lunedì 27 luglio 2009

DIFFERENZA TRA UN ULTIMATUM E UN CONDONO


24 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.antoniodipietro.it
Ci risiamo. Una nuova fiducia sul maxi emendamento per il pacchetto anti-crisi, che definirei il condono per mafia, camorra e famiglie straricche d'Italia che hanno evaso miliardi e miliardi depositandoli tra Svizzera, Kaiman e Lussemburgo. Il riciclaggio sarà utilizzato dallo Stato per ricostruire L'Aquila e per finanziare con titoli società filo-governative. I soldi saranno “prestati” allo Stato che pagherà per averli, quindi non solo verranno condonati mafiosi ed evasori, ma verranno anche remunerati dagli interessi sul capitale. A remunerarli saranno i cittadini con il debito pubblico, non il governo.
Per sedare gli ignari elettori il governo ha giustificato il condono facendosi scudo di aver emulato una manovra compiuta da altri Paesi e per essere più credibile, visto che l'Italia non lo è, ha speso il nome di Barak Obama dicendo: “anche Obama lo ha fatto”. Falso. Obama non ha fatto un condono, è andato da UBS e gli ha chiesto la lista degli evasori. A chi farà rientrare capitali esteri farà pagare tasse e interessi arretrati, ed il rimpatrio delle somme non sarà anonimo come in Italia, ma con tanto di nome e cognome dell'evasore per poterlo controllare negli anni futuri.
La manovra di Obama è un “ultimatum”, quella di Berlusconi è la truffa di chi da una parte deve incassare qualche spicciolo perché le casse dello Stato sono alla canna del gas, dall'altra deve far rientrare soldi sporchi. Quando hai davanti professionisti della truffa e sei onesto non puoi sederti al tavolo da gioco perché sarai fregato.
Mi sto rivolgendo al Capo dello Stato perché questa maggioranza ha già fatto capire che delle regole della democrazia e del Parlamento, se ne frega altamente.
Pensare di fermare un manipolo di incoscienti in un'aula parlamentare oggi significa mancare di senso politico e della realtà. Se la decisione dipendesse dalla maggioranza, il Parlamento sarebbe sciolto domani, sostituito da un collegio di servi al servizio del Re.
Appellarsi al Capo dello Stato significa tentare l'ultima chance per fermare lo sciagurato operato di questo manipolo, nella speranza, ovviamente, che il Capo dello Stato non resti indifferente.

SPECIALE ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" - L'ENCICLICA SOCIALE DI BENEDETTO XVI° (22.ESIMA PARTE)

16 luglio 2009
Tratto da ZENIT.org
Ecco il testo dell’intervento che monsignor Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, appena nominato dal Santo Padre nuovo Vescovo di Trieste, ha pronunciato mercoledì 15 luglio a Palazzo Montecitorio (sala Berlinguer).
L’incontro con i parlamentari italiani per la presentazione dell’enciclica “Caritas in veritate” è stato organizzato dall’Associazione Persone e Reti.
La Caritas in veritate è la terza enciclica di Benedetto XVI ed è un’enciclica sociale. Essa si inserisce nella tradizione delle encicliche sociali che, nella loro fase moderna, siamo soliti far iniziare con la Rerum novarum di Leone XIII ed arriva dopo 18 anni dall’ultima enciclica sociale, la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. Quasi un ventennio ci separa quindi dall’ultimo grande documento di dottrina sociale. Non che in questo ventennio l’insegnamento sociale dei Pontefici e della Chiesa si sia ritirato in secondo piano. Si pensi per esempio al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, pubblicato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel 2004 o all’enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI che contiene una parte centrale espressamente dedicata alla Dottrina sociale della Chiesa e che io, a suo tempo, ho definito una “piccola enciclica sociale”. Si pensi soprattutto al magistero ordinario di Benedetto XVI, su cui tornerò tra poco. La scrittura di una enciclica, però, assume un valore particolare, rappresenta un sistematico passo in avanti dentro una tradizione che i pontefici assunsero in sé non per spirito di supplenza ma con la precisa convinzione di rispondere così alla loro missione apostolica e con l’intento di garantire alla religione cristiana il “diritto di cittadinanza” nella costruzione della società degli uomini.
Perché una nuova enciclica? Come sappiamo la Dottrina sociale della Chiesa ha una dimensione che permane ed una che muta con i tempi. Essa è l’incontro del Vangelo con i problemi sempre nuovi che l’umanità deve affrontare. Questi ultimi cambiano, ed oggi lo fanno ad una velocità sorprendente. La Chiesa non ha soluzioni tecniche da proporre, come anche la CV ci ricorda, ma ha il dovere di illuminare la storia umana con la luce della verità e il calore dell’amore di Gesù Cristo, ben sapendo che “se il Signore non costruisce la casa invano si affannano i costruttori”.
Se ci guardiamo indietro nel tempo e ripercorriamo questi vent’anni che ci separano dalla Centesimus annus ci accorgiamo che grandi cambiamenti sono avvenuti nella società degli uomini.
1 - Le ideologie politiche che avevano caratterizzato l’epoca precedente al 1989 sembrano aver perso di virulenza, sostituite però dalla nuova ideologia della tecnica. In questi venti anni le possibilità di intervento della tecnica nella stessa identità della persona si sono purtroppo sposate con un riduzionismo delle possibilità conoscitive della ragione su cui Benedetto XVI sta impostando da tempo un lungo insegnamento. Questo scostamento tra capacità operative, che ormai riguardano la vita stessa, e quadro di senso che si assottiglia sempre di più è tra le preoccupazioni più vive dell’umanità di oggi e per questo la CV lo ha affrontato. Se nel vecchio mondo dei blocchi politici contrapposti la tecnica era asservita all’ideologia politica ora, che i blocchi non ci sono più e il panorama geopolitico è di gran lunga cambiato, la tecnica tende a liberarsi da ogni ipoteca. L’ideologia della tecnica tende a nutrire questo suo arbitrio con la cultura del relativismo, alimentandola a sua volta. L’arbitrio della tecnica è uno dei massimi problemi del mondo di oggi, come emerge in maniera evidente dalla CV.
2 - Un secondo elemento distingue l’epoca attuale da quella di venti anni fa: l’accentuazione dei fenomeni di globalizzazione determinati da un lato dalla fine dei blocchi contrapposti e dall’altro dalla rete informatica e telematica mondiale. Iniziati nei primi anni Novanta del secolo scorso, questi due fenomeni hanno prodotto cambiamenti fondamentali in tutti gli aspetti della vita economica, sociale e politica. La Centesimus annus accennava al fenomeno, la CV lo affronta organicamente. L’enciclica analizza la globalizzazione non in un solo punto ma in tutto il testo, essendo questo un fenomeno, come oggi si dice, “trasversale”: economia e finanza, ambiente e famiglia, culture e religioni, migrazioni e tutela dei diritti dei lavoratori, tutti questi elementi, ed altri ancora, ne sono influenzati.
3 - Un terzo elemento di cambiamento riguarda le religioni. Molti osservatori notano che in questo ventennio, pure a seguito della fine dei blocchi politici contrapposti, le religioni sono tornate alla ribalta della scena pubblica mondiale. A questo fenomeno, spesso contraddittorio e da decifrare con attenzione, si contrappone un laicismo militante e talvolta esasperato che tende ad estromettere la religione dalla sfera pubblica. Ne discendono conseguenze negative e spesso disastrose per il bene comune. La CV affronta il problema in più punti e lo vede come un capitolo molto importante per garantire all’umanità uno sviluppo degno dell’uomo.
4 - Un quarto ed ultimo cambiamento su cui voglio soffermarmi è l’emergenza di alcuni grandi paesi da una situazione di arretratezza, che sta mutando notevolmente gli equilibri geopolitici mondiali. La funzionalità degli organismi internazionali, il problema delle risorse energetiche, nuove forme di colonialismo e di sfruttamento sono anche collegate con questo fenomeno, positivo in sé ma dirompente e che abbisogna di essere bene indirizzato. Torna qui, impellente, il problema della governance internazionale.
Queste quattro grandi novità accadute nel ventennio che ci separa dall’ultima enciclica sociale, novità rilevanti che hanno cambiato in profondità le dinamiche sociali mondiali, basterebbero da sole a motivare la scrittura di una nuova enciclica sociale. All’origine della CV c’è però un altro motivo che non vorrei venisse dimenticato. Inizialmente la CV era stata pensata dal Santo Padre come una commemorazione dei 40 anni della Populorum progressio di Paolo VI. La redazione della CV ha richiesto più tempo e quindi la data del quarantennio della Populorum progressio - il 2007 - è stato superato. Ma questo non elimina l’importante collegamento con l’enciclica paolina, evidente già dal fatto che la CV viene detta una enciclica “sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità”. Evidente poi per il primo capitolo dell’enciclica, dedicato proprio a riprendere la Populorum progressio, a rileggerne l’insegnamento dentro il magistero complessivo di Paolo VI. Il tema della CV non è lo “sviluppo dei popoli”, ma è “lo sviluppo umano integrale”, senza che questo comporti una trascuratezza del primo. Si può dire quindi che la prospettiva della Populorum progressio venga allargata, in continuità con le sue profonde dinamiche. Alla Populorum progressio viene conferito lo stesso onore dato alla Rerum novarum: venire periodicamente ricordata e commentata. Essa è quindi la nuova Rerum novarum della famiglia umana globalizzata.
All’interno di questo umanesimo integrale la CV parla anche della attuale crisi economica e finanziaria. La stampa si è dimostrata interessata soprattutto a questo aspetto e i giornali si sono chiesti cosa avrebbe detto la nuova enciclica sulla crisi in atto. Vorrei dire che il tema centrale dell’enciclica non è questo, però la CV non si è sottratta alla problematica. L’ha affrontata non in senso tecnico ma valutandola alla luce dei principi di riflessione e dei criteri di giudizio della Dottrina sociale della Chiesa e all’interno di una visione più generale dell’economia, dei suoi fini e della responsabilità dei suoi attori. La crisi in atto mette in evidenza, secondo la CV, che la necessità di ripensare anche il modello economico cosiddetto “occidentale” richiesta dalla Centesimus annus circa venti anni fa non è stato attuato fino in fondo. Dice questo, però, dopo aver chiarito che il problema dello sviluppo si è fatto policentrico e il quadro delle responsabilità, dei meriti e delle colpe, si è molto articolato. Secondo la CV, «La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammi­no, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente » (n. 21). Dall’enciclica emerge una visione in positivo, di incoraggiamento all’umanità perché possa trovare le risorse di verità e di volontà per superare le difficoltà. Non un incoraggiamento sentimentale, dato che nella CV vengono individuati con lucidità e preoccupazione tutti i principali problemi del sottosviluppo di vaste aree del pianeta. Ma un incoraggiamento fondato, consapevole e realistico perché nel mondo sono all’opera molti protagonisti ed attori di verità e di amore e perché il Dio che è Verità e Amore è sempre all’opera nella storia umana.
Nel titolo della CV appaiono i due termini fondamentali del magistero di Benedetto XVI, appunto la Carità e l’Amore. Questi due termini hanno segnato tutto il suo magistero in questi anni di pontificato in quanto rappresentano l’essenza stessa della rivelazione cristiana. Essi, nella loro connessione, sono il motivo fondamentale della dimensione storica e pubblica del cristianesimo, sono all’origine quindi della Dottrina sociale della Chiesa. Infatti «Per questo stretto collegamento con la veri­tà, la carità può essere riconosciuta come espres­sione autentica di umanità e come elemento di fondamentale importanza nelle relazioni umane, anche di natura pubblica. Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta» (n. 3).
La Caritas in veritate è destinata a parlarci a lungo ed a lungo noi dovremo parlare di essa. Dopo circa venti anni dalla Centesimus annus di Giovanni Paolo II, la Chiesa riprende ancora in mano il bandolo della matassa della costruzione del mondo e trasforma la questione sociale nientemeno che nella questione dello “sviluppo umano integrale nella carità e nella verità”. Così facendo la Dottrina sociale della Chiesa viene collocata laddove Chiesa e mondo si incontrano. Il paragrafo 34 dell’enciclica dice con chiarezza che dopo il peccato il mondo non sa costruirsi da solo. La Dottrina sociale, come diceva Giovanni Paolo II, è strumento di salvezza perché è annuncio di Cristo nelle realtà temporali. La Caritas in veritate ribadisce la “pretesa” cristiana: senza di me non potete fare nulla.
Senza la forza della carità e la luce della verità cristiane l’uomo non è capace di tenersi insieme, perde i propri pezzi, si contraddice, si scompone e si decompone. La pretesa cristiana è che solo Gesù Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo e gli permette di “tenersi”, come un tutto. Una lettura della Caritas in veritate da questo punto di vista sarebbe molto interessante. Destra e sinistra, conservazione e progressismo, capitalismo e anticapitalismo, natura e cultura … queste ed altre separazioni e riduzioni vengono completamente sorvolate: la realtà è più di esse e la realtà è data dalla carità e dalla verità. Si pensi alla più frequente delle scomposizioni ideologiche: la separazione dei temi della vita e della famiglia da quelli della giustizia sociale e della pace. Separazione evidentissima, per esempio, nel riduzionismo ecologista o nello sviluppo dei popoli poveri collegato con l’aborto o la pianificazione riproduttiva forzata. L’enciclica dice che tutto ciò va “tenuto insieme”. Si pensi alla frequente interpretazione dello sviluppo solo in termini quantitativi, a fronte di altre cause - qualitative - sia del sottosviluppo che del supersviluppo. L’ideologia della tecnica è il nuovo assolutismo (si veda il capitolo VI) perché separa: se tutti i problemi della persona umana si riducono a problemi psicologici risolvibili da tecnici “esperti” si finisce per non sapere nemmeno più cosa si intenda per sviluppo. L’uomo è unità di corpo e anima. La Caritas in veritate riconsegna allo spirito e alla vita eterna il loro posto nella costruzione della città terrena.
La pretesa cristiana è di riuscire a tenere insieme il tutto. Ma è anche quella di rispondere ad un bisogno, meglio ad una attesa. Anche questo secondo aspetto della pretesa cristiana c’è tutto nella Caritas in veritate. Senza negare i diversi livelli di verità e di competenza, e quindi senza negare anche i propri limiti, la Chiesa sa di annunciare la Parola definitiva e che questa Parola non si aggiunge dall’esterno come un’opinione, ma pretende di essere la risposta alle attese umane. Dio ha così il suo posto nel mondo e la Chiesa un suo “diritto di cittadinanza” . Che Dio abbia un posto nel mondo richiede che il mondo ne abbia bisogno anche per essere mondo, ossia per conseguire i suoi fini naturali, viceversa Dio è superfluo. Utile, magari, ma non indispensabile. Se Dio è solo utile allora il cristianesimo è solo etica. Se, invece, Dio è indispensabile allora la fede purifica la ragione e la carità purifica la giustizia. Purifica significa che le rende effettivamente ragione ed effettivamente carità. Come dire che senza la fede la ragione non riesce ad essere ragione e senza la carità la giustizia non riesce ad essere giustizia.
Non si comprenderà a fondo la Caritas in veritate se ci si soffermerà solo sui singoli capitoli tematici, senza tenere in conto la visione generale. Il tema vero dell’enciclica è il posto di Dio nel mondo. Per questo la Caritas in veritate è anche un bilancio politico e sociale della modernità e dei danni al vero sviluppo provocati dalla incapacità di cogliere ciò che non sia prodotto da noi. Il paragrafo 34 è tra i più belli - e più importanti - dell’enciclica in quanto parla della “stupefacente esperienza del dono”. La modernità, nella sua versione emergente, elimina la possibilità stessa di “ricevere” e di “accogliere” qualcosa di veramente nuovo e che “irrompe” nella nostra vita. Impedisce di cogliere la carità e l’amore che sono sempre quanto non si può prevedere e produrre. Toglie quindi a Dio il suo posto nel mondo, perché Dio è Carità e Amore. Toglie la possibilità di riconoscersi come “fratelli”, perché la vicinanza si può produrre - dice l’enciclica - ma la fraternità no. Qualcuno ha osservato che nell’enciclica si parla più di fraternità che di solidarietà. E’ vero. Non però per eliminare il termine solidarietà, ma per chiarirlo meglio alla luce della fede cristiana. La fraternità richiede un unico Padre e non può essere che un dono. La solidarietà corre il rischio del solidarismo e quindi della orizzontalità etica. Potremmo dire che la fraternità cristiana purifica la solidarietà umana.
Che rapporto c’è tra la prospettiva del dono e quella della libertà e della responsabilità? La Caritas in veritate colloca il tema dello sviluppo in questo ultimo ambito, non quello dei meccanismi ma quello della responsabilità. Questa non nasce da quanto produciamo noi, ma dall’accoglienza di doveri indisponibili. Al contrario la libertà sarebbe arbitraria e la responsabilità irresponsabile. Si legga con attenzione il paragrafo 43 sui diritti e sui doveri. Lì la modernità è purificata, ossia liberata da se stessa per essere più autenticamente se stessa. Da una modernità irresponsabile ad una modernità responsabile. Il sottosviluppo è prodotto. Ed è prodotto meno da carenza di risorse e più da carenza di pensiero e di cuore. Il pensiero e il cuore - se non ridotti ad opinione e a sentimento - ci mettono davanti a quanto ci interpella perché non prodotto da noi. Ci indicano il senso vero dello sviluppo da assumere liberamente e responsabilmente, senza affidarne la realizzazioni solo a burocrazie o a meccanismi.
La grandezza della Caritas in veritate sta nel suo respiro. Senza Dio, si legge nella Conclusione, l’uomo non sa dove andare e non sa nemmeno chi egli sia. Senza Dio l’economia è solo economia, la natura è solo un deposito di materiale, la famiglia solo un contratto, la vita solo una produzione di laboratorio, l’amore solo chimica e lo sviluppo solo una crescita. L’uomo ondeggia tra natura e cultura, ora intendendosi solo come natura ora solo cultura, senza vedere che la cultura è la vocazione della natura, ossia il compimento non arbitrario di quanto essa già attendeva.

SPECIALE ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" - SENZA SVILUPPO UMANO INTEGRALE E' DIFFICILE COMBATTERE LA CORRUZIONE (21.ESIMA PARTE)

Di Alexandre Ribeiro
16 luglio 2009
Tratto da ZENIT.org
“Senza sviluppo umano integrale, cioè senza istruzione, solidarietà, lotta per il bene comune, è davvero molto difficile combattere la corruzione”, afferma il professore brasiliano Francisco Borba Ribeiro Neto.
Coordinatore di progetti del Nucleo Fede e Cultura della Pontificia Università Cattolica (PUC) di San Paolo (Brasile), il professor Neto ha commentato con ZENIT la terza Enciclica di Benedetto XVI,
Caritas in Veritate.
Il docente ha spiegato che l'Enciclica papale favorisce la comprensione del vero umanesimo, il cui riscatto “è un ideale permanente nella società attuale”.
“L'uomo contemporaneo ha una profonda necessità di un modo di essere, di agire nel mondo economico, di fare politica, in cui possa vedere riflessa la sua umanità - ha osservato -. Ad ogni modo la persona, per scoprire la sua umanità in modo libero e positivo, ha bisogno di affrontare i suoi limiti esistenziali - che la Chiesa chiama 'peccato originale' - e di fare l'esperienza di essere amato in modo gratuito”.
“Senza la consapevolezza del limite e l'esperienza dell'amore non c'è vero umanesimo”, ha aggiunto.
Nel mondo attuale, ha sottolineato il professor Neto, la cultura cerca tuttavia di “eliminare la consapevolezza del limite umano, allontanando fino a nascondere le esperienze di morte e di sofferenza, cercando di usare la tecnica come uno strumento che elimina la necessità dell'impegno etico e dell'impegno responsabile della libertà”.
Parallelamente, “l'amore viene ridotto al sentimentalismo e all'intimismo, racchiuso nella vita privata, e gli viene quasi proibito di avere un'autentica espressione pubblica”.
L'Enciclica del Papa, spiega Neto, “spezza questa gabbia di illusione in cui la cultura postmoderna ha rinchiuso l'umanesimo, ricollocando al centro della vita economica, politica e sociale la questione dell'etica, della libertà e della responsabilità umana, e riproponendo l'amore gratuito che Dio dà al mondo, soprattutto attraverso Cristo”.
“Senza la centralità dell'amore di Cristo, del dono gratuito di Dio all'uomo, la nostra sete d'amore non si placherebbe mai e noi stessi non potremmo mai accettare pienamente la nostra libertà, perché accettarla implica accettare anche i nostri limiti - e l'uomo, se non è amato e perdonato, ha paura dei suoi limiti”.
Lo sviluppo umano
Nel testo di Benedetto XVI, ha proseguito il docente, lo sviluppo umano “è un processo 'integrale', cioè raggiunge tutti gli uomini e tutto l'uomo”.
Ciò implica in primo luogo la sua universalizzazione, perché “non si può pensare a uno sviluppo integrale in cui esistano profonde disparità sociali tra ricchi e poveri, in cui esista esclusione - sia all'interno di una Nazione che nello scenario internazionale”.
Allo stesso modo, si coinvolge anche l'uomo nella sua totalità, ovvero in tutte le dimensioni del vivere umano: materiale, sociale, affettiva, culturale, spirituale.
Per questo motivo, “la nuova sintesi umanistica che il Papa propone implica anche un atteggiamento più adeguato in relazione ai suoi obiettivi di vita e al suo impegno verso quanti soffrono”.
Tra gli aspetti che più l'hanno colpito dell'Enciclica, Neto ha sottolineato “la relazione tra etica e solidarietà”, per “le sue implicazioni politiche”.
“Gli scandali relativi alla corruzione nella vita politica brasiliana occupano sempre le pagine dei giornali - ha ricordato -, ma poche volte ci rendiamo conto del fatto che, dietro la permanenza di queste condotte politiche antietiche, esiste una società che non ha sperimentato uno 'sviluppo integrale' e che per questo ha difficoltà a eleggere politici etici”.
A suo avviso, “si tratta di capire che, senza sviluppo umano integrale, cioè senza istruzione, solidarietà, lotta per il bene comune, è davvero molto difficile combattere la corruzione - perché il peccato è in tutti noi e solo una vita solidale e una ragione capace di analizzare e discernere chiaramente ciò che è meglio ci possono aiutare a superare l'inclinazione al male che tende sempre ad apparire nella società”.

sabato 25 luglio 2009

UN DOMANDONE PER I "DEMOCRATICI PER MELISSANO" E PER I "NUOVI DEMOCRATICI" (CAMBIANDO GLI ADDENDI IL RISULTATO NON CAMBIA...)

QUALCUNO SA DIRMI
COME MAI TUTTI I SINDACI
CANDIDATI ALLE PROVINCIALI 2009
HANNO RADDOPPIATO I LORO VOTI MENTRE
IL SOLO A DIMEZZARLI
E' STATO IL SINDACO MELISSANESE,
RAG. ROBERTO FALCONIERI?

ECCO IL MEGA-MANIFESTO CONTRO IL SINDACO ROBERTO FALCONIERI FIRMATO "ANTONELLA TENUZZO", SEGRETARIA DEL PD MELISSANESE







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E' SCONTRO FALCONIERI-TENUZZO - NERVI TESI NEL PD A MOTIVO DELLA "GUERRA DEI MANIFESTI"

Di Daniele Greco
Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno-Lecce"
del 23 Luglio 2009
I militanti del Pd vivono da separati in casa e ora scoppia la «guerra» di manifesti in paese.
Il sindaco Roberto Falconieri (ex Margherita) guida il Comune con l’appoggio di una maggioranza d’area ed il segretario della sezione cittadina Antonella Tenuzzo, a suo tempo eletta con la lista governativa, ora è passata all’opposizione.
Tra i due gruppi (quello che fa capo al sindaco ed il Pd «ufficiale») da qualche tempo volano parole grosse, e la situazione è precipitata dopo che Falconieri ha fallito la riconferma a a consigliere provinciale. Gli animi si sono così surriscaldati ed il malcontento è sfociato sulle plance e sulle bacheche comunali.
Dapprima il Pd aveva chiesto le dimissioni del primo cittadino, per liberare Melissano «dal malgoverno degli ultimi anni», quindi sindaco e maggioranza si erano rivolti alla segretaria del partito Antonella Tenuzzo sostenendo che «questa donna è politicamente disonesta, falsa ed in malafede» e che «il suo gruppo occupa abusivamente il circolo melissanese».
La Tenuzzo ha risposto per le rime e l’altro giorno ha espresso la sua posizione in un lunghissimo, ennesimo manifesto. «Io sono politicamente “immacolata” e non ho scheletri nell’armadio - scrive - ed i ruoli che ricopro di segretario del Pd e di consigliere comunale sono legittimati dal consenso popolare e non sono stati usurpati a nessuno. Ho deciso di passare all’opposizione - conclude Antonella Tenuzzo rivolgendosi direttamente a Falconieri - per non essere complice incolpevole del tuo malgoverno politico-amministrativo, e per non dover rispondere un giorno in prima persona delle tue malefatte».

PUBBLICATO IL NUOVO NUMERO DE "LA CONTEA" - ECCO GLI ARTICOLI CHE RIGUARDANO MELISSANO



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MINACCE ALL'ON. PIERFELICE ZAZZERA (IDV): "E' IL SEGNO CHE IL NOSTRO LAVORO CENTRA L'OBIETTIVO"

Tratto dal Sito Internet
www.puglia.antoniodipietro.it
Comunicato del 24 Luglio 2009
"Ieri alle 12.45 ho ricevuto un sms di minacce: Tu e Cagnazzo farete una brutta fine. Statti a vedere Zazzera". A dichiararlo è l'on. Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale dell'Italia dei Valori Puglia, stamane in conferenza stampa.
"Non ci fermeranno, anzi ci spingonno a continuare il nostro lavoro politico specie nell'appoggio ai magistrati baresi a cui diciamo ancora - continua Zazzera - di andare avanti sino in fondo, senza guardare in faccia a nessuno.
La trasversalità politica del sistema di corruzione è la vera questione morale in Puglia".

GESTIONE DEGLI INTERVENTI DA EFFETTUARE IN MATERIA DI DIVIETO DI UTILIZZO E DI DETENZIONE DI ESCHE O DI BOCCONI AVVELENATI

Tratto dal Sito Internet
www.prefettura.it
In ottemperanza all'art. 4. dell'Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali datata 18.12.2008 recante "Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati" pubblicata nella G.U.R.I. n.13 del 17.1.2009, è stato costituito presso questa Prefettura il Tavolo Provinciale di Coordinamento composto da Provincia, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Provincia, Servizi Veterinari della ASL ed Istituto Zooprofilattico Sperimentale.
Nel corso della riunione di insediamento tenutasi in data 22.7.2009 presso l'ufficio scrivente sono state individuate le possibili iniziative da avviare per far fronte al fenomeno dell' uccisione degli animali mediante esche avvelenate o sostanze nocive, tenuto conto che la presenza di veleni e sostanze tossiche costituisce un grave rischio per la salute dell'uomo, degli animali e per l'ambiente.
I componenti del Tavolo di Coordinamento ed in particolare i rappresentanti dei Servizi Veterinari della ASL locale e dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale sono a disposizione per ogni utile attività di supporto nella materia considerata.
Pubblicato il 23/07/2009

IL PARTITONE UNICO


23 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.antoniodipietro.it
Il Presidente della Repubblica non mi ha ancora risposto. Spero che lo faccia, anche se non mi illudo. In compenso il partitone unico Pdl-Pd-Udc, che potrei definire la nuova maggioranza assoluta di governo, lo ha fatto.
Per Maurizio Lupi, uno dei tanti portavoce di Silvio Berlusconi, “Ormai siamo al delirio di onnipotenza” riferendosi al sottoscritto, espressione che mi fa sorridere pensando al partito di Trimalcione.
L'Udc, Unione di Cuffaro, coglie la palla al balzo per invitare il Pd, per bocca del suo vice Pier Ferdinando Casini, ad “abbandonare Di Pietro”e a “liberarsi del grillismo”, ignorando completamente che il Pd non si regge sul voto di scambio siciliano, ma su un’ampia base di elettori che condividono le battaglie di chi si oppone a questa classe politica di Ayatollah.
Per finire, non poteva mancare dal coro la voce del Pd, cosiddetto “l’alleato”, che per bocca di Antonello Soro e Anna Finocchiaro, tuonano: "Di Pietro non mostra ritegno nel destabilizzare le istituzioni al fine di lucrare vantaggi politici”.
Mi chiedo allora: sono per caso gli stessi vantaggi politici delle manifestazioni di piazza Navona?
Gli stessi vantaggi di piazza Farnese?
Gli stessi vantaggi della raccolta firme per il referendum contro il Lodo Alfano?
Gli stessi vantaggi del NO al bavaglio alle intercettazioni?Gli stessi vantaggi che ci hanno fatto votare contro l’indulto?
Gli stessi vantaggi che muovono le nostre interrogazioni parlamentari sul conflitto di interessi di Silvio Berlusconi?
Gli stessi vantaggi che non ci fanno candidare condannati al Parlamento?
Gli stessi vantaggi che ci hanno fatto rifiutare la spartizione delle poltrone della Rai?
Gli stessi vantaggi che ci hanno fatto firmare ai due VDay di Beppe Grillo per un Parlamento Pulito e l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria?
Ma questa, cari Ayatollah del Pd, si chiama opposizione, ed è l’unica che il popolo italiano ha visto negli ultimi dieci anni.
Mi chiedo ogni giorno quale sia l’obiettivo dei partiti politici in Parlamento oggi: governare per conto dei cittadini o isolare chi li rappresenta? E ancora: cosa sarebbero Montecitorio e Palazzo Madama senza l'Italia dei Valori? La risposta è semplice: un coro monocorda di Silvio Berlusconi a garanzia di un’armoniosa democrazia dittatoriale.

IL NUOVO MOSTRO: LARAISET

21 Luglio 2009
Di Pancho Pardi

Tratto dal Sito Internet
www.italiadeivalori.it

Avremmo dovuto capirlo nel 2006 quale sarebbe stata l'evoluzione del conflitto di interessi, quando il governo Berlusconi finanziò con fondi pubblici l'acquisto di decoder (di produzione della Solaris, proprietario del fratello Paolo) per la diffusione del digitale terrestre.
All'alba dello spegnimento del sistema televisivo analogico, il presidente del consiglio non ha più remore: il digitale terrestre è diventato terreno di conquista dell'etere con l'obiettivo di annichilire la concorrenza, rappresentata non più dalla Rai ormai piegata da anni di corrosione negli acidi berlusconiani, ma da Sky, azienda di Rupert Murdoch, magnate del satellitare.
Archiviati i manierismi, si è arrivati alla prima bordata a novembre quando il primo pacchetto anticrisi del governo ha imposto l'aumento dell'Iva al 20% per le tv satellitari, proprio quando il governo Brown, per arginare la crisi, la diminuiva. A settembre sarebbe previsto un secondo intervento del governo a favore di Mediaset, per risollevare le sorti dell'azienda proprio lì dove risulta da tempo carente: un provvedimento del Viceministro Romani che diminuisca il tetto pubblicitario per le tv con canone (Rai) o abbonamento (Sky). Questo è solo l'inizio.
Infatti, la vera genialità del pubblicitario che alberga nel premier si esprime nella neonata Tivùsat.
Si tratta di una nuova cordata che nasce dall'unione di Rai (48%) Mediaset (48%) e Telecom media (La7) (4%) che ha come obiettivo la conquista del mercato satellitare. C'è da riflettere: quelli che nel mercato della tv analogica sono concorrenti, si uniscono per dominare un nuovo mercato con l'intento - nemmeno tanto celato - di affondare Sky.
A margine della nascita del "mostro digitale" c'è la trattativa Rai-Sky, per definire la permanenza o l'uscita della Rai dal pacchetto Sky, contravvenendo peraltro al principio della neutralità tecnologica, per cui i canali pubblici dovrebbero essere presenti in chiaro in ogni settore.
Quello che stiamo vendendo nascere è un conflitto di interessi all'ennesima potenza: una piattaforma satellitare dominata dal padrone di Mediaset, Presidente del Consiglio e controllore dell'emittente pubblica.
Inutile chiedersi dove finiranno la libertà di stampa e di espressione, la garanzia del pluralismo dell'informazione. Tutto schiacciato sotto gli affari privati di Silvio Berlusconi, che ancora una volta utilizza la tv pubblica, stavolta come testa d'ariete, per affossare il concorrente dell'azienda di casa e contemporaneamente assumere il controllo capillare del nuovo panorama digitale dal primo di agosto.Gli indizi a favore della tesi appena esposta sono molteplici. Il direttore di Tivùsat è Alberto Sigismondi, ex direttore dei contenuti digitali di Mediaset.
Davide Bogi, proveniente dal settore Marketing di Mediaset è direttore marketing di Tivù.
L'associazione DGTVi, che ha lo scopo di promuovere la transizione da analogico a digitale, e ha come soci Rai, Mediaset, Telecom, Aeranti Corallo, ha per presidente Andrea Ambrogetti, già Direttore delle relazioni istituzionali Italia Mediaset. Con il digitale terrestre si libererà un corposo numero di frequenze, che potrebbero essere utilizzate per la banda larga, direzione intrapresa da tutta Europa, ma per ora l'Italia ha deciso di non investire in questo senso, dando tutte le frequenze alle sole tv.
A sancirlo è una delibera dell'AGCOM, che destato perplessità nel commissario Nicola D'Angelo, che ha infatti dichiarato all'Espresso: "Io e Sebastiano Sortino siamo stati i soli ad aver votato contro. Siamo contrari perché si stabilisce che ci sarà una gara, non un'asta vera e propria, per assegnare le frequenze liberate, inquadrate in cinque multiplex, e perché potranno parteciparvi solo le tv. Di conseguenza, non resta nessuna frequenza libera per i servizi innovativi in banda larga e si lasciano intatti gli attuali rapporti di forza televisivi, senza spazio per il nuovo". Come se tutto questo non bastasse, l'ultimo atto della vicenda Rete4 - Europa7 si è consumato ai danni di Rai uno, che ha dovuto cedere le proprie frequenze per fare spazio al canale di Di Stefano, che ovviamente non potrà accettare di entrare nel mercato analogico in vista del suo prossimo tramonto. Di fronte al rischio della "strategia della tenaglia" che Berlusconi ha escogitato ai danni di Sky, pensando di poter utilizzare la Rai come se fosse a sua esclusiva disposizione, è stata presentata dal sottoscritto, capogruppo in Vigilanza Rai di Idv, una risoluzione in cui la commissione invia degli "indirizzi" alla Rai.
I punti cardine sono elementari: via i partiti dalla Rai. Via le appendici di Mediaset. No all'utilizzo della Rai per la costruzione di un mostro oligopolista. No agli sprechi per il passaggio al digitale.

FLASH - "BEPPE GRILLO? MAGARI"

Tratto dal Sito Internet
www.antoniodipietro.it
"Grillo non ha i requisiti per iscriversi al Pd, perché ha ispirato e fa parte di un movimento che è contrapposto al Partito democratico" così Maurizio Migliavacca, responsabile organizzativo del Pd ha ribadito oggi il No a Grillo del suo partito. Molti mi hanno scritto chiedendomi di fare entrare Beppe nell’Italia dei Valori “se ci tengo a vederlo in politica”. A costoro rispondo: “Magari fosse, visto che Beppe Grillo fa parte di un movimento democratico che ha moltissime convergenze programmatiche con l’Italia dei Valori”, ergo: “nessun problema a tesserarlo, anche oggi stesso, in qualsiasi circolo sul territorio".
Antonio Di Pietro

MEGLIO LA SCIMITARRA

21 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.antoniodipietro.it

La Costituzione della Repubblica Italiana e' la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano.
Quando fu scritta e approvata nel 1948 la storia d’Italia era fatta da uomini di tutt'altra integrità e da politici di tutt'altra levatura rispetto a quelli che attualmente ci ritroviamo nelle istituzioni. Allora le leggi si scrivevano leggendo la Costituzione per ricalcarne i principi, oggi si consulta per trovare zone d’ombra in cui poter incuneare un decreto porcata che la violi nello spirito, magari salvaguardando la forma.
Pensare all’azzeccagarbugli Niccolò Ghedini che studia la Costituzione per infilarci il Lodo Alfano, la legge sulla sicurezza e quella sulle intercettazioni è uno spettacolo che un’opposizione seria non può tollerare, e l’Italia dei Valori non lo tollera.
Luigi Einaudi non avrebbe mai immaginato un governo come il "Berlusconi IV", né avrebbe firmato e promulgato una legge come il Lodo Alfano.
I giudici della Consulta nel 1955, anno della nascita dell’organismo, non avrebbero mai immaginato di poter cenare con Mario Scelba, allora Presidente del Consiglio, se costui fosse stato interessato qualche mese dopo da un giudizio della Consulta. E se lo avessero fatto, Einaudi, in qualità di Capo dello Stato, si sarebbe sicuramente espresso con toni tutt’altro che concilianti.
La Costituzione va difesa perché è il fondamento della democrazia e ove questa dovesse presentare zone d’ombra, e non è il caso delle leggi sulla sicurezza, sulle intercettazioni e Lodo Alfano, che sono palesemente anticostituzionali, ci si deve affidare non agli azzeccagarbugli di palazzo, ma al senso delle istituzioni e al volere popolare.
Gli italiani vogliono il Lodo Alfano? No.
Hanno dovuto subirlo per decreto. E’ accettabile estenderlo anche a reati compiuti prima del mandato su cui insiste? No.
Gli italiani vorrebbero che a vigilare sulla loro sicurezza siano comuni cittadini, a loro spese e a loro rischio, piuttosto che forze di polizia dello Stato che, comunque, già pagano? No.
Gli italiani vorrebbero eliminare le intercettazioni, come strumento di indagine dei giudici, per lasciar delinquere criminali e politici corrotti? No.
La prova di questo sta nel fatto che coloro che hanno proposto queste leggi non ne hanno parlato in campagna elettorale, salvo poi raggirare i cittadini dopo il voto, così come accadde per l’indulto bipartisan del governo Prodi. Magari il “rotear di scimitarra sarà vano” per ora, ma quando il vento cambierà, e cambierà, non voglio essere tra coloro che avrebbero potuto scegliere tra una piuma ed una spada, ed hanno scelto la piuma.

LUIGI DE MAGISTRIS PRESIDENTE COMMISSIONE BILANCIO EUROPEA


23 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.beppegrillo.it
Luigi de Magistris è stato eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell'Unione Europea. E' la migliore notizia dell'estate. Potrà verificare gli stanziamenti ai diversi Paesi europei, il loro reale utilizzo, colpire le frodi, informare i cittadini italiani attraverso la Rete. Nel
2007 andai a Strasburgo insieme a de Magistris per denunciare lo scandalo dei fondi europei attribuiti all'Italia che finiscono nelle tasche dei partiti, delle lobby e delle mafie. Una cifra pari a nove miliardi di euro ogni anno. Chiesi ai parlamentari presenti di non mandarci più soldi, era come mandarli a Bokassa. Due anni dopo abbiamo ottenuto un risultato formidabile. La persona giusta al posto giusto. E questo grazie a voi, grazie alla Rete. Luigi è il parlamentare europeo con il maggior numero di preferenze, mezzo milione di voti. E questo è stato decisivo per la sua elezione a presidente. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Blog: Luigi de Magistris europarlamentare eletto da indipendente nelle liste di Italia dei Valori, da pochi giorni eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio. Cosa significa ricoprire questo ruolo e cosa comporta?
Luigi de Magistris: E' una grande responsabilità che mi è stata affidata dal Parlamento europeo, è una Commissione formata da 30 parlamentari, si occupa delle modalità con cui vengono spesi i soldi che il Parlamento europeo dà alle varie istituzioni dell'Unione Europea, quindi questo è già importantissimo. Se la Commissione agisce in modo proficuo esercitando in pieno i suoi poteri significa fare controlli sulla trasparenza sulla correttezza della spesa e sulla legalità.
Poi un altro compito importantissimo della Commissione è quello di verificare il lavoro della Banca europea degli investimenti. Un altro punto è il rapporto costo-efficacia in relazione ai fondi europei che vengono destinati ai singoli Stati, quindi verificare per esempio se vale la pena dare determinati soldi agli Stati, se le opere che vengono realizzate hanno una loro efficacia per uno sviluppo complessivo dell'Unione europea.Altro punto fondamentale che tra l'altro rappresenta un elemento di continuità col lavoro svolto come Pubblico Ministero negli anni scorsi è quello del settore delle frodi. Di fatti la Commissione Controllo sul Bilancio si occupa delle frodi europee, ha rapporti infatti con Eurojust, Europol, l'Olaf, la Corte dei conti europea, quindi significa sostanzialmente verificare e controllare sulle frodi che sono avvenute nei Paesi membri e questo è straordinariamente importante perché significa valorizzare gli Stati membri che utilizzano in modo corretto i fondi europei in modo tale da creare sviluppo economico, che sia compatibile con l'ambiente, che crei un'occupazione effettiva e non su base di raccomandazioni e appartenenze varie, e dall'altro lato invece sanzionare in modo rigoroso tutti quegli Stati membri, quelle regioni, quei luoghi laddove c'è sperpero di denaro pubblico che serve solo per arricchire i soliti comitati d'affari, rafforzare la criminalità organizzata, mortificare i territori e assoggettare le popolazioni.
Quindi un ruolo di grande importanza, l'impressione che ho subito avuto è che dipende molto dagli uomini e dalle donne come ogni cosa. Quindi se questa presidenza viene svolta in modo serio, in modo coraggioso, io immediatamente nel primo discorso ho detto subito che la lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata, alle mafie, alle frodi sarà la priorità di questa Commissione che vorrà verificare in modo adeguato in modo incisivo la correttezza di tutte le spese effettuate dalle varie istituzioni europee, dalla Commissione europea a tutti gli altri luoghi istituzionali.
Blog: E' già stato possibile individuare a grandi linee il percorso che questi fondi o parte di questi fondi compiono da Bruxelles o da Strasburgo verso le regioni italiane?
L.d.M.: La Commissione si è costituita l'altro giorno quindi siamo assolutamente all'inizio dei lavori, c'è stata una prima riunione molto importante in cui si è deciso in che modo operare nella linea che sto indicando io adesso, cioè quello di voler esercitare in modo pieno i propri poteri, verificare la trasparenza, la correttezza, la legalità, il contrasto alle frodi.
Su questo inizieremo a lavorare subito io già da agosto lavorerò su questo, a settembre avremo le prime riunioni ed io poi da un punto di vista del ruolo del presidente avrò una serie di contatti con i massimi vertici delle istituzioni europee proprio per far comprendere subito in che modo la Commissione del controllo sul bilancio vuole operare in questa legislatura.
Blog: Qual è stato il percorso che ha portato alla elezione del tuo ruolo di presidente?
L.d.M.: Penso sia stato fondamentale il risultato elettorale ottenuto. Sono il parlamentare più votato del Parlamento europeo ho preso circa mezzo milione di voti, quindi un riconoscimento democratico e questo lo devo grazie al popolo della Rete, grazie a tutti quegli italiani che vogliono un segnale di cambiamento della politica e questo è il primo passo per costruire quelle fondamenta che porteranno a un nuovo modo di fare politica nel nostro Paese e in Europa.
Blog: L'approccio coi media generalisti c'è stato? C'è interesse da parte delle televisioni e delle radio oppure no.
L.d.M.: C'è un interesse secondo me sufficiente, sta anche a noi far comprendere l'importanza del Parlamento Europeo, l'importanza delle istituzioni europee, negli anni scorsi troppo spesso i parlamentari europei sono andati in Europa solamente per fare una passeggiata, sostanzialmente sono diventati famosi per assenteismi vari, invece noi dobbiamo far capire che c'è un'altra Italia, un'Italia che vuole dare un rilancio etico del nostro Paese, che mette la questione morale al primo posto e anzi può dare una svolta, può essere da esempio per gli altri Stati europei e se lavoriamo in questa direzione sono convinto che anche l'interesse dei media sarà sempre maggiore.
C'è il sito internet ufficiale del Parlamento europeo ma io sto facendo un mio blog che partirà fra qualche settimana e dove creerò un canale di comunicazione diretto con il Parlamento europeo e soprattutto nel mio blog si troveranno tutti i lavori e le informazioni di quello che si sta facendo nel Parlamento europeo e nella Commissione Controllo del Bilancio, si troveranno tutte le iniziative intraprese, tutti i passaggi istituzionali più importanti così i cittadini europei ed italiani in particolare, in un'ottica di trasparenza potranno sapere come vengono spesi i fondi pubblici in Italia quali sono le occasioni per tutti i giovani e per tutti gli italiani per poter partecipare ai progetti finanziati dall'Unione Europea.

FLASH - MEGLIO LA SCIMITARRA CHE LA PIUMA

Tratto dal Sito Internet
www.italiadeivalori.it
"Napolitano si era espressamente pronunciato, in occasione di un disegno di legge, sulla necessità di porre un termine alla prassi di provvedimenti eterogenei adesso ci si trova davanti ad un decreto, che più eterogeneo di così non poteva essere, che comprende la riforma delle pensioni, una sanatoria sulle badanti, uno scudo fiscale. Il Capo dello Stato ora cosa farà? Scimitarra o piuma?".
Antonio Borghesi

IL FALO' DEL MATTONE


24 Luglio 2009
Tratto dal Sito Internet
www.beppegrillo.it
La strategia per l'uscita dalla crisi è sempre la stessa: cementificare, cementificare, cementificare. I nuovi
100.000 alloggi in un'Italia già distrutta dal cemento sono un atto di demenza economica, prima ancora che ambientale. Chi guadagna dalla costruzione di immobili in un Paese che sta relegando i suoi spazi verdi sugli Appennini e sulle Alpi? Ovunque case vuote. Se passeggiate in una qualunque grande città vedrete, accanto a nuove costruzioni residenziali che devastano i centri e le periferie, interi palazzi, uffici, alloggi in vendita e in affitto. A che serve costruire ancora e ancora? Il Italia ci sono seconde, terze, quarte case in luoghi (prima) meravigliosi. Case vuote, affittate un mese all'anno, qualche volta neppure quello, dalle persiane chiuse. Edificate ovunque, sulle dune della Sardegna o sui prati dei paesi montani. Qual è il VERO valore economico di queste case?
Il costo ambientale della costruzione di una casa vuota è enorme. Costruire senza una reale necessità abitativa, per pura, e spesso solo presunta, speculazione è un delitto. Il territorio italiano è degli italiani non delle società immobiliari, delle banche che le finanziano con i nostri soldi e delle lobby di governo. Se queste ci guadagnano, i piccoli azionisti delle società immobiliari quotate in Borsa, come ad esempio Risanamento, perdono tutto. Risanamento è un nome spettacolare per un titolo che ha perso il 43,18% nel 2009 e in due anni è passato da 3,6 euro a 0,11. Il titolo vale 34 volte di meno del massimo raggiunto nel 2007. Un nome che sembra suggerito da Tremorti.
Risanamento è un grande gruppo che ha goduto della fiducia della politica e delle banche che gli hanno prestato soldi su soldi. I soldi dei loro clienti. Le stesse banche che negano un fido o un credito a una piccola impresa sono creditrici di una società che ha TRE miliardi di debito e che rischia il fallimento. Quali banche? Unicredit, MPS, IntesaSanPaolo, Banco Popolare.
Il fondatore di Risanamento si chiama Luigi Zunino. Una persona amata dalla politica, impegnata in aree considerate fondamentali per l'EXPO 2015. Responsabile del fallimento dell'area residenziale di Santa Giulia, del "risanamento" dell'ex Falck di Sesto San Giovanni. L'ultimo utile operativo di Risanamento risale al 2005. In Europa le società immobiliari hanno un debito medio pari al 50-65% del patrimonio. Risanamento nel 2008 è arrivata all'85%.
Le banche per non perdere il credito concesso in passato, e per il quale dovrebbero essere cacciati i loro vertici, intendono finanziare con altri 250 milioni di euro Risanamento. E così, milioni e miliardi di nostri risparmi finiscono in fumo. Nel grande falò del mattone. Dov'era la Consob in questi anni? Sapeva dell'esistenza di una società quotata in Borsa chiamata Risanamento? Cardia, dico a lei! La bolla immobiliare scoppierà anche in Italia, è solo questione di tempo, allacciate le cinture.

FLASH - "ALDO BIANZINO"

Tratto dal Sito Internet
www.italiadeivalori.it
Con Antonio Di Pietro abbiamo depositato alla Camera un'
interrogazione scritta al ministro della Giustizia Alfano sul caso Aldo Bianzino. Bianzino è morto in circostanze da chiarire, molto probabilmente un pestaggio delle guardie carcerarie nel carcere di Capanne, dove era stato rinchiuso poichè trovato in possesso, nella sua casa in campagna vicino Pietralunga, di una pianta di marijuana.
Per chi volesse farlo può approfondire la vicenda nell'articolo "Omicidio di Stato" di Beppe Grillo o nel post di ieri nel suo blog che contiene, avverto, un video molto duro.
Antonio Palagiano

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SPECIALE ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" - SENZA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE NON SI ESCE DALLA CRISI (20.ESIMA PARTE)

Riccardo Cascioli commenta l’enciclica
di Antonio Gaspari
13 luglio 2009

Tratto da ZENIT.org
Per uscire dalla crisi economica bisogna far crescere la popolazione, come ha sottolineato Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in Veritate. Condivide quest'opinione Riccardo Cascioli, presidente del CESPAS (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) e direttore del Dipartimento Popolazione, intervistato da ZENIT sulla terza Enciclica papale.
Qual è la sua valutazione dell’Enciclica?
Cascioli: Straordinariamente positiva, perché approfondendo il tema della carità e della verità nella prospettiva economica e sociale affronta alla radice il tema più controverso dei nostri tempi: il significato della presenza umana sulla terra, il suo compito e il suo destino. Mentre in Occidente si assiste da decenni a ideologie che tendono a sfigurare l’uomo (la peggiore delle quali è “l’umanesimo senza Dio”, come ricorda il Papa), in questa Enciclica l’uomo - con la sua dignità e la sua responsabilità - viene rimesso al suo posto, al centro della Creazione. E si dimostra come la questione antropologica non è un problema filosofico; al contrario, è determinante per le vicende economiche e sociali. E’ chiaramente in continuità con il magistero di Benedetto XVI, impegnato a rivalutare la ragione, facoltà che è specifica dell’uomo. Ma è in continuità anche con Giovanni Paolo II, che già nel 1997 aveva detto chiaramente che la battaglia decisiva del Terzo Millennio sarebbe stata proprio intorno all’uomo, vertice della Creazione.
Molto qualificanti e innovativi i punti che toccano la crisi demografica e l’ambiente. Che ne pensa?
Cascioli: E’ fondamentale l’aver detto con molta chiarezza che “considerare l’aumento della popolazione come causa prima del sottosviluppo è scorretto, anche dal punto di vista economico”. E’ un punto decisivo, perché dagli anni ’80 in poi le politiche globali - sotto l’egida delle agenzie ONU - si fondano proprio sul controllo della popolazione, considerata un “fatto negativo” per lo sviluppo e per l’ambiente. E anche a proposito di ambiente, l’Enciclica esplicita e declina nella situazione attuale ciò che è già patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa e che si può riassumere nella frase: la natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio. “Se tale visione viene meno - dice l’Enciclica - l’uomo finisce o per considerare la natura un tabù intoccabile o, al contrario, per abusarne”. In questo modo dipinge esattamente la situazione schizofrenica del mondo occidentale secolarizzato.
L’economista Ettore Gotti Tedeschi sostiene che il Papa meriti il premio Nobel per l’Economia per aver sottolineato la relazione tra la crisi e il crollo della natalità. Qual è il suo parere in proposito?
Cascioli: Credo che abbia perfettamente ragione. C’è davvero una crisi demografica, ed è quella dei Paesi sviluppati che da oltre 40 anni hanno un tasso di fertilità al di sotto del livello di sostituzione. L’Enciclica ci fa capire quanto questo sia il fattore fondamentale della crisi economica attuale. E la risposta non può essere soltanto “tecnica”. Negli ultimi anni abbiamo capito quanto il crollo della natalità incida sul problema delle pensioni, ad esempio, ma questo è soltanto un aspetto di una crisi ben più ampia destinata ad aggravarsi nei prossimi anni. E’ necessario che i Governi - e gli economisti - riflettano su questo aspetto.
Per alcuni decenni le istituzioni internazionali hanno sostenuto che per favorire lo sviluppo bisognava ridurre le nascite. Quali sono stati i risultati di queste politiche?
Cascioli: Ci sono ormai molti Paesi in via di sviluppo il cui tasso di fertilità è sceso al di sotto del livello di sostituzione. E più in generale tutti i Paesi del mondo - salvo rarissime eccezioni - hanno sperimentato un calo drastico delle nascite negli ultimi decenni. Ma nessun Paese è uscito dalla povertà e dal sottosviluppo grazie a queste politiche. Al contrario, sono state dirottate sul controllo delle nascite importanti risorse necessarie per promuovere veri progetti di sviluppo. Inoltre, l’applicazione selvaggia di tali politiche - vedi Cina, India e altri Paesi asiatici - ha provocato grossi squilibri sociali, di cui la mancanza all’appello di cento milioni di femmine è soltanto l’aspetto più eclatante. Non è un caso che questa Enciclica non accolga il concetto di “sviluppo sostenibile”, il cui fondamento è proprio la visione negativa della popolazione. Un aspetto importante perché anche da alcuni ambienti cattolici vengono pressioni per adeguarsi all’ideologia della “sostenibilità”.
Al contrario di quanto sostenuto anche in certi ambienti cattolici, secondo cui per salvare il pianeta bisognerebbe ridurre lo sviluppo e la crescita demografica - da qui le teorie sulla decrescita -, l’Enciclica Caritas in Veritate spiega che lo sviluppo è una ‘vocazione’ da sostenere per il bene comune e che non c’è sviluppo senza crescita demografica. Cosa può dirci in proposito?
Cascioli: Anche qui l’Enciclica fa chiarezza e spazza via tanti conformismi. Lo sviluppo - inteso come sviluppo integrale della persona e dei popoli - è la nostra vocazione di uomini. E a questo dobbiamo tendere. La decrescita non è un valore e neanche l’uscita dall’economia. La vera sfida è cogliere le dimensioni fondamentali dello sviluppo. Non a caso l’Enciclica pone il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa quali condizioni fondamentali per un vero sviluppo. Certi aspetti che ci appaiono deteriori - vedi le condizioni dei lavoratori o dell’ambiente in Paesi in rapido quanto caotico sviluppo - sono in realtà frutto di una concezione che riduce lo sviluppo a crescita economica, con l’uomo ridotto a mero strumento di questa crescita.
Per tornare allo sviluppo, l’Enciclica di Benedetto XVI propone una rivoluzione sociale che passi dalla “solidarietà” al concetto di “fraternità” e coniughi verità e carità. Qual è il suo parere in proposito?
Cascioli: E’ una grande novità su cui è importante riflettere. Il termine solidarietà si accompagna ormai a una visione riduttiva e sentimentale della carità, che l’Enciclica intende rovesciare. E coerentemente dedica un capitolo proprio alla “fraternità”. Mentre la solidarietà mette l’accento sul fare dell’uomo verso gli altri uomini, la fraternità mette l’accento su ciò che riceviamo, perché è il riconoscimento di un unico Padre (senza il quale non potremmo considerarci fratelli). Ancora una volta si sottolinea la vocazione dell’uomo come fattore che determina ogni aspetto anche della vita collettiva.
Per decenni il mondo cattolico è sembrato diviso tra coloro che si dedicano a opere di carità e altri che si occupano più di questioni bioetiche come la difesa della vita e della famiglia. Con questa Enciclica il Pontefice Benedetto XVI sostiene che non c’è carità senza verità e che solo nella verità la carità risplende. Sottolineando così che “senza la verità, la carità viene esclusa dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività”. Che cosa dire in proposito?
Cascioli: La vita è una e non può essere divisa in settori. Ma allo stesso tempo, come in una casa, ci sono le fondamenta, ci sono i muri maestri, quindi i muri divisori, il tetto e gli accessori. Il diritto alla vita e alla libertà religiosa sono le fondamenta: senza le fondamenta anche le case più belle sono destinate a crollare alla prima avversità. La crisi economica attuale ce lo dimostra, ma se non si capisce la lezione la crisi non si fermerà.

SPECIALE ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" - UN DOCUMENTO MORALE, NON POLITICO (19.ESIMA PARTE)

Il Papa fornisce una base etica
per affrontare la crisidi
Di Carl Anderson
8 luglio 2009
Tratto da ZENIT.org
Molto prima che ci fossero una "sinistra" o una "destra" c'era il Vangelo, e molto dopo che queste etichette politiche saranno cadute nell'oblio il Vangelo rimarrà. Alla luce di ciò, è incredibilmente importante che si guardi all'Enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate come a un documento che dovrebbe modellare la nostra prospettiva.
Potremmo riassumere il pensiero del Papa sull'economia in questo modo: ognuno di noi de ve rispondere alla domanda di Cristo "Chi dite che io sia?", e se, con Pietro, rispondiamo "Il Messia", allora questo dovrebbe essere l'asse della nostra vita. La nostra realtà più importante deve essere la verità delle nostre relazioni. In questo modo, possiamo capire come la legge e i profeti possano essere riassunti nei due comandamenti di Cristo: amare totalmente Dio e amare il prossimo come noi stessi. In questo modo possiamo parlare di "caritas in veritate".
Una volta che abbiamo accettato Cristo e questi due comandamenti, non possiamo più porre la domanda di Caino: "Sono forse il guardiano di mio fratello?". Dobbiamo invece capire che il nostro esercizio della libertà non può voler dire accumulare più ricchezza possibile. Piuttosto, tutto ciò che facciamo in libertà deve riflettere quella realtà, e tutte le nostre azioni devono tener conto degli eff etti che possono avere sugli altri. Non abbiamo bisogno di guardare oltre le prime due parole del "Padre nostro", che Papa Benedetto XVI cita alla fine di questo documento, per renderci conto della comune famiglia umana alla quale apparteniamo.
A questo scopo, dovremmo ricordare vari elementi importanti.
In primo luogo dovremmo chiederci non come questa Enciclica convalidi la nostra visione del mondo, ma piuttosto come questa visione dovrebbe cambiare in risposta a questo documento.
I commentatori dovrebbero evitare la tentazione di cercare di analizzare l'Enciclica dal proprio punto di vista o attraverso una lente politica. La tesi del Papa mostra chiaramente che una base etica deve trascendere la politica, e come il documento esprime in modo esplicito le soluzioni tecniche appartengono ai policy makers.
In secondo luogo, il mondo merita un'economia di mercato con una coscienza, come hanno dimostrato lo scorso anno gli eventi dell'ec onomia globale. In un intervento del 1985 Papa Benedetto XVI ha criticato il marxismo perché escludeva Dio e un giusto ruolo umano, e quindi per il fatto di essere troppo "deterministico". Avvertiva che anche le economie di mercato rischiavano di collassare se escludevano o ignoravano a loro volta la componente etica del decision making individuale. Gli avvenimenti recenti hanno sicuramente confermato la sua conclusione, e dunque questa Enciclica e la sua esortazione a un sistema morale sono ancora più irrefutabili.
In terzo luogo, mentre il dibattito in tutto il mondo si concentra sulle soluzioni tecniche alla crisi economica, Papa Benedetto XVI ci chiede di riconsiderare le vere basi del nostro sistema - e di costruire sulla roccia dell'etica piuttosto che sulla sabbia del determinismo.
In quarto luogo, il Papa ci chiama a una realtà economica che deve rispettare la vita di ogni persona - anche della più piccol a e indifesa. Questo è notevole e opportuno, come il fatto che abbia sottolineato il ruolo necessario che deve avere la religione nella sfera pubblica.
Quinto aspetto, questa Enciclica è sia un documento Cattolico che un documento cattolico. Considerarla solo da un punto di vista nazionale sarebbe fuorviante tanto quanto considerarla a livello politico. Si prenda ad esempio l'appello del Papa a una giusta "ridistribuzione". Dubito che qualcuno possa indicare un Paese che non ridistribuisce la ricchezza dei suoi cittadini in qualche modo. Il Papa si chiede se, indipendentemente dal Paese, questo sia fatto in modo corretto. Quanti di noi vivono in Paesi economicamente forti, con uno standard di vita che va ben al di là di ciò che buona parte del mondo può immaginare, devono fermarsi a riflettere su questo. Abbiamo sicuramente la responsabilità di aiutare il nostro prossimo. Possiamo e dovremmo fare di più.
Ma non siamo i soli. E' giusto che un "Presidente" di un Paese di un angolo povero del mondo depositi miliardi di dollari su un conto bancario svizzero mentre il suo popolo vive con un dollaro al giorno? E' giusto che un popolo muoia di fame mentre un'oligarchia diventa sempre più ricca? Tutti hanno il diritto al cibo e ai servizi di base.
Un cristiano deve essere una persona per gli altri. In realtà non solo i cristiani, ma tutte le persone sono chiamate a vivere in questo modo.
Per troppo tempo, troppe persone si sono comportate in modo da essere fedeli solo a se stesse. Abbiamo visto tutti i risultati di un comportamento di questo tipo, e sappiamo che è un modello povero - a livello etico ed economico.
Ora la gente cerca una bussola morale, e sa che Papa Benedetto XVI ne ha una. Ma se una bussola può indicare la via, spetta a noi seguirla.
Carl Anderson è il cavaliere supremo d ei Cavalieri di Colombo e autore di bestseller
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]

SPECIALE ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" - IL CARD. BERTONE PREPARA CON IL PAPA LA PRESENTAZIONE DELL'ENCICLICA (18.ESIMA PARTE)

Illustrerà la "Caritas in veritate"
davanti al Senato italiano
23 luglio 2009
Tratto da ZENIT.org
Il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, presenterà l'Enciclica “Caritas in veritate” al Senato italiano, il prossimo martedì 28 luglio, su invito del Presidente Renato Schifani.
Questo mercoledì il porporato ha rivisto con il Papa alcuni dettagli della sua presentazione nella residenza in Valle d'Aosta dove Benedetto XVI si trova a trascorrere alcuni giorni di riposo.
Il braccio destro del Papa si è trasferito in elicottero fino a Les Combes, che si trova non troppo distante dalla sua città natale, Romano Canavese.
Al centro di questi incontri abituali ci sono le “riflessioni comuni sui problemi riguardanti il governo corrente della Chiesa”, secondo quanto ha spiegato alla Radio Vaticana, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, S.I.
Il sacerdote gesuita ha poi aggiunto che “si tratta quindi di un momento fraterno, piacevole, che si conclude con il pranzo del Cardinale Bertone assieme al Papa”.
Successivamente, il Cardinale si è nuovamente diretto a Romano Canavese per prepararsi a far ritorno a Roma, previsto per giovedì mattina.

martedì 21 luglio 2009

IL SEGRETARIO DEL PD, ANTONELLA TENUZZO RISPONDE CON MEGA-MANIFESTI AL MANIFESTO POLITICAMENTE "ALLA PUTTANESCA" DI FALCO & CORPO DI BALLO

ECCO IL TESTO DEL MANIFESTO
"RAGIONIERE ROBERTO FALCONIERI
Rispondo a titolo personale alle tue eccessive farneticazioni politiche e ai modi poco galanti che adotti nei confronti delle donne. Era mia intenzione non divulgare il motivo che mi ha portato ad abbandonare la tua maggioranza(convinta che i panni sporchi si lavino in famiglia), ma le tue illazioni non mi danno altra scelta.
E' necessario, a questo punto che i melissanesi conoscano la verità.
MA QUALE DISONESTA E FALSA
A differenza di Te sono POLITICAMENTE “IMMACOLATA” E NON HO SCHELETRI NELL'ARMADIO, ed i ruoli di Segretario del PD e di Consigliere Comunale che attualmente ricopro, sono legittimati dal consenso popolare e non sono stati usurpati a nessuno men che meno a Te.
Se avessi avuto i numeri per la carica di segretario del Circolo PD di Melissano, te ne saresti appropriato! Ma e' evidente che non è cosi'.
SULLA QUESTIONE AMMINISTRATIVA PUNTUALIZZO:
sono stata eletta nella LISTA DEMOCRATICI PER MELISSANO contribuendo, con gli altri, alla tua vittoria e non il contrario, tant’è che alle recenti elezioni PROVINCIALI, la tua battuta di arresto è dipesa anche dai fuoriusciti della maggioranza (AntonellaTenuzzo - Stefano Scarcella) che non ti hanno sostenuto.
Ragioniere Falconieri parlo di dati alla mano e non di chiacchiere.
All’indomani della vittoria amministrativa non ho richiesto assessorati, ma non ho apprezzato il metodo allegro e scriteriato (e sono a disposizione per ricordartelo) con il quale sono stati scelti gli assessori, tant’è che il tempo mi ha dato ragione, allorquando hai revocato le deleghe più importanti per assumerle direttamente (forse perché gli assessori risultavano inappropriati?).
Mi sono volutamente allontanata dalla maggioranza quando, mortificando la mia anima critica e sottraendoti ad un leale confronto politico, hai tentato di barattare la mia integrità con “CONTENTINI” che avevano lo scopo di tapparmi la bocca e lasciarti indisturbato nella disastrosa gestione amministrativa.
Ho deciso di passare all'opposizione per non essere complice incolpevole del tuo malgoverno politico-amministrativo e per non dover rispondere un giorno in prima persona delle tue malefatte.
QUESTIONE FARMACIA (a te molto cara)
ho criticato pubblicamente la concessione del 49% ad un PRIVATO della farmacia comunale, in subordine mi sono battuta affinché il PRIVATO fosse un MELISSANESE anzichè un FORESTIERO, convinta che un PAESANO FARMACISTA (e ci sono molti laureati che non hanno lavoro) avrebbe avuto le stesse capacità ed un maggior impatto sociale.
Nonostante le tue DICHIARAZIONI FALSE non ho mai preteso la farmacia ne per me, non avendone titolo, ne per mia cognata in quanto la stessa non ha partecipato al concorso per l'assegnazione (e gli atti lo documentano).
Non credi che se avessi avuto mire sulla farmacia o in qualche altro ambito (come tu vai farneticando) sarebbe stato più giusto per me rimanere in maggioranza? Non avevo certo bisogno di gratifiche come quelle che hai elargito e continui ad elargire ad alcuni dei TUOI per tacitarli e rabbonirli e che sono sotto gli occhi di tutti.
VEDI
la politica non è l'appartenenza ad una casta che si vive fino alla morte, ma è un investitura che deriva dal consenso popolare con metodi democratici e termina quando tale consenso viene meno.
ACCETTA LA TUA SCONFITTA CON DIGNITA',
senza scagliarti nei confronti di chi non condivide le tue idee politico-amministrative
Non puoi accomunarmi a gestioni amministrative passate, non perché io rinneghi le persone del mio gruppo consiliare o del mio partito. ma perchè POLITICAMENTE NASCO NEL 2006.
Tutto ciò che è accaduto in precedenza NON MI APPARTIENE e NON NE RISPONDO.
Rappresento il PRESENTE e non il passato, NON CAMPO di politica che per me è una PASSIONE e PROFESSIONALMENTE faccio altro, e quando hai IMPEDITO con subdoli metodi che appartengono solo a Te di candidarmi (sebbene fossi già in lista) alle elezioni Provinciali per paura di confrontarti democraticamente con la sottoscritta, non hai inciso minimamente sulla mia quotidianità economica sociale e lavorativa mentre non si può dire altrettanto della tua sconfitta (VISTO LE TUE REAZIONI).
Mi aspetterei maggior contegno dialettico da un primo cittadino anche se per te risulta impossibile uniformarti ai tempi moderni del dialogo e del confronto democratico.
Ecco perché Melissano ha bisogno di RINNOVAMENTO.
COME VEDI SI PUO' DISSENTIRE SENZA PER QUESTO INSULTARE ED INFANGARE
Se pensi che i tuoi metodi mi INDURRANDO ad un SUICIDIO POLITICO (come già avvenuto in passato PER ALTRI) commetti un grave errore.
Fin a quando avrò il consenso elettorale mi adopererò perché a Melissano si cambi modo di fare politica.
A MELISSANO IL CENTROSINISTRA E' VINCENTE CON O SENZA IL RAGIONIERE FALCONIERI E I SUOI COMPAGNI DI AVVENTURA CHE HANNO MORTIFICATO E SVILITO LA POLITICA AL RUOLO DI MERCINOMIO.
I TUOI ATTACCHI, LA TUA IRA NEI MIEI CONFRONTI LA SOLIDARIETA' ESPRESSAMI DA ALCUNI COMPONENTI DELLA TUA MAGGIORANZA E DALLA GENTE COMUNE, NON FANNO CHE RAFFORZARMI.
IL TUO DISPREZZO POLITICO NON FA CHE AUMENTARE LE ASPETTATIVE DI CHI CREDE CHE SIA ARRIVATA L'ORA DI PENSIONARTI.
L'ERA FALCONIERI
VOLGE ORMAI AL TERMINE!
ANTONELLA TENUZZO"

GABELLONE: "ECCO LA MIA SQUADRA, MA TENGO L'AMBIENTE"

Resi noti stamani i nomi della giunta
e comunicate le deleghe:
prima novità è la delega all’Ambiente,
che Gabellone tiene per sé.
Molte conferme, con sorpresa in Azzurro Popolare.
Fuori Udeur e Pps
21 Luglio 2009

Tratto dal Sito Internet
www.lecceprima.it
Il parto della giunta Gabellone c’è stato. Lungo, difficile, controverso e con qualche coda polemica, ma alla fine la meta è stata raggiunta. E così il presidente della provincia di Lecce, in una conferenza conclusasi da poco, ha comunicato i dodici nomi che comporranno la sua squadra di governo, con le rispettive deleghe loro assegnate. C’è già un prima importantissima novità: Gabellone tiene per sé la delega sull’Ambiente, con una mossa a sorpresa, ma con la chiara intenzione, dunque, di assumersi in prima persona la responsabilità delle scelte e delle soluzioni alla complessa questione di gestione di un settore, che tra rifiuti e attenzione al paesaggio denota una grande complessità. Insieme alla delega all’ambiente, Gabellone avoca a sé quella della comunicazione istituzionale, l’avvocatura, il controllo ambientale e rifiuti, la Polizia Provinciale. Alcune delle dichiarazioni che il presidente della provincia ha rilasciato sono contenute nel video registrato dalla redazione.
Ecco di seguito tutti gli uomini (questa volta senza il “quasi”) del presidente: la vice di Gabellone, come ampiamente previsto nei giorni scorsi, sarà Simona Manca, coordinatrice provinciale dei circoli “La Città”, che incassa anche la carica di assessore alla Cultura, ai musei, biblioteche e mediateca provinciale; Silvano Macculi ottiene le deleghe ai Servizi finanziari, controlli interni, programmazione economica, sistemi informatici e Innovazione tecnologica, politiche comunitarie, società partecipate; Pasquale Gaetani, in quota ex An, riceve la delega di Gestione e valorizzazione del patrimonio; secondo nome in rosa Marcella Rucco, che riceve la Pubblica Istruzione, le Politiche educative e i Rapporti con l’Università; Pierluigi Pando diventa assessore ai Rapporti istituzionali, agli Affari generali e all’organizzazione del personale; Filomena D’Antini Solero, che completa il tris rosa, riceve le Politiche Sociali e le Pari Opportunità; Francesco Pagella riceve Turismo e Marketing territoriale, Agricoltura e risorse del mare; Ernesto Toma, fittiano doc, è assessore alla Formazione professionale e alle politiche del Lavoro; Pompilio Massimo Como, in quota Puglia prima di tutto, ottiene Gare, appalti ed espropri, strade ed edilizia scolastica, Sport ed impianti sportivi; Luigi Ciccarese, che rappresenta in giunta “Progetto Provincia”, i Trasporti e Mobilità, politiche giovanili; Giovanni Ippazio Stefano riceve le deleghe su Gestione territoriale e politiche dell’energia; Salvatore Perrone di Azzurro Popolare le Attività produttive e le attività venatorie.
Qualche novità, nella composizione della giunta si riscontra immediatamente: fuori dall’esecutivo le componenti politiche dell’Udeur e del Patto per il Salento, mentre la battaglia interna ad Azzurro Popolare tra Stefano Minutello e Salvatore Polimeno è stata vinta dal terzo incomodo Salvatore Perrone, vera sorpresa dell’ultima ora. Bisognerà comprendere cosa accadrà ora ai cosiddetti “nanetti”, ossia ai piccoli partiti della coalizione di centrodestra, che avevano annunciato nelle ultime ore che, qualora fossero stati esclusi dalla squadra di governo e non fosse stato loro riconosciuto un ruolo importante nel risultato elettorale, non avrebbero scartato l’ipotesi di un semplice appoggio esterno alla maggioranza di Gabellone. Si vedrà.
Le reazioni politiche nel centrodestra
Ed iniziano a giungere i primi commenti politici alla nuova giunta Gabellone. Cosimo Gallo, coordinatore provinciale del Pdl ritiene la squadra del presidente “composta da donne e uomini preparati, pronti a portare la provincia di Lecce fuori dall’immobilismo”: “Una squadra forte, nuova, preparata – afferma Gallo - la migliore sintesi tra personalità e professionalità capaci di realizzare il programma di Governo, espressione del consenso popolare e rappresentanza territoriale. Non possiamo che esprimere un plauso al Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, per la scelta dei suoi assessori e per le modalità di confronto e dialogo con cui sono state concluse le trattative con i partiti e i movimenti della maggioranza. La professionalità e l’esperienza dei componenti del nuovo esecutivo è una ventata di rinnovamento dopo anni di immobilismo; la presenza qualificata di tre donne con deleghe importanti, fa piazza pulita delle analisi strumentali dei nostri avversari politici che a Lecce criticano noi mentre a Taranto fanno una Giunta senza neanche una donna e a Bari litigano perché non riescono a garantire la presenza femminile nell’esecutivo cittadino. La squadra di Gabellone darà prova sin da subito di essere concreta e rispettosa degli impegni programmatici assunti con gli elettori”.
Sulla stessa linea d’onda, Saverio Congedo vice coordinatore provinciale del Pdl, che dichiara: “Non posso non esprimere grande soddisfazione per la definizione della Giunta di Centro-destra che, con la guida saggia e competente di Antonio Gabellone, si appresta ad aprire una nuova pagina della storia della Provincia di Lecce, nel segno della cultura della valorizzazione, della concretezza e dello sviluppo. Una Giunta forte e qualificata che è la degna risposta alla fiducia accordataci, pur nelle ben note difficoltà e anomalie della situazione politica locale, dal popolo salentino, e nella quale non posso non salutare con particolare gioia una rilevantissima ed autorevole presenza della Destra, che si consoliderà ulteriormente nei prossimi giorni con altri prestigiosi ruoli. Sono certo che questa compagine sarà in grado di imprimere all’amministrazione Provinciale quella velocizzazione del passo e quel salto di qualità che ne faranno uno strumento trainante della crescita di questa nostra meravigliosa e gloriosa Terra salentina”.
Il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano formula gli auguri “di ottimo lavoro al presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, e ai componenti della nuova Giunta, formata da professionalità a cui sono state assegnate deleghe coerenti con i rispettivi percorsi”.
“Dalla composizione – afferma Mantovano - del primo governo di centrodestra della Provincia di Lecce, all’interno del quale trovano rappresentanza tutte le componenti della coalizione, a testimonianza dell’apprezzabile lavoro di sintesi effettuato dal presidente, è agevole prevedere concretezza nell’affrontare i problemi del territorio”.
Il Vice coordinatore regionale Pdl, Ugo Lisi, puntualizza come la “politica vecchio stampo lasci spazio a una storia nuova”, come nel caso della giunta provinciale di Antonio Gabellone: “Una squadra – spiega Lisi - costituita da persone serie, di grande equilibrio umano e politico e con competenze amministrative già ampiamente dimostrate. È di esempio la presenza in giunta di alcuni ex sindaci e di alcuni ex amministratori comunali. Poi vengono i criteri di scelta, criteri di territorialità e di professionalità degli assessori che a mio parere si sono rivelati preponderanti rispetto ai criteri di suddivisione partitica e di assegnazione numerica, e questo è certamente un segno positivo e un segnale incoraggiante per il futuro del Salento”.
“La giunta provinciale – prosegue Lisi - si mostra giovane e dinamica come giovane e dinamico è il profilo dei singoli assessori che senza dubbio sapranno aiutare il presidente Gabellone nel difficile governo del territorio. Oggi, ad un mese esatto dalle consultazioni elettorali, si forma una squadra di governo audace e responsabile che smentisce di fatto tutte quelle cassandre che volevano in crisi di valutazione il Pdl e il centrodestra, perché la nostra compagine politica non è annegata tra Scilla e Cariddi, come molti presagivano, ma naviga invece a gonfie vele. Mi preme sottolineare, soprattutto, che da questa compagine di governo la componente di Alleanza Nazionale non ne esce mortificata, come veniva pronosticato alla vigilia, bensì esaltata e rappresentata in ogni sua anima. Per il centrosinistra Antonio Gabellone pareva destinato a soccombere già in campagna elettorale ma ci pare che la storia stia raccontando cose un po’ diverse dai soliti libri già scritti da certa politica di vecchio stampo. E questo è un bene per il Salento e per i salentini tutti”.
Aldo Aloisi, presidente del movimento Azzurro Popolare, esprime soddisfazione e anch’egli rivolge gli auguri di buon lavoro alla nuova giunta provinciale: “A poche ore dalla formazione della nuova giunta - dichiara il neo-consigliere regionale - formulo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova squadra, convinto che i talenti in campo sapranno dar lustro nei prossimi cinque anni alla nostra terra. Ringrazio, inoltre, il presidente Gabellone per l’attenzione rivolta al gruppo di Ap ed ai salentini che hanno scommesso sul nostro ambizioso progetto. Il neo-assessore Salvatore Perrone saprà rappresentarli egregiamente nel suo ruolo di titolare delle attività produttive e venatorie, da protagonista nella giovane cabina di regia del governo provinciale. Nei suoi sforzi sarà coadiuvato dall’apporto fattivo dei consiglieri Stefano Minutello e Salvatore Polimeno cui vanno il mio vivo apprezzamento per il successo elettorale e il mio ringraziamento per l’impegno che metteranno nel portare valori, sfide e progetti trai banchi del consiglio provinciale leccese”.
Dà i voti alla giunta, l’assessore al comune di Lecce, Massimo Alfarano, che assegna un “dieci e lode” all’esecutivo di Gabellone, riconoscendo le doti amministrative e umane dei suoi componenti: “Adesso, finalmente – afferma -, dopo anni di attesa, è arrivato il momento di sederci tutti intorno ad un tavolo e programmare il futuro del turismo e dello sport del capoluogo in seno alle prospettive di crescita e di sviluppo di tutto il territorio. Sono certo che da questo momento si aprirà una stagione di collaborazione sinottica e sinergica tra la città di Lecce e l’esecutivo di governo provinciale, soprattutto per quel che riguarda il comparto turistico. Veniamo da 15 anni di governo di Palazzo dei Celestini da parte del centrosinistra nel quale troppo spesso Lecce è stata volontariamente trascurata e penalizzata. Le politiche di coordinamento turistico e di promozione del territorio hanno talvolta ignorato la città di Lecce quasi fosse un elemento estraneo o un ostacolo alla crescita del Salento. Noi invece pensiamo che il capoluogo possa e debba fungere da traino per un sempre maggiore sviluppo delle politiche turistiche non solo di Lecce, ma dell’intero Salento e, da oggi, ho la certezza che con Antonio Gabellone tutto ciò si potrà realizzare”.
Le critiche di Rotundo e di Loredana Capone
Le prime critiche alla nuova squadra provinciale arrivano da Antonio Rotundo, capogruppo di opposizione al comune di Lecce, che parla di “grave errore politico”, sottolineando “la sottovalutazione che ha avuto Gabellone nella formazione della Giunta della città di Lecce”: “Lecce è il capoluogo della provincia – spiega Rotundo - e meritava pertanto ben altra considerazione ed una centralità nella formazione della giunta che non ha avuto. Spiace dover prendere atto che a differenza del centrosinistra che ha sempre valorizzato la nostra città, con l’avvio dell’esperienza di governo del centrodestra Lecce sia stata così pesantemente penalizzata e declassata. In questo modo Lecce è destinata a non avere alcun peso nelle scelte di Palazzo Adorno. Se, come risulta dalle notizie di stampa, Gabellone ha concordato con Fitto le scelte compiute, c’è la prova provata che il Ministro continua a considerare la nostra città solo terra di conquista, utile solo per prendere voti, per poi relegarla ad un ruolo marginale.
L’ex rivale alla competizione provinciale, Loredana Capone, nell’augurare buon lavoro a Gabellone e alla sua squadra di governo, non risparmia qualche critica all’esecutivo sottolineando come “la giunta a dodici rappresenta la prima prova conclamata dell’incapacità di mantenere le promesse fatte agli elettori”: “Nonostante le frasi ad effetto della campagna elettorale che annunciavano il taglio delle spese per evitare sprechi superflui - ricorda Loredana Capone - ecco il Presidente dare invece l’ok ad una squadra che, nei numeri, risulta oltremodo lontana dalle indicazioni che giungono dal governo nazionale, a cui lui stesso e lo stesso Ministro Raffaele Fitto fanno riferimento. Una squadra dove le quote rosa hanno rappresentato un problema da superare anziché un valore aggiunto. Aveva assicurato un numero anche superiore rispetto quello previsto dallo Statuto. Bugia! Con difficoltà è stata garantita la presenza delle donne, nonostante, ne sono convinta, ci siano tante donne nel centrodestra competenti. Perché non osare di più quindi? Avrebbe potuto fare economia, risparmiando in 5 anni quasi un milione di euro”.
Continua Loredana Capone: “Mentre sul tavolo del Consiglio dei Ministri, il 15 Luglio scorso, è stato preso in esame il disegno di legge che detta nuove disposizioni riguardo la semplificazione delle autonomie locali, Gabellone stretto dalle aspirazioni e rivendicazioni dei partiti della sua coalizione, va oltre. La questione ha un peso politico non indifferente: perché mettere più di quanto prevede lo stato? Per una provincia, come la nostra, con più di 700.000 abitanti, spetterebbe una giunta addirittura non superiore a 6. Perché allora la Provincia di Lecce non vuole essere in sintonia con questa azione del governo Berlusconi, perché puntare ancora su dodici assessori se lo stesso Premier traccia la strada da seguire? Non bastavano otto assessori? L’accorpamento delle deleghe poteva garantire più efficienza ed efficacia, oltre che una sostanziale riduzione dei costi. I numeri parlano chiaro secondo il decreto del Ministero dell’Interno n. 119 del 4 Aprile 2000. Mentre una giunta ad 8 peserebbe al mese circa 38.263,29 euro, quella a dodici 54.054. In 5 anni di mandato, Gabellone si prepara a spendere 3.243.263,4 euro quando invece con una giunta a 8 avrebbe sostenuto una spesa di 2.295.797,4, potendo risparmiare la bellezza di 947.472 euro. Risorse che potevano essere utilizzate in settori nevralgici e centrali per lo sviluppo del territorio come il turismo, infrastrutture, trasporti. Altro che immobilismo della passata amministrazione. Auguro al neonato governo Gabellone buon lavoro, anche se avrà molto da recuperare per i ritardi maturati fin qui per la totale inattività politica di una giunta nata tra le difficoltà”.
La Redazione