissano
Sac. Don Antonio PERRONE
Al Presidente
del Comitato Festa Patronale
sig. Antonio MACRI’
Ai Componenti tutti
del Comitato Festa Patronale
LL.SS.
Con la presente, si riscontra il gentile invito del presidente del Comitato Festa Patronale di Melissano (Prot. N. 4873 del 25 Maggio 2010) e del rev. Parroco di Melissano (Prot. N. 5378 del 10 Giugno 2010).
Impegni lavorativi di carattere stagionale e che mi impegnano, per il momento, nei giorni festivi e nei fine settimana (ogni sabato e domenica), mi impediscono di essere presente alle solenni celebrazioni liturgiche del 13 giugno in onore del Santo Patrono S. Antonio.
Tuttavia, mi preme sottolineare che l’UNICA REALE motivazione della mia assenza è dovuta a quanto sopra descritto. Ogni altro mormorio (che si aggiunge ad altre questioni e prese di posizione non solo soggettive in quanto cittadino melissanese ma anche oggettive in quanto parte di una comunità parrocchiale) è frutto di logiche di persone che, purtroppo, non sanno distinguere le cose di Dio dalle cose dell’uomo e che confondono VOLUTAMENTE il sacro nel profano ed il profano nel sacro.
Tanto si doveva in attesa di esprimerVi insieme ad altri concittadini/parrocchiani alcune perplessità in merito a scelte che il Comitato si appresta a realizzare per conto e nome di tutti i melissanesi.
Cordiali Saluti e Buona Festa a tutti.
Melissano, 10 Giugno 2010
Stefano Giuseppe SCARCELLA"

COME CONIUGARE SOBRIETA' E SOLIDARIETA' IN TEMPO DI CRISI

Di don Daniele Bortolussi
20 maggio 2010

Tratto da ZENIT.org
Per "stile di vita" si intende genericamente un insieme stabile e duraturo di comportamenti visibili, di modi di essere che riflettono la gerarchia di valori della persona o del gruppo che li mette in atto. Ciò che determina uno stile, pertanto, non sono le scelte episodiche, ma un sistema di scelte, caratterizzate dalla continuità nel tempo e dalla trasversalità ai diversi ambiti di vita e aventi come riferimento, più o meno consapevolmente, precisi modelli sociali ed economici. Lo stile di vita, dunque, si esplicita all'interno di una continua interazione tra la persona singola con il suo orientamento valoriale e il sistema sociale che la circonda, come a cerchi concentrici, dal più prossimo fino a quello globale. Il contesto attuale rende urgente una riflessione sui nuovi stili di vita, che parta necessariamente da questa prospettiva relazionale che coinvolge il soggetto nel suo rapporto con le cose, le persone, l'ambiente e il mondo.
Rapporto con le cose
Si gioca essenzialmente nel consumo di beni, spesso caratterizzato dell'eccesso e dallo spreco, dal bisogno di consumare sempre di più e dalla conseguente incapacità di godere di ciò che si ha. Il consumo diventato "consumismo", cioè filosofia dell'usa e getta e del bisogno indotto, altera fortemente il rapporto con la quotidianità, se consideriamo il forte impiego di energie per mantenere un tenore di vita tale da possedere determinati oggetti, che spesso conduce a mettere in secondo piano le relazioni e gli aspetti più profondi dell'esistenza. Il mito della crescita che il mercato impone, induce a perdere di vista il senso dell'utilità reale delle cose, rende schiavi, identifica la persona con il consumatore per renderlo funzionale a sé e non il contrario. Ecco allora la necessità sempre più urgente di assumere un atteggiamento pensante e critico di fronte a questa logica, per diventare attori di un cambiamento, non solo nella direzione della riduzione dei consumi, ma anche nell'attenzione alle conseguenze del "cosa" consumare.
Rapporto con l'ambiente
La sensibilità verso l'ambiente si sta affermando in maniera sorprendente non solo tra le nuove generazioni. Tra allarmismi e superficialità si sente la necessità, come singoli e come comunità, di porre in essere scelte che rallentino lo sfruttamento di risorse, la produzione insensata di rifiuti, l'emissione incontrollata di sostanze nocive. E' in gioco il rapporto con la terra e la sua vivibilità nel presente e nel futuro: è necessario instaurare un rapporto non violento con la terra, quasi a recuperare il senso delle radici dell'uomo e della sua realtà più profonda.
Rapporto con il mondo
La globalizzazione ha reso evidente la stretta connessione tra le persone che abitano questo pianeta, tra le sorti dei vari popoli e nazioni. Le guerre in atto, le forti disuguaglianze sociali ed economiche pongono domande allo stile di vita: indifferenza e non conoscenza non sono più ammissibili. L'informazione corretta e critica è il primo passo per assumere un atteggiamento di vicinanza reale con le popolazioni più povere e per mettere in atto azioni ispirate ad un principio di giustizia e non solo di tipo assistenzialistico.
Rapporto con le persone
È parte della natura umana costruire rapporti tra le persone, anche se, purtroppo, si sperimenta che individualismo ed egoismo possono rallentare o addirittura impedire la realizzazione di questa aspirazione. Come già accennato, il campo delle relazioni umane è fortemente condizionato dal sistema di vita, segnato oggi dal consumo sfrenato e dalla mercificazione. In questo senso, è di notevole importanza tornare a riflettere su questo aspetto, a considerare le relazioni umane come ricchezza e potenziale di crescita.
Tutto ciò apre anche il delicato capitolo del lavoro, dove la persona investe molte delle sue energie creative e relazionali. Diventa particolarmente urgente il ritorno a rapporti di lavoro che siano segnati dal riconoscimento della dignità dell'uomo, dalla giustizia, dalla sicurezza. Pensiamo, inoltre, alle conseguenze che la qualità del lavoro ha sul tempo libero, sulle relazioni familiari e amicali, sulla possibilità di improntare rapporti pacifici e non dettati da violenza o tensione, sull'attenzione a chi si trova in difficoltà, sull'opportunità di recuperare tempo di riflessione e di dialogo vero con gli altri. Parlare di stile di vita in questo ambito, significa riportare al centro la persona e non il profitto.
Solo in questa prospettiva relazionale è possibile inquadrare il discorso della "responsabilità" verso l'altro vicino e lontano, verso i beni, verso la natura e il mondo; d'altro canto solo nella responsabilità si possono attuare rapporti retti e così cooperare in modo intelligente all'edificazione di un mondo più umano. Responsabilità è letteralmente rispondere di qualcosa, rispondere agli appelli dell'altro, entrare nella vita dell'altro con partecipazione attiva alle sue vicende.
Parole-chiave per la riflessione
sul tema "stili di vita"
-- Persona: in un sistema nel quale la persona è ridotta a "risorsa umana" è necessario tornare a mettere al centro l'uomo, la sua dignità di collaboratore alla crescita e allo sviluppo umano, il suo bisogno di essere protagonista della vita, la sua creatività e le sue relazioni familiari e sociali
-- Famiglia: è il soggetto che più fortemente ha subito i contraccolpi delle profonde trasformazioni nel lavoro. In molte famiglie, l'aumento del benessere economico non corrisponde ad un miglioramento delle relazioni, della comunicazione. D'altro canto le famiglie segnate dalla precarietà nel lavoro e da condizioni economiche difficili sono fortemente condizionate nelle loro scelte anche educative.
-- Tempo: l'attuale impostazione del lavoro, caratterizzata da forte investimento mentale ed emotivo da parte della persona, provoca, in un certo senso, uno svuotamento di umanità che si rivela soprattutto nel vivere la festa e il tempo libero. È qui che l'uomo recupera il senso della sua vita, nelle sue dimensioni più essenziali.
-- Sicurezza. Può essere intesa secondo due accezioni: da una parte la necessità di avere la sicurezza di un posto di lavoro, che gradualmente scompare per lasciare il posto alla flessibilità. Questa aumenta l'incertezza per le famiglie, la paura del futuro, l'individualismo. La sicurezza riguarda anche i rischi legati ai luoghi e alle condizioni di lavoro. Velocità di produzione, precarietà, scarsa specializzazione sono cause di morte ancora oggi. Ancora una volta, la logica del profitto prevale sulla centralità della persona.
-- Responsabilità sociale delle imprese. Si esplicita nell'integrare i parametri di mercato e di profitto con criteri di natura etica quali l'impatto ambientale, i diritti dei lavoratori, nonché la scelta di produrre beni che siano realmente utili all'uomo e al suo benessere integrale come persona.
Don Daniele Bortolussi è Direttore dell'Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro dell'Arcidiocesi di Torino.

L'ALTRA OMELIA (43) - GESU'-EUCARISTIA: ACCOGLIERE IL CORPO CHE CI DA' LA VITA

Festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo
6 giugno 2010
Di padre Angelo del Favero
4 giugno 2010
Tratto da ZENIT.org
“Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsaida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”. C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”. Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste” (Lc 9,10-17).
“Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finchè egli venga” (1Cor 11,23-26).

Nella zona desertica di Betsaida, alla sera di una giornata spesa a prendersi cura dell’anima e del corpo di cinquemila persone, Gesù, presi in mano cinque pani e due pesci, anticipa sotto gli occhi di tutti quei gesti eucaristici che nell’ultima Cena consegnerà ai Dodici dicendo: “fate questo in memoria di me” (1Cor 11,24b). Nel deserto, moltiplica il cibo e lo fa distribuire alla folla; nel Cenacolo, lo trasforma in se stesso ed è lui a distribuirlo ai discepoli.
Sono due episodi separati nel tempo, ma collegati in quell’evento fondamentale per la Chiesa che Paolo ha ricevuto e trasmesso a sua volta: l’inconcepibile miracolo dell’Eucaristia, un Corpo preparato dal Padre per dare a tutti gli uomini la Vita del Figlio (Eb 10,5).
Il prodigio di Betsaida serve a saziare il corpo dei molti che hanno seguito Gesù per tre giorni senza provviste “al sacco”; quello del Cenacolo annuncia la fine di una fame molto più profonda, diffusa, vitale e “migliore”, quella del cuore, cioè la persona. La fame saziata nel deserto serve a capire che il pane materiale, preparato nei villaggi e nelle campagne dagli uomini, non può soddisfare il loro radicale bisogno di verità e di vita vera ed eterna; solo il pane-Carne e il vino-Sangue di Gesù sono quel cibo incorruttibile che impedisce di perire, poichè la sua sostanza è Dio.
Inquadrando il contesto immediato del fatto, Luca racconta che Gesù si era ritirato in disparte per sfuggire alla gente che lo cercava, decisa a violare la sua privacy. Il Signore, tuttavia, non sembra minimamente infastidito da queste folle implacabili: l’evangelista rivela infatti che egli “le accolse” (Lc 9,11b).
E’ così implicitamente sottolineata la necessità di quell’atteggiamento personale di stupefatta ed umile accoglienza che consente alla fede di sperimentare la realtà e gli effetti dell’Eucaristia: è il vivo Corpo e Sangue di Cristo, è Gesù in persona che può trasformare la carne inquinata del peccatore nella carne trasfigurata del santo.
Gesù-Eucaristia è simile al figlio neo-concepito: un Corpo pieno di vita da accogliere nel grembo interiore quale “cibo per l’uomo affamato di verità e di libertà” (Esortazione Apostolica “Sacramentum caritatis”, n. 1). La parola “cibo” non deve far venire in mente gli alimenti della tavola, ma il nutrimento spirituale essenziale alla felicità della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio-Amore (Gen 1,26).
Forse che il bambino nel grembo non è un nutrimento per colei che gli da’ carne e sangue? In realtà, il figlio alimenta il cuore della madre con una sostanza spirituale profonda, ricca di gioia e di vita, che ne realizza pienamente la persona. Sì, e quanto infinitamente amaro è rendersi conto di tutto ciò quando ormai gli è stato opposto un irreparabile rifiuto.
Non definitivamente irreparabile, in verità, poiché l’Eucaristia è Gesù in persona che viene per accogliere nel suo amore salvifico il povero di vita e l’affamato di pace che si accostano a Lui. E non c’è che un modo per sperimentare la trasformazione della propria indigenza mortale in abbondanza di vita: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Fa riflettere questa dichiarazione del Signore: se uno sta alla porta e bussa vuol dire che è già arrivato, anche se deve ancora cenare: perché allora dice “io verrò da lui”? La risposta sta proprio nelle due condizioni preliminari: “se uno ascolta la mia voce e mi apre la porta”.
In altre parole: il Signore può rendere effettiva ed efficace la sua venuta solo se viene accolto a cuore spalancato come una porta. Vuol dire che il suo è come l’arrivo del medico sulla porta di casa. Sarebbe del tutto inutile chiamarlo, farlo accomodare in salotto, ascoltare le sue parole e non farsi visitare da lui perché si ritiene di non averne bisogno!
Accogliere Gesù-Eucaristia, Medico e Farmaco che da la Vita, significa anzitutto riconoscersi profondamente malati nello spirito, affetti dal cancro del peccato ma fiduciosi nella sua infinita misericordia, quella Comunione che è rimedio dell’anima e del corpo. Dopo di che si fa’ propria una volontà di accoglienza “eucaristica” nei confronti di ogni prossimo, senza differenze, anche quello più importuno, anche il nemico che non da’ tregua e ti toglie la pace.
Una simile volontà pratica è eucaristica non solo per il modello, che è Gesù-Eucaristia, ma anche per il destinatario, che è sempre Gesù-Eucaristia. Infatti: “Proprio nella “carne” di ogni uomo Cristo continua a rivelarsi e ad entrare in comunione con noi, così che il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo. E’ questa la verità affascinante ed insieme esigente che Cristo ci svela e che la sua Chiesa ripropone instancabilmente: “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5)” (“Evangelium vitae”, n. 104).
- L’Eucaristia è il Signore Gesù, “è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore di Dio per ogni uomo” (Es.Ap. “Sacramentum caritatis”, n.1).
- L’Eucaristia è il Sacramento della Presenza e dell’accoglienza reale di Cristo, grazie al quale “possiamo dire che non soltanto ciascuno di noi riceve Cristo, ma che anche Cristo riceve ognuno di noi” (Enc. “Ecclesia de Eucharistia”, n. 22).
- L’Eucaristia è quella “carne” del Figlio di Dio nella quale è rappresentata e ri-presentata al vivo la carne di ogni uomo, da quando è concepita nel grembo, a quando esala l’ultimo respiro, identificazione vera e certa perché rivelata da Gesù stesso con queste parole: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40).
Tale “uguaglianza eucaristica” è così segno e fondamento della comune, assoluta, intangibile dignità di tutti gli esseri umani, dal neoconcepito all’uomo saturo di anni.
- L’Eucaristia è l’Amore fatto cibo, non solo perché “In questo mirabile Sacramento si manifesta l’amore “più grande”, quello che spinge a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13)” (“Sacramentum caritatis”, n.1), ma anche perché l’uguaglianza eucaristica dimostra che “l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza (Gn 1,26). Non fa’ differenza perché in tutti ravvisa riflesso il volto del suo Figlio Unigenito” (Benedetto XVI alla P. Accademia per la Vita, 27/2/2006).
Non fa differenza perché tra ogni essere umano e Gesù-Eucaristia non c’è differenza: “lo avete fatto a me” (Mt 25,40).
Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

L'ALTRA OMELIA (42) - LA VITA E' IL VANGELO DELLA TRINITA'

Solennità della Santissima Trinità
30 maggio 2010
Di padre Angelo del Favero
28 maggio 2010
Tratto da ZENIT.org
“Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra…io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pv 8,22-31).
“O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tua dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Salmo 8, 2.4-5).
“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,12-15).

“Non è una sfida a Dio l’ultimo risultato ottenuto da Craig Venter e dalla sua equipe, ma una sofisticata operazione tecnologica, un 'copia, incolla e metti la firma': non è una creazione dal nulla, piuttosto sono state sapientemente assemblate sequenze di DNA già esistenti in natura, e riprodotte in laboratorio ..hanno composto con grande abilità un enorme puzzle, utilizzando i pezzi già messi a disposizione dalla natura, per realizzare un disegno pressoché identico a quello già tracciato naturalmente” (“Avvenire”, editoriale del 22/5/2010).
Così il quotidiano “Avvenire” ha commentato la clamorosa notizia della produzione in laboratorio del primo batterio geneticamente modificato, un successo scientifico che il cardinale Bagnasco ha definito “segno ulteriore della grande intelligenza dell’uomo”, intelligenza che è “dono di Dio”.
Infatti, se l’infinita sapienza di Dio non avesse creato la doppia elica del DNA, nulla esisterebbe di tutto ciò che esiste nel mondo della vita biologica: dal “semplice” batterio a quella “macchina incredibile” che è l’uomo. Perciò l’impresa sensazionale di Venter canta per se stessa la gloria di Dio, e ciò che la sua equipe ha fatto annuncia anzitutto l’opera delle mani del Creatore.
Un annuncio che la liturgia della Chiesa non cessa di celebrare nella lode: “Noi ti lodiamo, Padre santo, per la tua grandezza: tu hai fatto ogni cosa con sapienza e amore. A tua immagine hai formato l’uomo, alle sue mani operose hai affidato l’universo perché nell’obbedienza a te, suo creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato” (Preghiera Eucaristica IV).
Sì, ciò che ha ottenuto il ricercatore americano ed il suo gruppo, va ben oltre la legittima soddisfazione del mondo scientifico: in realtà e verità è “prova” che l’essere umano è creato da Dio, ad immagine di Sé (Gen 1,27). Prova e monito.
Giovanni Paolo II lo ha affermato 15 anni fa con afflato sapienziale: “Difendere e promuovere, venerare e amare la vita è un compito che Dio affida ad ogni uomo, chiamandolo, come sua palpitante immagine, a partecipare alla signoria che Egli ha sul mondo: 'Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra' (Gen 1,28)” (Enciclica “Evangelium vitae”, n. 42).
Il Papa mette in luce l’ampiezza e la profondità della signoria che Dio dona all’uomo, citando poi il Salmo responsoriale di oggi: “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, ogni essere che percorre le vie dei mari” (Salmo 8,7-9) (id.).
Tra gli esseri che navigano nel mare della vita ci sono anche i batteri di Venter. Il suo grande risultato è un altro passo avanti nel cammino di conoscenza della verità “tutta intera” (Gv 16,13) della vita umana, un progresso che implica una responsabilità generativa e creativa: “Una certa partecipazione dell’uomo alla signoria di Dio si manifesta anche nella specifica responsabilità che gli viene affidata nei confronti della vita propriamente umana. E’ responsabilità che tocca il suo vertice nella donazione della vita mediante la generazione da parte dell’uomo e della donna nel matrimonio.(…) Parlando di “una certa speciale partecipazione” dell’uomo e della donna all’opera creatrice di Dio, il Concilio intende rilevare come la generazione del figlio sia un evento profondamente umano e altamente religioso, in quanto coinvolge i coniugi che formano “una sola carne” (Gen 2,24) ed insieme Dio stesso che si fa presente. (…) Infatti soltanto da Dio può provenire quella “immagine e somiglianza” che è propria dell’essere umano, così come è avvenuto nella creazione. La generazione è la continuazione della creazione” (E.V., n.43).
La liturgia della Santissima Trinità annuncia oggi tutto questo con uno splendido inno alla sapienza di Dio personificata (Pv 8,22-31): “Essa è divina, e quindi trascendente, perché è il progetto della mente di Dio, la sua volontà, la sua Parola, il suo Spirito, ma è anche incarnata perché il progetto si attua nella creazione, la volontà si manifesta nella Legge, la Parola si rivela nella Bibbia e lo Spirito si effonde nell’uomo” (G. Ravasi).
In questo canto l’autore ispirato descrive la sapienza creatrice di Dio come se fosse un bambino generato nel grembo: “Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività” (Pv 8,22). Come tutti i bambini, anche “Sapienza” è una bambina spontaneamente gioiosa: gioca e danza incantando coloro che la osservano…come non pensare alle stupefacenti danze cosmiche delle galassie osservate dagli astronomi? Come non contemplare le ancor più stupefacenti capriole dell’embrione umano nella capsula spaziale che lo avvolge nel grembo?
Tale splendida icona rivela perciò che la Sapienza divina, manifestata in tutte le opere di Dio, è congenitamente presente nell’uomo, vertice e compendio di tutto il creato. L’umana intelligenza e la spontanea attitudine di ogni uomo all’amore e alla gioia, sono segno profondo dell’impronta viva del Creatore.
Gesù, che è la Sapienza incarnata, lo ha rivelato esplicitamente nell’ultima cena: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). Il Signore è in persona il Vangelo di Dio, il rivelatore del mistero della santa Trinità, ed Egli ha detto: “Io sono la Vita” (Gv 11,25).
Perciò: la vita stessa dell’uomo, sin dal suo primo istante nel grembo, è immagine e somiglianza di Colui che ne è la Fonte. La vita è in realtà il vangelo della Trinità: chi la riconosce in questa sua intera verità, gioisce con lo stupore di un bambino e non può che esclamare: “Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia” (Salmo 139/8,14).
Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

sabato 29 maggio 2010

NO ALLE GIOSTRE AL CIMITERO COMUNALE, SI ALLE GIOSTRE SU VIALE STAZIONE / PROMUOVIAMO UN COMITATO CITTADINO

MELISSANO PENSIERI LIBERI darà il via alla promozione di un COMITATO CITTADINO contro la decisione di posizionare le giostre per la Festa Patronale 2010 al Cimitero Comunale di Melissano.
Agli altri cimiteri ci pensino i loro paesani ma noi pensiamo al rispetto ed alla tutela del nostro!

FANNO FARE FESTA AI NOSTRI FIGLI SOTTO AGLI OCCHI DEI NOSTRI MORTI! NO AL CHIASSO DELLE GIOSTRE CHE ROMPE IL SILENZIO DEI NOSTRI CARI DEFUNTI.

Corre voce che sia stato rilasciato il permesso della Curia Vescovile (e che stia per firmare l'ordinanza di autorizzazione anche il sindaco di Melissano, Roberto Falconieri) per l'installazione del Luna Park al Cimitero Comunale di Melissano.
E' tutto da verificare, ma in giro se ne stanno sentendo di tutti i colori!

IL CONTENUTO DELLA DELIBERA SOLO SULLA BACHECA DEL GRUPPO FACEBOOK "MELISSANESI CHE CONTINUANO A PAGARE CARA LA SPAZZATURA" - Iscriviti anche tu!

Clicca sull'immagine per ingrandirla
Solo a Melissano si consegnano soldi alle famiglie in difficoltà economica per pagare la spazzatura.
Procedura chiara e trasparente vuole che siano esonerate e quindi, invitate a non pagare.
A Melissano paghiamo in contanti per far pagare la tassa sulla raccolta dei rifiuti solidi urbani.
MAH!!!

BENEDETTO XVI°: IL CARRIERISMO NELLA CHIESA E' CONTRARIO AL VANGELO

Catechesi all'Udienza Generale
sul "munus regendi" del sacerdote
26 maggio 2010
Tratto da ZENIT.org
Nella Chiesa l'autorità e la gerarchia sono un servizio d’amore nel nome di Cristo, per questo non c'è spazio per il carrierismo: è quanto ha affermato questo mercoledì Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale in piazza San Pietro.
Nella catechesi, il Papa ha riflettuto sul "munus regendi" del sacerdote, ovvero sul suo compito di governare, parlando soprattutto del rapporto tra gerarchia e dimensione pastorale della Chiesa.
A questo proposito, il Pontefice ha osservato come spesso la gerarchia ecclesiastica venga pensata come opposta all'umiltà del Vangelo.
“Ma questo è un male inteso senso della gerarchia, storicamente anche causato da abusi di autorità e da carrierismo”, ha osservato, e frutto di una interpretazione erronea del concetto di gerarchia, che significa in realtà “sacra origine” e richiama perciò un’autorità che viene da un Altro.
“Chi entra nel sacro Ordine del Sacramento, la 'gerarchia', non è un autocrate, ma entra in un legame nuovo di obbedienza a Cristo”, ha spiegato.
“E anche il Papa - punto di riferimento di tutti gli altri Pastori e della comunione della Chiesa - non può fare quello che vuole; al contrario, il Papa è custode dell’obbedienza a Cristo, alla sua parola riassunta nella 'regula fidei', nel Credo della Chiesa, e deve precedere nell’obbedienza a Cristo e alla sua Chiesa”, ha aggiunto Benedetto XVI.
La Chiesa, infatti, esercita un’“autorità che è servizio […] nel nome di Gesù Cristo”.
Quindi, ha evidenziato, “per essere Pastore secondo il cuore di Dio occorre un profondo radicamento nella viva amicizia con Cristo, non solo dell’intelligenza, ma anche della libertà e della volontà, una chiara coscienza dell’identità ricevuta nell’Ordinazione Sacerdotale, una disponibilità incondizionata a condurre il gregge affidato là dove il Signore vuole e non nella direzione che, apparentemente, sembra più conveniente o più facile”.
Alla base del ministero pastorale, ha continuato, “c’è sempre l’incontro personale e costante con il Signore” il cui modo di governare “non è quello del dominio, ma l’umile ad amoroso servizio della Lavanda dei piedi”.
“Il senso profondo ed ultimo del compito di governare che il Signore ci ha affidato”, ha aggiunto, è quello di “condurre gli uomini a Dio, risvegliare la fede, sollevare l’uomo dall’inerzia e dalla disperazione, dare la speranza che Dio è vicino e guida la storia personale e del mondo”.
Il Papa ha infine invitato i sacerdoti a partecipare alle celebrazioni conclusive dell’Anno sacerdotale, in programma dal 9 all’11 giugno prossimo a Roma.
“Pregate - ha incoraggiato infine i fedeli - perché sappiamo prenderci cura di tutte le pecore, anche quelle smarrite, del gregge a noi affidato”.

IL PAPA A POLITICI E IMPRENDITORI: CONTRASTATE LA CRISI OCCUPAZIONALE

Nell'udienza ai Vescovi italiani
riuniti in Vaticano
per l'Assemblea Generale
27 maggio 2010
Tratto da ZENIT.org
Politici e imprenditori devono “fare quanto è nelle loro possibilità per attutire gli effetti della crisi occupazionale”. E' questo l'appello lanciato giovedì da Benedetto XVI nell'incontrarsi con i Vescovi italiani riuniti dal 24 maggio in Vaticano per la loro Assemblea generale.
Nel suo discorso il Papa ha affermato che sarebbe illusorio contrastare la crisi economica ignorando la “crisi culturale e spirituale” che colpisce l'Italia, dove si vive una “marcata incertezza sui valori, evidente nella fatica di tanti adulti a tener fede agli impegni assunti”.
Per questa ragione, Benedetto XVI ha esortato tutti “a riflettere sui presupposti di una vita buona e significativa, che fondano quell’autorevolezza che sola educa”.
Alla Chiesa, ha detto, sta “a cuore il bene comune”, da qui l'impegno “a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese”.
In questa prospettiva, ha continuato il Papa, la comunità cristiana “continuerà responsabilmente a offrire il suo contributo alla crescita sociale e morale dell'Italia”.
Benedetto XVI ha poi parlato delle “ferite da cui la comunità ecclesiale è segnata, per la debolezza e il peccato di alcuni suoi membri” e a questo proposito ha tenuto a precisare che “questa umile e dolorosa ammissione non deve, però, far dimenticare il servizio gratuito e appassionato di tanti credenti, a partire dai sacerdoti”.
Nel suo indirizzo di saluto, poco prima, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aveva assicurato al Santo Padre il desiderio di tuti i Vescovi italiani di unirsi “alla Sua azione di autoriforma della Chiesa perché sia all’altezza della sua vocazione e diventi sempre più quella che corrisponde al disegno di Dio, la cui presenza è necessario rendere presente al mondo contemporaneo, fin dentro le condizioni quotidiane dell’esistenza”.
“In questi giorni abbiamo anche riflettuto sul servizio episcopale sulla scorta del Suo invito ad esercitare in pieno la responsabilità come servizio alla crescita degli altri, e, prima di tutti, dei sacerdoti”, ha continuato.
In questo senso, ha aggiunto, “siamo incoraggiati, oltre che dalle Sue parole e dal Suo esempio, anche dalla quotidiana testimonianza di tantissimi sacerdoti - vera gloria della nostra Chiesa - e di innumerevoli religiosi, religiose e laici che vivono il dono della fede e la gioia di donarla”.
L’Anno speciale dedicato ai sacerdoti, ha ricordato nel suo discorso il Papa, aveva come finalità proprio quella di promuovere il loro “rinnovamento interiore”, “quale condizione per un più incisivo impegno evangelico e ministeriale”.
“In questa luce - ha proseguito -, ciò che è motivo di scandalo, deve tradursi per noi in richiamo a un profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, dall’altra la necessità della giustizia”.
Il Papa ha poi accennato agli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio incentrati sulla sfida educativa che presto verranno approvati dalla Conferenza Episcopale Italiana.
“Educare non è mai stato facile, ma non dobbiamo arrenderci - li ha incoraggiati -: verremmo meno al mandato che il Signore stesso ci ha affidato, chiamandoci a pascere con amore il suo gregge”.
“Risvegliamo piuttosto nelle nostre comunità quella passione educativa, che non si risolve in una didattica, in un insieme di tecniche e nemmeno nella trasmissione di principi aridi”, è stata la sua esortazione.
“Educare - ha affermato ancora - è formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti e il giudizio”.
“La sete che i giovani portano nel cuore - ha continuato - è una domanda di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita”.
“È desiderio di un futuro, reso meno incerto da una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili”, ha infine concluso.

SPECIALE / OMICIDIO PEPPINO BASILE (49) - I COLITTI SMONTARONO CIMICI DA AUTO DI VITTORIO SENIOR

I Colitti avrebbero tolto le micro-spie
piazzate dagli investigatori
nella Fiat Punto di Vittorio senior.
Per trovarle, avrebbero chiesto aiuto
ad un parente carabiniere.
Domani i primi sei testimoni
28 Maggio 2010
Tratto dal Sito Internet
www.lecceprima.it
I Colitti strapparono dalla macchina le cimici che gli inquirenti avevano piazzato per ascoltare le loro conversazioni. Anche questo episodio compare nella lista delle intercettazioni che il dottor Giovanni Leo dovrà trascrivere.
L’incarico gli è stato ufficialmente conferito oggi, nel corso della seconda udienza presso il Tribunale dei minori del processo contro uno dei presunti assassini di Peppino Basile, il 19enne Vittorio Luigi Colitti.
Nell’ambito delle intercettazioni (12, ambientali e telefoniche, che vanno dal luglio 2008 al novembre 2009) ne compare una, risalente al pomeriggio dell’ 11 aprile 2009. Gli interlocutori non si riconoscono, ma è certo che si riferisca allo smontaggio delle cimici, che erano state installate nella Fiat Punto di Colitti senior. E per l’individuazione delle quali avrebbero chiesto aiuto ad un loro parente, in servizio presso l’Arma dei carabinieri.
L’inizio delle operazioni peritali è stato fissato per il 4 giugno prossimo, ed il dottor Leo ha chiesto un termine di 90 giorni. Dovrà conferire davanti al collegio giudicante durante l’udienza del primo settembre.
Intanto la difesa continua a produrre documentazione sulla pista Vaccaro, il pentito che avrebbe rivelato come l’omicidio Basile sarebbe stato commissionato da un imprenditore salentino. In particolare una lettera, scritta da un pregiudicato di Parabita a Vaccaro, nella quale si scrive: “per quanto riguarda Ugento stai tranquillo… quella storia sta morendo insieme all’assessore”. Domani si terrà una nuova udienza, durante la quale sfileranno i primi sei testimoni, tra cui il medico che ha effettuato l’autopsia Alberto Tortorella.
L. C.

VINCITORI E VINTI NELLA PUGLIA 2010 (98.a ED ULTIMA PARTE) - PARTE LA NONA LEGISLATURA PUGLIESE: INTRONA PRESIDENTE

È iniziata ufficialmente
la nona legislatura
con la prima assise regionale:
ratificati gli eletti e nominato
presidente del consiglio Onofrio Introna.
Auspicio condiviso: “Legislatura costituente”
27 Magio 2010
Tratto dal Sito Internet
www.lecceprima.it
Parte la nona legislatura pugliese: si è insediato in mattinata il consiglio regionale. L’assemblea, presieduta dall’ufficio provvisorio di presidenza guidato dal consigliere anziano Francesco Damone, è iniziata con un minuto di silenzio, il caporalmaggiore venticinquenne, Luigi Pascazio, morto nell’attentato compiuto in Afghanistan lo scorso 17 maggio. Dopo la convalida degli eletti e l’elezione del presidente dell’assemblea e dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, è stato il momento del giuramento del governatore, Nichi Vendola, che ha, quindi, comunicato ufficialmente la composizione della seconda giunta.
Si sono registrate manifestazioni di protesta da parte di gruppi di persone davanti alla sede della Regione Puglia, in via Capruzzi, alla cui guida c’è l’ex candidato presidente di Alternativa Comunista, Michele Rizzi, che torna a chiedere una “sanità giusta” e a contestare i tagli annunciati; ma non protesta solo Rizzi, ma anche un gruppo di lavoratori di Agile ex Eutelia di Bari che chiede la convocazione di un tavolo nazionale di confronto.
Come previsto, è stato eletto presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, supportato anche dai voti dell’Udc. Ma, a nome del gruppo di recente costituzione dei Moderati e Popolari, Giacomo Olivieri ha spiegato che il problema non sia nel nome ma nel metodo, annunciando la propria astensione e quella dei suoi. Il capogruppo di opposizione, Rocco Palese, nel proprio intervento, ha auspicato una legislatura costituente, con sfide importanti come federalismo fiscale, la legalità, il merito, con attenzione al lavoro per i giovani. Dello stesso avviso, sulla fase costituente, anche Antonio De Caro, capogruppo del Pd.
Il neo eletto presidente del consiglio, Onofrio Introna, nel suo intervento, ha parlato della necessità di ridurre i costi della politica e il numero dei consiglieri in regione. Il governatore Vendola si è appellato al senso delle istituzioni per uscire dalla condizione di dolore e sofferenza dei territori. Il consiglio regionale ha poi eletto come vicepresidenti del consiglio Antonio Maniglio del Pd con 42 voti e Nicola Marmo del Pdl con 26 voti (4 gli astenuti). Consiglieri segretari sono stati eletti Andrea Caroppo (Ppdt) e Giuseppe Longo (Udc). Le dichiarazioni programmatiche di Vendola saranno enunciate nella seduta del Consiglio del prossimo 3 giugno. L'assemblea regionale pugliese ha cinque giorni per costituire i gruppi consiliari.
Io Sud tra protesta e iniziative culturali
Partono gli appuntamenti culturali promossi da Io Sud, nell’ambito di “Percorsi identitari”: il primo appuntamento è con un protagonista della cultura di destra, ossia Marco Tarchi, politologo, che presenta il suo ultimo libro dal titolo “La rivoluzione impossibile. Dai campi hobbit alla nuova destra”. L’appuntamento è per stasera alle Officine Cantelmo. Mentre venerdì, 28 maggio, alle ore 18, sempre con la sen. Adriana Poli Bortone, Tarchi presenterà il libro all’Hotel Sheraton di Bari.
Io Sud ed Mpa, inoltre, lanciano un’iniziativa a cui tutti i cittadini indignati, dotati di senso civico potranno partecipare, per evidenziare il problema dei rifiuti in strada: trattasi di un concorso fotografico con scatti ai cassonetti traboccanti di immondizia nel loro comune o nei pressi delle piazzole di sosta delle strade provinciali.

VINCITORI E VINTI NELLA PUGLIA 2010 (97) - VERSO IL COMPLETAMENTO DELLE COMMISSIONI REGIONALI

Tregua nel Pd che riesce ad accontentare
tutte le proprie correnti,
grazie ai passi indietro di Loizzo e Romano
Idv perde una commissione
Poli Bortone tra Partito della Nazione
e crisi agricola
25 Maggio 2010
Tratto dal Sito Internet
www.lecceprima.it
La quadratura del cerchio alla fine è arrivata: anche le commissioni regionali vedono completate le caselle. Il Pd trova il suo capogruppo, ossia Antonio Decaro, che succede ad Antonio Maniglio, che sarà vicepresidente del consiglio. Alle tre presidenze di commissione assegnate al Pd, invece, andranno Franco Ognissanti, Donato Pentassuglia e Dino Marino, con un’intesa che accontenta tutte le correnti del partito. Sorride Emiliano che vede due esponenti vicini in ruoli di riferimento, lascerà il via alla nomina di segretario provinciale del partito, Franco Antonacci. Ma si dicono soddisfatti anche i bersaniani e i franceschiniani, tutti concordi sulle scelte effettuate dal partito in quest’ultima trattativa.
Nella gestione degli accordi, importanti sono stati i contributi dell’ex assessore Mario Loizzo e Pino Romano, che, con i propri passi indietro, hanno garantito il buon esito della discussione interna al partito. Salta, invece, la seconda presidenza di commissione per l’Italia dei Valori, dopo lo strappo di Giacomo Olivieri, successivo al suo mancato ingresso in giunta: Vendola, riscontrando la presenza di quattro eletti per i dipietristi, ha ritenuto inopportuno assegnare oltre al posto in giunta, anche due commissioni. Alla presidenza della commissione assegnata all’Idv, a questo punto, dovrebbe andare Aurelio Gianfreda; un’altra spetta a “La Puglia per Vendola”, ossia a Giovanni Brigante, una a Sinistra Ecologia e Libertà, ossia ad Arcangelo Sannicandro e una, la Settima commissione tradizionalmente assegnata all’opposizione, per l’Udc, con Euprepio Curto in pole position.
Intanto, Adriana Poli Bortone, reduce da Todi, evidenzia di lavorare insieme ai moderati alla costruzione di un “grande rassemblement riformista, una grande alleanza che si candidi, in alternativa ed oltre il Pd e il Pdl, a governare il Paese”. Non si scioglierà, dunque, Io Sud, che anzi cerca di crescere e rafforzare la propria presenza capillare, dopo la costituzione del partito: “In questo grande rassemblemento - afferma la Poli -, nessuna identità deve essere mortificata o andare a disperdersi come in un grande calderone. Gli esempi del Pd e del Pdl, in tal senso fallimentari, hanno fatto a scuola. Ognuno deve conservare la propria individualità/ identità e soprattutto i veri protagonista dell’azione politica anche eventualmente in un grande rassemblement, devono essere i territori, e naturalmente per quanto mi riguarda il Meridione”.
La Poli precisa come oggi si “marci distinti”, per cominciare a gettare le basi di un progetto comune. Dal punto di vista politico, la senatrice sposta l’attenzione sulla crisi del comparto agricolo salentino, annunciando la disponibilità a presentare un emendamento alla manovra finanziaria del governo: “Non si possono prevedere con il decreto incentivi - dichiara -, 700 mila euro per i battelli solari dei laghi e qualche milioni di euro per i produttori di bottoni, senza pensare in alcun modo agli agricoltori del Mezzogiorno. Questo è un altro grave paradosso del governo filo nordista che sta completamente dimenticando il Sud. Gli agricoltori pugliesi non chiedono forme di assistenzialismo, ma solo la possibilità di potersi reimmettere nella legalità. Una possibilità che in tal modo viene negata nonostante gli sforzi individuali non supportati da politiche di sostegno al settore”.

APRIRE A OTTOBRE? E' UN PASTICCIO E LO DIMOSTRA IL CALENDARIO SCOLASTICO

Nel prossimo anno scolastico si riuscirebbe a tenere aperte le scuole per il minimo dei giorni disponibili solo con il minimo delle vacanze. Ma molte festività si sovrappongono: dal 2012 salterebbe tutto.
Di Salvo Intravaia
Tratto dal Sito Internet
www.repubblica.it
Per giorni ha tenuto banco la proposta amarcord del senatore Giorgio Rosario Costa (e soprattutto il consenso espresso dalla Gelmini) di iniziare le lezioni a scuola il primo ottobre, come negli anni sessanta. Ma è davvero praticabile una soluzione di questo tipo? Le Regioni, che in questi giorni stanno completando la mappa dei rientri a scuola per l'anno prossimo, possono davvero pensare di suonare la prima campanella ad ottobre? In teoria sì, ma non in pratica. Ecco perché.
In parecchie regioni italiane, il prossimo anno scolastico si concluderà l'11 giugno (sabato) 2011. Quanto basta per consentire agli insegnanti di svolgere gli scrutini finali in tempo e senza fretta prima dell'inizio della maturità. Un eventuale slittamento in avanti della chiusura dell'anno, magari a metà giugno, rischierebbe di fare slittare gli esami di stato delle scuole superiori a luglio inoltrato. In diverse località del paese, gli studenti si ritroverebbero a ripetere Foscolo e Manzoni con un caldo soffocante. Meglio evitare, quindi.
Aprendo il primo ottobre 2010 e chiudendo l'11 giugno 2011, tolte le domeniche e le feste nazionali (1 novembre, 8 dicembre, 25 dicembre, 1 gennaio, 6 gennaio, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno), sono a disposizione delle Regioni 211 giorni di lezione. A questi vanno tolti i giorni delle vacanze di Natale e Pasqua. Con le vacanze di Natale e Pasqua più brevi possibile (24 dicembre/6 gennaio e 22/25 aprile) vengono meno altri 11 giorni e si arriverebbe al limite dei 200 giorni utili per la validità dell'anno scolastico. E niente "ponti" e, soprattutto, niente festa del Santo patrono, che a Milano si festeggia il 7 dicembre (Sant'Ambrogio) e a Bari il 6 dicembre con San Nicola.
Ma quest'anno il calendario è estremamente favorevole, perché il 25 aprile corrisponde con il lunedì dell'Angelo (quello dopo la domenica di Pasqua) e il Primo maggio cade di domenica. Senza queste due circostanze "fortunate" non sarebbe possibile iniziare l'anno scolastico il primo ottobre e concludere le lezioni nella prima decade di giugno, o poco oltre, assicurando agli alunni almeno 200 giorni di lezione. A meno di non volere percorrere alcune strade. Si potrebbe chiudere, a titolo di esempio, l'anno a metà giugno. Oppure, accorciare ancora le vacanze di Natale, rientrando a scuola fra il 26 e il 31 dicembre, o ancora recarsi a scuola per qualche domenica o abolire il Primo maggio. E se neppure in questo modo vi si dovesse riuscire basterebbe modificare l'articolo 74 del Testo unico sulla pubblica istruzione che impone minimo 200 giorni di lezione. Così ristoratori e albergatori sarebbero finalmente contenti.

SCUOLA AL VIA DAL 1° OTTOBRE: CORO DI NO / GELMINI: SERVE AL TURISMO E ALLE FAMIGLIE

Lega: proposta inattuabile
Idv: Gelmini come Maria Antonietta
Pd: vogliono accorciare
le ore d'insegnamento
Tratto dal Sito Internet
www.quotidianodipuglia.it
24 maggio - La proposta di un rinvio dell'inizio dell'anno scolastico a ottobre, arrivata da alcuni parlamentari, è stata accolta con interesse dal ministro dell'Istruzione. «E' una proposta sulla quale si può discutere - ha detto Mariastella Gelmini - Io sono molto aperta su questo tema perché effettivamente il nostro Paese vive di turismo, e oggi le vacanze per le famiglie non sono più concentrate a luglio e agosto. A settembre si possono avere migliori opportunità sul piano economico. Per certi versi uno slittamento dell'inizio dell'anno scolastico potrebbe aiutare le famiglie a organizzare meglio il periodo delle vacanze e dare anche un aiuto al turismo. Vedremo come deciderà il Parlamento».
Lo stop all'inizio anticipato dell'anno scolastico è stato proposto dal senatore del Pdl Giorgio Rosario Costa, che ha presentato un disegno di legge a palazzo Madama, uno dei più brevi che la storia della legislazione repubblicana ricordi. Il ddl, infatti, è composto di un solo articolo, con appena 16 parole: «Per le scuole di ogni ordine e grado l'anno scolastico ha inizio dopo il 30 settembre». Secondo il senatore le date in vigore oggi «provocano la anticipata chiusura della stagione estiva anche rispetto al ciclo meteorologico, e questo determina per le regioni a vocazione balneare un conseguente accorciamento della stagione turistica, con cadute occupazionali e reddituali».
Lega: proposta inattuabile. «La proposta del Pdl di tornare a scuola il 30 settembre è inattuabile - dice la senatrice della Lega Nord, Irene Aderenti - In quanto la direttiva europea prevede 200 giorni e va rispettata, perché se togliamo i giorni di scuola del mese di settembre si rischia di non rispettare questo minimo. Inoltre, estendere questa proposta a tutto il territorio nazionale significa mettere in difficoltà le famiglie e i lavoratori dipendenti, perché questi, alla fine di agosto, in maggioranza, iniziano il lavoro. E dove mettono i bambini? Oltretutto, le regioni formulano già il calendario regionale delle lezioni, quindi ognuna di esse ha già questo tipo di autonomia di decisione formulandola in base alle problematiche climatiche e turistiche del territorio. E poi ci sono le regioni del nord che hanno temperature, climi diversi e calendari turistici diversi: una provincia come il Trentino preferirebbe avere più vacanze nella stagione invernale. Secondo noi è meglio che ogni regione decida come meglio ritiene e continui a farlo».
«Il ministro Gelmini vuole ancora accorciare il tempo d'insegnamento - dice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd - Come sempre, questa maggioranza è federalista a parole e centralista nei fatti. Da diversi anni la regolamentazione del calendario scolastico è competenza delle Regioni e questa proposta è frutto di nostalgia e non tiene conto delle esigenze, anche turistiche, dei territori. Non si capisce, poi, se vogliono accorciare ulteriormente l'anno scolastico: con i tagli al tempo scuola del governo, già oggi un bambino che entra in prima elementare esce dall'obbligo avendo frequentato due anni di scuola in meno».
Idv: Gelmini come Maria Antonietta. «Il ministro Gelmini è come Maria Antonietta che al popolo affamato diceva di offrire brioches - dice Fabio Evangelisti, vicepresidente del gruppo Idv alla Camera - Il mondo della scuola pubblica è sul lastrico, con i genitori che sono costretti a pagare addirittura la carta igienica, e il ministro si dice favorevole al posticipo dell'anno scolastico. La questione non è se posticipare l'inizio dell'anno scolastico o meno. Il dramma è che molte scuole rischiano di non aprire affatto, per colpa degli indiscriminati tagli alla scuola pubblica messi in atto dal duo Gelmini-Tremonti. Pensare poi di rilanciare il turismo facendo cassa di nuovo sulla scuola è da irresponsabili».

PREMIO BAROCCO PER IL GIORNALISMO: IL VINCITORE E' ENRICO MENTANA

Tratto dal Sito Internet
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Sarà Enrico Mentana il vincitore quest'anno del Premio Barocco per il giornalismo. Lo annuncia la stessa organizzazione del Premio. Il conto alla rovescia è ormai iniziato per la serata finale della 41esima edizione che torna in diretta su RaiUno, lunedì 7 giugno prossimo dal Teatro Italia di Gallipoli
e condotta da uno dei personaggi più rappresentativi della rete ammiraglia in questo periodo, Fabrizio Frizzi.
Con il susseguirsi dei giorni si arricchisce l'elenco di coloro che riceveranno la "Galatea Salentina", il prestigioso riconoscimento del Premio Barocco firmato dallo scultore Egidio Ambrosetti.
Il premio giornalistico
Quest'anno il Premio Barocco per il giornalismo sarà conferito a Enrico Mentana, una delle firme più autorevoli d'Italia che ha segnato indubbiamente la storia del giornalismo nazionale.
Nel corso degli anni recenti, il Premio Barocco ha sempre dato grande lustro ed importanza alla categoria giornalismo, premiando personalità come Enzo Biagi, Bruno Vespa, Vittorio Feltri, Paolo Mieli che hanno segnato indubbiamente la storia di questi lunghi quarantuno anni di storia, di uno dei premi più importanti a livello internazionale.

INTERCETTAZIONI: ABROGAZIONE COMPLETA


25 Maggio 2010
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La loro priorità non cambia. Per Berlusconi e la sua cricca le intercettazioni sono un incubo. Per questo motivo il Governo ha fretta di chiudere la pratica. Già lunedì prossimo il testo sarà all'esame del Senato.
Per ragioni tecniche, etiche e istituzionali noi di Italia dei Valori ribadiamo il fermo contrasto all'ennesima legge criminogena che questo Governo e la sua maggioranza parlamentare si accingono a portare avanti.
Valuteremo con molta attenzione il comportamento del Capo dello Stato in relazione a questo provvedimento. Non lo vogliamo tirare per la giacchetta, non vogliamo renderlo corresponsabile, poiché questa legge criminogena è figlia esclusivamente di questo Governo. Ma certamente ci aspettiamo da cittadini, in difesa della Costituzione e dell'articolo 21, che il Capo dello Stato tenga la schiena dritta, mai come in questo momento.
C'è in ballo un provvedimento criminogeno, inemendabile, da respingere con tutte le forze democratiche possibili.
Proprio per questo l'unico emendamento che presenterà l'Italia dei Valori sarà quello relativo all'abrogazione completa del testo. Ritengo che ogni tentativo che una parte dell'opposizione si accinge a fare di emendare in qualche modo questo provvedimento, si presta a fungere da giustificazione, da contorno, da corollario.
Se questo testo dovesse diventare legge, come Italia dei Valori promuoveremo un referendum accanto a quelli per i quali è già in corso la raccolta firme (legittimo impedimento, acqua e nucleare).
Non sarà difficile raccogliere 500 mila firme, perché la realtà è che il Governo vuole questa legge solo per tutelare alcuni interessi.
Questo Governo e questa maggioranza vogliono questo provvedimento per ragioni specifiche, proprie di alcuni altissimi politici e personalità di quel mondo piduista che gira intorno al presidente del Consiglio.

LUI DOV'ERA?


28 Maggio 2010
Tratto dal Sito Internet
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E’ il caso di dirlo, dopo le dichiarazioni in conferenza stampa per la presentazione della manovra finanziaria possiamo parlare di “governo ladro” nel senso stretto del termine.
Berlusconi trova anche il tempo di sfottere gli italiani dicendo che a Mediaset era “bravissimo a tagliare i costi”. Ma se avesse pagato allo Stato, per le concessioni delle frequenze televisive, un equo 20% del fatturato di Publitalia, invece dell’1% di RTI, oggi sarebbe ancora su una cassetta di legno a vendere pubblicità a Milano 2, come raccontò Mike Bongiorno.
In tredici anni dal, 1996 al 2009, l’Italia ha avuto il Pil positivo ad eccezione dei quattro governi Berlusconi. Se ne torni, quindi, ad amministrare le sue aziende, che sarebbero fallite (come scrisse Montanelli) se non fosse entrato in politica
Il Fondo Monetario Internazionale e Barroso approvano con soddisfazione la manovra, è così che si veste di credibilità il governo, ora che non ne ha più.
L’Europa ormai vede l’Italia come un caso senza speranze ed è completamente disinteressata a come questa voglia rientrare dall’immenso debito pubblico accumulato. L'importante è che paghi.
Saranno gli italiani a “vedersela con Berlusconi”, avrà pensato Barroso. Nei suoi panni la penserei alla stessa maniera.
Ora, però, tocca a noi italiani vedercela con queste piattole sociali che ci stanno succhiando pure l’ultima stilla di sangue.
“Abbiamo vissuto per anni oltre le nostre possibilità” - detto da un uomo immerso nei processi fino al collo per corruzione ed evasione, detto dall’uomo più ricco d’Italia e divenuto tale navigando nel mare magnum del conflitto di interessi, detto dall’uomo che ha governato per quattro legislature - è un insulto all’intelligenza degli italiani.
Berlusconi ha mentito sulla crisi per anni. Le sue parole di mercoledì, raffrontate a quelle dei mesi passati, sembrano il frutto di una demenza senile.
Ha già dimenticato che per ben due anni, a reti unificate, ha colpevolizzato i cittadini di vittimismo e le opposizioni di disfattismo, occultando la crisi e impedendo così che l’Italia si preparasse all’onda d’urto che ora la sta travolgendo.
Lui parlava di lodo Alfano mentre le fabbriche chiudevano, e gli imprenditori onesti espatriavano.
Berlusconi e Tremonti, adesso, chiedono sacrifici con un piano privo di prospettive per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Tagliano le province (eccetto quelle padane) ma non le eliminano. Pensano ad una leggera riduzione degli stipendi, ma non dimezzano i parlamentari. Non toccano le pensioni ma non ti mandano in pensione, anche se loro la maturano dopo 2 anni. Riducono l’Irap per chi investe al meridione pur sapendo che i soldi non ci sono e che nessuno dall’estero verrà ad investire in Italia se non la criminalità organizzata.
Il piano del governo taglia e non rilancia, è una spirale che trascinerà il Paese verso il fallimento. Gli italiani, gli imprenditori, i lavoratori (quelli rimasti), i pensionati devono diffidare di questo trasformismo del Presidente del Consiglio, frutto della disperazione di chi, ormai braccato, vuol giocare l’ultima carta.
Il governo non può gestire la crisi poiché è parte fondamentale della crisi stessa, avendo creato un buco di 100 miliardi di debito pubblico nel solo 2009. Soldi spesi proprio da chi oggi colpevolizza gli italiani di aver vissuto oltre le proprie possibilità.
E’ come se il titolare di un’azienda accusasse i propri dipendenti di essere la causa di una gestione spregiudicata delle proprie risorse.
Il 12 giugno saremo a Roma per lo sciopero del pubblico impiego indetto dalla Cgil. Ci saremo per protestare contro questa manovra, in larga parte iniqua, ma anche per diffondere una proposta concreta e alternativa con un piano di austerity e di rilancio dell’economia.

MANOVRA: COLPITI I PIU' DEBOLI, VINCONO GLI EVASORI


26 Maggio 2010
Di Maurizio Zipponi
Tratto dal Sito Internet
www.italiadeivalori.antoniodipietro.com
Berlusconi sta tagliando il ramo su cui è seduto il Paese. Per l’Italia dei Valori, infatti, appare chiaro chi, con questa manovra, pagherà ancora una volta il grave ritardo con cui il governo italiano ha preso atto dell’enorme crisi che ha investito il Paese.
L’esecutivo ha previsto il congelamento degli stipendi del pubblico impiego, 6 mesi in più di lavoro per 20 milioni di italiani, questo è in concreto il risultato del rinvio delle finestre del pensionamento. Per quanto riguarda le donne che lavorano nel pubblico impiego e nel settore privato è ancor peggio. La manovra inoltre prevede il congelamento degli organici degli insegnanti di sostegno. Questa sono solo alcune delle gravi misure che colpiscono 14 milioni di pensionati e 20 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati.
Il governo non ha fatto niente per sostenere i consumi delle famiglie e per le piccole e medie imprese, gli artigiani, i lavoratori in cassa integrazione o mobilità, i precari. Non esiste alcun sostegno all’innovazione, alla ricerca, all’Università, alle imprese che investono e assumono lavoratori a tempo indeterminato. Né sono contemplati interventi strutturali per sostenere l’economia reale.
Il ministro della ‘Disoccupazione’, Maurizio Sacconi aumenta la precarietà, il ministro dell’’ignoranza’, Maria Stella Gelmini, caccia gli insegnanti, l’ex ministro degli ‘affari-propri’ Claudio Scajola, in questi due anni ha continuamente proposto il fantasma di nuove centrali nucleari che non si faranno mai mentre il ministro della ‘malattia’, Ferruccio Fazio propone tagli draconiani alle regioni creando conseguenze enormi sulla salute dei cittadini.
Dal nord al sud tutti vengono colpiti tranne gli evasori, i lobbisti, le centrali finanziarie e industriali e quel 26% di economia sommersa che impedisce all’Italia di diventare un Paese civile. Sono sempre quest’ultimi a vincere e ad essere tutelati da Berlusconi.
Per queste ragioni, l’Italia dei Valori auspica, propone e favorisce una reazione generale e collettiva del Paese sano, che non ne può più di un governo che ha mentito, che mente e che svuota le tasche dei lavoratori, dei precari, dei pensionati, delle piccole e medie imprese, degli artigiani.